Il Tirreno

Empoli

Dopo l'Arpat indaga la procura

Lucia Aterini
L’interno dell’azienda Revet e accanto Franco Mori
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L’interno dell’azienda Revet e accanto Franco Mori

Scattano gli avvisi di garanzia, sei aziende nel mirino

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 EMPOLI. Dopo l'Arpat tocca alla magistratura. Sulla vicenda dei rifiuti speciali (prodotti dalle aziende) che vengono trattati come quelli urbani (delle case) ora indaga la procura della Repubblica di Firenze. Sei sono le persone indagate per "gestione di rifiuti non autorizzata". La vicenda è partita dopo un controllo che è stato fatto di recente dall'Arpat a un'azienda alimentare con sede a Castelfiorentino.  Gli indagati sono Franco Mori, in veste di dirigente della gestione tecnica delle attività di Publiambiente; Valerio Caramassi, presidente del consiglio di amministrazione di Revet spa di Pontedera delegata da Publiambiente alla raccolta dei rifiuti multimateriali; Marco Ravagnani presidente del consiglio di amministrazione della La Revet vetri srl che smaltisce rifiuti; Sandro Masoni, presidente del consiglio di amministrazione della cooperativa Ati di Castelfiorentino che raccoglie cartone per Publiambiente; Maggino Giglioli presidente del consiglio di amministrazione della cooperativa Modus di S. Miniato che raccoglie rifiuti per conto di Revet spa; Gabriele Bagni legale rappresentante dell'azienda alimentare che, come produttrice di rifiuti, è stata controllata da Arpat. Una verifica questa che doveva essere di routine ma da cui ha preso avvio l'indagine dell'agenzia regionale toscana.  Secondo l'indagine in corso, coordinata dal sostituto procuratore Gianni Tei, ci sarebbe stata la violazione del decreto legislativo 152 del 2006 che ha bloccato in gran parte l'assimilazione dei rifiuti speciali con quelli urbani.  Lo sporco prodotto dall'azienda di Castelfiorentino non avrebbe potuto essere ritirato dalle aziende in questione e non avrebbe potuto essere trattato come urbano. I rifiuti avrebbero, invece, dovuti essere smaltiti secondo le nuove disposizioni introdotte dal decreto legislativo 152 del 2006. Di conseguenza per il caso in questione non sarebbero più assimilabili a quelli urbani. La procura vuol accertare anche se ci siano violazioni dal punto di vista amministrativo in relazione all'applicazione della Tia sulla tipologia degli speciali.  L'assimilazione tra rifiuti speciali e urbani, in ogni caso, è una pratica che è diffusa in tutta la Toscana e che Publiambiente ritiene di poter continuare a praticare in base a un congelamento che avrebbe avuto il decreto legislativo del 2006. Questo in base a due pareri legali richiesti da Publiambiente e dopo le interrogazioni in consiglio comunale a Empoli da Empoli cinque stelle, Rifondazione Comunista e dal gruppo Massimo Marconcini sindaco.  «Non solo il decreto legislativo del 2006 - spiega Empoli a 5 stelle - ma anche il codice dell'ambiente del precedente governo Berlusconi, così come il decreto Ronchi del 1997 si sono mossi nella direzione di ridurre l'assimilazione. Noi ci muoviamo in controtendenza. Cosa comporta questo? Comporta che i toscani abbiano la produzione pro capite di Rsu (Rifiuti solidi urbani) più alta di Italia. I nostri cittadini differenziano, riducono i rifiuti, ma la produzione pro capite resta alta».  «Questo alto tasso di assimilazione inoltre - spiega ancora Empoli a 5 stelle - falsa a tutti gli effetti le percentuali di riciclaggio oltre al recupero effettivo. Mischiare rifiuti di bassa qualità fa sì che poi le materie da recupero siano di qualità inferiori. Non facciamo fatica comunque a capire il perché si proceda in questo modo, con questa pratica ecologicamente deprecabile: l'assimilazione vale circa 1/3 del bilancio di Publiambiente». Domani in Provincia il consigliere provinciale Filippo Ciampolini del Pdl presenterà una domanda di attualità.

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