Gioco
Remo Salvadori dagli argini dell'Arno al fascino del Nilo
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Remo Salvadori con linstallazione da lui realizzata nella fattoria Montellori 3 MINUTI DI LETTURA
EMPOLI. L'artista Remo Salvadori recita tra sé e sé la poesia "I fiumi" - con i quali Ungaretti ripercorre la propria vita artistica tra l'Isonzio, il Serchio e la Senna - preparandosi alla sfilza di domande degli studenti liceali dell'Istituto Calasanzio, giovedì prossimo alle ore 10, nel Convento degli Agostiniani. Concluderà, per quest'anno scolastico, il ciclo di lezioni "Arte al Calasanzio", relativo all'insegnamento della Storia dell'Arte Contemporanea, che è stato ideato e realizzato dalla dottoressa Eva Perini Nieri. Alla quale non sfugge - in parallelo poetico - che anche il lavoro di Salvadori è contrassegnato da tre corsi d'acqua: il Nilo, il Bosforo (uno stretto che unisce il mar Nero al mare di Marmara), e ovviamente l'Arno. "Tappe importanti per Remo, artista d'indubbio fascino e prestigio, attento alla didattica e alla cultura internazionale", osserva. Qualcuno reputa Salvadori un cerretese difficile. Ma a 50 anni era al Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci a Prato, dove gli artisti fanno la fila per entrare, e invece lui è di casa (anche nell'aprile scorso). A Istanbul, capitale europea della cultura nell'anno 2010, è stato l'unico artista italiano invitato, e ha lavorato al Museo Archeologico insieme a un francese, a un inglese, a un greco. Adesso il suo lavoro si trova al Giardino delle rose, dove non passa inosservato a chi va a vedere il palazzo/harem Topkapi. Particolari che stuzzicheranno anche gli studenti a saperne di più su come si è artisti nel XXI secolo. Oppure sul "Cantiere" - come lo chiama Remo Salvadori - che ha già avviato all'arte contemporanea, in questa terra di Toscana, un gruppo di promettenti giovani. Infatti, pur essendo un artista internazionale, Salvadori non dimentica le proprie radici. E non è un modo di dire, perché ai piedi del grande fusto di una secolare quercia - presso la fattoria Montellori a Fucecchio - ha installato quattro anni fa per terra un anello circolare, un intreccio di fili d'acciaio, una corda, un'opera che resterà per sempre lì. Ha costruito un anello che non ha inizio né fine. Ebbe poi a dire: "La maestosità della quercia è ben visibile, mentre una parte nella terra, le radici, parte oscura, non visibile, è però quella che le permette di essere. L'anello si colloca a filo terra tra il sistema delle radici e la manifestazione della pianta nella luce". E continuò, sicuro: "Mi sento un pittore tradizionale, ho piacere nel contatto con le persone che si interrogano". E nella circostanza i visitatori si ritrovarono a fare un'esperienza. Poi spiegò: "Davanti a un'opera come l'anello, viene da pensare: perché la forza dell'acciaio?, come mai non ha inizio né fine? I perché sono il mistero della nostra esistenza sulla terra, che non è soltanto una vita di funzioni esteriori, ma anche una pratica di consapevolezza alla quale dovremmo dare più ascolto". C'è infine da dire che è appena stato pubblicato - dopo una genesi di due anni - il volume "Remo Salvadori", con testo del critico Germano Celant, 260 pagine, èdito da Electa nel 2010. Tratta tre temi importanti, che sono: "Nel momento"; poi "L'osservatore non l'oggetto osservato"; quindi "Continuo infinito presente". Verrà presentato formalmente a Milano. Da tali premesse, verrebbe voglia di condividere l'esperienza degli studenti del Calasanzio. "Salvadori - conclude Eva Perini Nieri - offrirà il proprio percorso creativo, e la sua esperienza nel mondo dell'arte. Ciò sarà lo spunto da cui partire per un'avventura emotiva ed intellettuale straordinaria". Luciano Gianfranceschi CONTRO LA NEGATIVITÀ All'ombra della teosofia e Rilke "Coltivo l'armonia. Non sento la necessità di costruire sulla negatività", dice Remo Salvadori. E' nato nel 1947 a Cerreto Guidi, ha completato gli studi all'Accademia a Firenze. Dal 1972 Milano è diventata la sua seconda città dove vive e lavora. L'interesse per la teosofia e la poetica di Rilke sono sempre riscontrabili nel suo impegno, alla continua ricerca d'armonia tra l'uomo e gli elementi della natura. Il desiderio e la volontà di costruzione armonica si ritrova nelle forme geometriche utilizzate: il cerchio, archetipo del cosmo, che l'artista propone fin dall'opera "Tre cerchi in movimento simultaneo" (Biennale di Venezia, 1982).
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