Gioco
Quando i Medici andavano a caccia nel Barco Reale
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Un tratto del muro che recintava lantica riserva di caccia 3 MINUTI DI LETTURA
VINCI. Il Barco Reale era una delle più vaste e importanti bandite di caccia realizzate dai granduchi medicei fra il secolo XVI e il secolo successivo. Era un "recinto di muro" che si snodava per oltre cinquanta chilometri, con un'altezza di due metri, racchiudendo tutto il crinale del Montalbano da Artimino a San Baronto. Lungo il percorso del muro erano presenti circa sessantacinque punti d'accesso, cateratte per il deflusso dell'acqua e un complesso sistema fognario. La parola Barco probabilmente risulta dall'incrocio del volgare "barca" (terreno rilevato) con il latino vallum (palizzata); chiaramente lo scopo del recinto era quello di custodia e allevamento della selvaggina destinata alle cacce dei granduchi. Già Lorenzo il Magnifico aveva iniziato ad acquistare terre sul Montalbano, a cominciare da Poggio a Caiano, dove farà edificare la celebre villa, prototipo delle ville rinascimentali italiane; ma l'impulso maggiore al reperimento di terreni per le cacce lo darà Ferdinando I, successore del fratello Francesco, morto improvvisamente nel 1587, figlio di Cosimo I, facendosi costruire la villa di Artimino (1596-1600) - La Ferdinanda appunto - nel luogo privilegiato di accesso a quello che poi sarà il Barco Reale, evidentemente già progettato o quantomeno previsto. Nei pressi - ricordiamo la famosa porta d'accesso di Poggio alla Malva - si trovava già da circa mezzo secolo un "recinto murato", un chiuso usato per le cacce: il "Barchetto della Pineta", dove si allevavano i daini bianchi; come questo, molti altri "recinti" ed "uccelliere" erano presenti sul Montalbano prima della realizzazione del Barco Reale. Sicuramente la grandiosità dell'opera, la sua destinazione, l'essere stata costruita "per delizia" dei granduchi cacciatori, ne fa un'istituzione unica nel suo tempo; ricordiamo anche che nelle fattorie comprese nel Barco venivano coltivate piante rare e provenienti da luoghi lontani, in linea con la tradizione medicea iniziata con le coltivazioni "per diletto" da Lorenzo il Magnifico. La bandita fu istituita ufficialmente con bando granducale del 7 maggio 1626: un vero e proprio regolamento di caccia, con pene severissime per i trasgressori. La selvaggina nobile - cinghiali, lepri, fagiani, oche, daini - era riservata alle cacce del Granduca; anche il taglio dei boschi all'interno del Barco era rigidamente regolamentato. Prima di arrivare alla Chiesa di Santa Maria Assunta a Faltognano, sulla destra, troviamo un nucleo di case, sul luogo dove si apriva una delle porte d'accesso alla riserva di caccia del Barco Reale Mediceo. Davanti alle case si erge la cosiddetta Cappella del Barco; la prima notizia sul muro infatti risale al 1624: è il "ricordo", scritto il 6 ottobre di quell'anno dal parroco della chiesa di Santa Maria a Faltognano, della benedizione data il giorno stesso a un "tabernacolo", la cui "muraglia [...] la fece la fabrica del Bargo di Sua Maestà Granduca Ferdinando secondo Granduca di Toscana": segno evidente che le maestranze granducali stavano già da tempo lavorando in quel periodo alla costruzione del muro. Del resto, anche il bando di istituzione della riserva del 7 maggio 1626 presenta quest'opera come già ultimata: si dice infatti che la circonferenza del "recinto di muro [...] come benissimo apparente, non ha bisogno di altra confinazione per notizia di nessuno". La cappella del Barco dunque venne eretta nel 1624 e benedetta dal parroco di Faltognano Desiderio Cinelli; nel vicino bosco della Porciglia sono visibili le vestigia del muro del Barco, in molti tratti ben conservato. Paolo Santini OPERA ECCEZIONALE Restano ancora 35 km di muro Attualmente, degli originari cinquanta chilometri di muro, ne rimangono visibili circa trentacinque, con alcune cateratte e qualche punto d'accesso; la speranza è quella di poter assistere un giorno alla valorizzazione piena e alla protezione dei tratti rimasti di quest'opera monumentale. Ricordiamo che sarebbe difficile comprendere appieno la bellezza delle ville medicee di Artimino, Quarrata, Poggio a Caiano, senza aver presenti le funzioni e la grandiosità del Barco Reale. Il muro che delimitava la riserva di caccia medicea oggi, in molti casi, è divenuto purtroppo, per persone senza scrupoli, una sorta di cava per reperire agevolmente pietre da costruzione.
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