Il Tirreno

Empoli

In pellegrinaggio tra le atrocità delle deportazioni

La delegazione del circondario che ha partecipato al viaggio
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La delegazione del circondario che ha partecipato al viaggio

Studenti e amministratori di ritorno dai campi di sterminio: «Non dobbiamo dimenticare»

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 EMPOLI. Sono ritornati a scuola ieri i ragazzi che, con gli insegnanti, i familiari delle vittime e un gruppo di amministratori locali, hanno partecipato al tradizionale viaggio ai campi di sterminio dell'Austria. Un messaggio chiaro ed inequivocabile hanno portato con sé, un messaggio da divulgare soprattutto fra i coetanei, tra gli amici e i compagni di scuola che sono rimasti a casa e che ci andranno magari l'anno prossimo. Non dimenticare, non rimuovere la pagina dolorosa della deportazione, né quei luoghi, gli abissi profondi dell'orrore, né le stragi di innocenti che caratterizzarono gli ultimi anni del secondo conflitto mondiale, per fare della scuola un laboratorio permanente di memoria.  Un messaggio - l'espressione di sentimenti, di pensieri, di idee e di luoghi - che ha fatto da guida ai ragazzi per tutto il viaggio, che li ha portati dai nostri territori fino a Mauthausen, a Gusen, ad Ebensee e al Castello di Herrtheim, e di ritorno alla Risiera di San Sabba, a Trieste, l' unico campo di sterminio in terra italiana. Un ricordo, quello di questa visita, che accompagnerà i ragazzi per tutta la vita, a cominciare dai prossimi anni dell'Università, nella quale alcuni di loro hanno manifestato il desiderio di dedicarsi al lavoro di ricerca storica. «Per gli studenti - dice Virgilio Rovai, presidente dell'Aned e figlio di un deportato - è stata un'esperienza importante, un modo diverso di avvicinarsi alla storia, non considerandola solo parte di un programma di studio, ma di riviverla come un'esperienza diretta, immedesimandosi nei panni dei deportati». E non sono mancati gli incontri fra ragazzi di paesi diversi, come quello avvenuto a Gusen, la piccola cittadina dell'alta Austria, da alcuni anni gemellata con Empoli, che hanno rafforzato i legami di amicizia fra ragazzi. «Per loro visitare i campi - dice Giuseppe Torchia, che ha guidato, a nome del Circondario l'intera delegazione - non è una gita, i nostri studenti vengono qui per capire come vivevano i nostri deportati, per apprendere dalla realtà di questi luoghi la storia tragica dell'ultimo secolo». Il sindaco di Castelfiorentino, Giovanni Occhipinti, si è detto particolarmente colpito dalla preparazione dei ragazzi «che sono arrivati a Mauthausen con una grande consapevolezza di ciò che potevano vedere con i loro occhi. Di questo ringrazio sentitamente gli insegnanti, per l'ottimo lavoro svolto durante l'anno scolastico». «Il pellegrinaggio - ha aggiunto il sindaco - oltre a rappresentare una componente fondamentale della didattica e della formazione degli studenti, è anche un'esperienza unica sul piano personale. Visitare i campi di sterminio, ritrovarsi a Mauthausen nel giorno in cui si incontrano le delegazioni di ex deportati provenienti da tutti i paesi del mondo è qualcosa che fa venire i brividi, che lascia una traccia incancellabile nella memoria di ognuno di noi».

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di Redazione web