Il Tirreno

Empoli

Ecco come nel 1928 l’Accademia riuscì a restaurare il teatro

Il Pacini da rifare

Riccardo Cardellicchio
L’interno del teatro Pacini come è oggi
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L’interno del teatro Pacini come è oggi

L'appello ai fucecchiesi dei Fecondi Ravvivati

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 FUCECCHIO. 1928 tribolato per l'Accademia dei Fecondi Ravvivati a causa del Teatro Pacini, di cui è proprietaria. Il 1º febbraio, il presidente (avvocato Giuseppe Pacchi) e il segretario (avvocato Egisto Lotti) sono costretti a rivolgersi alla popolazione per spiegare qual è la situazione. Il Pacini ha chiuso i battenti nel 1914 con la rappresentazione dell'opera "Tosca", rimasta nell'immaginario dei fucecchiesi. E' seguita, pochi mesi dopo, la requisizione militare, che gli ha dato un bel colpo, addirittura lo ha reso inservibile.  Nella lettera aperta ai fucecchiesi, Pacchi e Lotti affermano che numerosi sono i lavori da effettuare, ma i più importanti "consistono nella costruzione di una galleria al terzo ordine dei palchi, nell'ingrandimento della platea da ottenersi coll'arretramento e il ritiro del palcoscenico, nel riordinamento dell'ingresso, nella costruzione di un nuovo accesso ai posti distinti, nella demolizione e ricostruzione dei camerini, nell'impianto per il riscaldamento del teatro, nella sistemazione delle quattro facciate del fabbricato".  Una lettera che ha reazioni diverse, fa discutere. C'è chi rispolvera l'idea dell'ex podestà cavalier Conti: "di procedere alla demolizione dello stabile e di costruire un teatro nuovo". Proposta impegnativa, bocciata dal "responso reso ad unanimità da una commissione cittadina da esso all'uopo nominata".  Il cavalier Conti, correttamente, non ha insistito. Anzi, ha appoggiato "il progetto d'ampliamento e restauro che importava una spesa di circa lire centomila, prendendo impegno davanti alla commissione e al paese, di concorrere per il Comune con la somma di lire trentamila".  Questo impegno ha fatto sì che l'Accademia dei Fecondi Ravvivati iniziasse le altre sottoscrizioni, l'iter "per ottenere la cessione dei palchi di proprietà privata" e desse mano ai lavori di parziale demolizione e ricostruzione. Lavori sollecitati da Conti nella sua relazione al popolo, pubblicata a stampa nel gennaio del 1928. Vi ha scritto: "Ho imposto che tali restauri abbiano inizio subito". A fronte del contributo deciso.  Ricordano tutto questo, Pacchi e Lotti, nell'istanza rivolta al Comune il 21 novembre 1928, motivata dal fatto che le trentamila lire promesse non sono mai arrivate. E, se non arrivassero, l'Accademia sarebbe costretta a sospendere i lavori, a licenziare gli operai, "con la perdita delle cospicue somme già impiegate e raccolte con contributi di enti e di privati". Un altro smacco - aggiungono - dopo il taglio, nel 1925, del Mandamento, che i fucecchiesi non riescono a mandare giù. Le trentamila lire arriveranno.

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