La manifestazione
Due cavalli danno forfait
Luciano Gianfranceschi
Dopo Samo costretta a rinunciare alla gara anche Ferruzza
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FUCECCHIO. Il cavallo di San Pierino che ha vinto il 30º palio delle contrade - Melantò de Aighenta, montato da Virgilio Zedde - aveva le zampe anteriori fasciate. Per questo, credendolo semi infortunato, non l'hanno tenuto in considerazione? «Abbiamo vinto perché è un cavallo competitivo, e allora ho scelto una monta importante - risponde Giuseppe Radice, presidente della contrada d'oltrarno - ero sicuro che dopo il primo giro non avrebbe retto nessuno al suo passo di carica. E così è stato». Intanto Valentina Cardini coccolava il cavallo, e i contradaioli il cencio. In precedenza un "giallo" ha appiedato due contrade, Samo e Ferruzza, che non hanno potuto correre la kermesse, volendo evitare di danneggiare i cavalli ed esporre la kermesse a critiche degli animalisti. «Se a Siena fanno visite accurate, e che non durano soltanto un giorno, per ammettere i cavalli alla Tratta, è per evitare situazioni come questa: che due contrade arrivino al giorno del palio e non siano in grado di far vivere la corsa ai nostri contradaioli - dichiara Edoardo Masini, il tesoriere bianconero -. Magari gli danno un antinfiammatorio che il primo giorno non vedi nulla, e poi invece... si resta a piedi». Sta discutendo con il veterinario Jacopo Sorge, che replica. «Non potete venire a dire che vi ho dato un cavallo tarato, un cavallo zoppo o che stava male. L'animale adesso è zoppo 4 gradi e non può correre, ma non era così quando vi è stato consegnato. Sarebbe stato ipotizzabile in caso di altre indagini che però il protocollo fucecchiese non prevede». La presidente di Samo, Monica Cespoli è scura in volto. «Lo farò presente anche ai vertici dell'organizzazione Palio, non si devono pagare i cavallai e le scuderie che portano animali non validi». Un contradaiolo rossoblù aggiunge che «sarebbe il caso di chiedere loro i danni. Perché la contrada vive tutto l'anno, con cene e manifestazioni varie, in funzione del giorno del Palio. E c'erano in tanti a cena, sabato notte, anche sapendo che difficilmente avremmo corso». Il mossiere Daniele Masala, all'esordio, s'è comportato con autorità.
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