Trasporti
Fucecchio fece di tutto, invano, perché il tracciato la attraversasse
La ferrovia che non c'è
Riccardo Cardellicchio
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Un vecchio treno a vapore Avrebbe dovuto collegare Pescia a Empoli
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FUCECCHIO. Centoquaranta anni fa, esattamente il 16 novembre 1870, Fucecchio era in fibrillazione. Colpa della notizia che il Ministero dei lavoratori pubblici aveva in animo di realizzare una strada ferrata che collegasse Pistoia a Empoli. Il progetto, a dire il vero, prevedeva la linea Modena-Pescia-Osteria Bianca-Roma. Obiettivo: "Accorciare la corrispondenza fra Roma, l'Emilia e l'Italia superiore". Fucecchio non voleva rimanere tagliato fuori. Si mossero in duecentoquarantotto tra proprietari, commercianti e operai. Sottoscrissero un'istanza che indusse l'ingegnere Alcibiade Melani a portare l'argomento in consiglio comunale. Fu messo in evidenza: "La direzione che sarà data a questa nuova linea deciderà se la nostra terra sarà chiamata ad attingere nuova vita nel gran movimento degli uomini e delle cose, o se ne dovrà rimanere separata per sempre". Inoltre, il consiglio sentiva "il supremo bisogno di ricusarsi, senza mettere tempo in mezzo". Per questo, bisognava fare il possibile affinché la strada ferrata passasse da Fucecchio e non - come si sentiva dire - attraverso il Monte Albano o i poggi di Vinci e di Cerreto Guidi. Il consiglio comunale nominò una commissione, presieduta dal sindaco, di cui facevano parte il conte Agostino Fantoni, l'avvocato Giuliano Landucci e l'ingegnere Alcibiade Melani. Due giorni dopo, la commissione era a Firenze, dal direttore generale del movimento delle strade ferrate dell'Alta Italia, certo Borselli, al quale sottopose il progetto, redatto da Melani velocemente. Dimostrava "la maggiore economia di tempo e di denaro di una linea facente capo a Fucecchio per Empoli". Il conte Agostino Fantoni, per conto della commissione, riferì in consiglio comunale. Alla fine venne approvato un documento con preghiera al sindaco di contattare i Comuni "che possano essere interessati all'opera per averli compagni nel caldeggiarla". Il 14 marzo 1872, Gaspero Bachi, facente funzioni di sindaco, fu autorizzato dal consiglio comunale ad andare, la mattina del 17 marzo, domenica, a Pescia, dov'era in programma un'adunanza importante. Aveva il mandato d'approvare la spesa, prevista per Fucecchio, a due condizioni: che la ferrovia passasse da Fucecchio e che, nella sua terra, "debba farsi una stazione, anco di terz'ordine". Sembrava filare tutto liscio, quando il 13 giugno 1872 arrivò la lettera del sindaco di Pescia, presidente del comitato per gli studi della nuova ferrovia. Comunicava: "Su parere dell'ingegnere Coppi e di altri ho giudicato conveniente di non proseguire negli studi". Fine delle speranze, delle illusioni.
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