Il Tirreno

Empoli

Molti i provvedimenti restrittivi del Granduca

Il Lago proibito

Paolo Santini
Il lago di Fucecchio in una cartina del Settecento
◗
Il lago di Fucecchio in una cartina del Settecento

Soltanto i nobili agivano indisturbati

2 MINUTI DI LETTURA





 CERRETO GUIDI. Dall'osservazione dei confini, che il bando ducale del 1549 assegnava alla bandita di Cerreto Guidi, si evince come la privativa della caccia venisse a estendersi su un territorio molto vasto, che andava dalle sponde del Lago di Fucecchio fino al Montalbano, costeggiando da un lato il corso dell'Arno, dall'altro il torrente Nievole fino al suddetto Lago. Tutto il territorio compreso dentro questi confini era sottoposto alla privativa di caccia del granduca (le uniche licenze erano quelle "in scripto", rilasciate dalla medesima autorità), mentre allo stesso tempo il divieto di cacciare, con l'esclusione per i fiorentini con la tecnica dell'aucupio, introduceva una servitù sui terreni privati, impedendo agli agricoltori di cacciare gli animali che danneggiavano i raccolti.  Il controllo di un territorio esteso come quello della bandita di Cerreto non fu certamente facile. Il bando del 1556 riconfermò i "luoghi prohibiti per cacciare", ma rispetto al precedente, si permetteva a chiunque, anche a Cerreto, di utilizzare le tecniche dell'aucupio per la cattura di alcune specie di volatili ("cacciare, e uccellare solamente al boschetto, alle pareti, con la ragna, o vero a uccelli acquatili e non altrimenti): generalmente coloro che possedevano "paretai" e "ragnaie" erano gli stessi nobili 'fiorentini' che erano autorizzati a questo tipo di caccia anche dal bando del 1549.  Anche il bando del 17 settembre 1612 intitolato "Bando Generale di Bandite e Sbandite di caccie uccellagioni e pesche" stabiliva che: «Dentro a quelle bandite, e loro confini, si proibisce e comanda a qualunque persona che per l'avvenire in modo alcuno, né sotto alcun pretesto, o quesito colore ardisca, o presuma cacciare, uccellare o pescare, ne far cacciare, uccellare nei laghi, fiumi, fossati e acque di sotto nominate, con qualsivoglia sorte di reti larghe, o fitte, lacci, cani, bracchi, uccelli di rapina, archibusi d'ogni sorta, balestre, prugnoli, escati o ramta o qualsivoglia altro instrumento o ordigno di qualunque sorte a uccelli, selvaggiumi, o fiere di qualsivoglia specie così terrestri, come acquatici, né anche pigliare di detti animali, uccelli volatili e pesce di sorte alcuna in alcun modo etiam con la mano o con la canna e lamo». Si introduce dunque l'assoluto divieto di pesca.  Ma la fine sarebbe stata ancora più amara. La legge del 1624 infatti stabiliva che pescare, cacciare raccogliere erbe palustri, pascolare bestiami, navigare e sostare nei porti e nei canali del Padule di Fucecchio erano attività lecite solo dopo aver ottenuto, dietro pagamento, apposite licenze.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa