Sicurezza
Rifiuti speciali, l'Arpat indaga
Lucia Aterini
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Diatriba sui rifiuti speciali e urbani Vanno in discarica con gli urbani ma non ci dovrebbero andare
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EMPOLI. Un'indagine di Arpat portata avanti da mesi e per cui sono state sentite sia Publiambiente che le aziende che lavorano nel settore dello smaltimento dei rifiuti. La questione riguarda i rifiuti speciali e quelli urbani: secondo l'Arpat non possono essere considerati nello stesso modo come invece avviene in pratica ora. In generale, al momento, i rifiuti speciali, che vengono prodotti in gran parte dalle aziende e che hanno varia tipologia (si va dagli scarti della pelle alla terra), vengono "assimilati" a quelli urbani. Di conseguenza, eccetto le grandi realtà, molte piccole aziende smaltiscono nei cassonetti di Publiambiente e riescono in questo modo ad avere costi più contenuti. In sostanza pagano la Tia, lo stesso tributo a cui sono assoggettate le famiglie, e non ricorrono a servizi equivalenti offerti da aziende specializzate. Negli ultimi anni, però, le normative di riferimento del settore sono cambiate. Fu il governo di Romano Prodi con un decreto legislativo nel 2008 a portare modifiche per ridurre la pratica di "assimilazione dei rifiuti speciali delle imprese a quelli urbani". Una pratica tipica soprattutto della Toscana tale per cui la nostra regione risulta quella con maggior produzione di Rsu (Rifiuti solidi urbani). Come Quadrifoglio così anche Publiambiente portano i rifiuti in discarica, sia gli speciali assimilati agli urbani che i sacchi raccolti nelle abitazioni. E questo potrebbe provocare rischi di inquinamento e comunque vanificare in parte la raccolta differenziata. Da qui ha preso le mosse l'attività di Arpat di Empoli: ha mobilitato i vari uffici per capire quale fosse il meccanismo di ritiro e di smaltimento dei rifiuti e ha prodotto alcuni pareri a questo proposito. Il risultato del loro lavoro è stato che quelli speciali, come afferma il decreto legislativo del governo Prodi, non possono essere assimilati a quelli urbani. Le loro valutazioni, però, sono rimaste al momento sospese perché, di fatto, nonostante ci sia il decreto del 2008 non c'è il regolamento attuativo e di conseguenze le aziende che provvedono allo smaltimento sono titolate a fare come stanno facendo al momento, portare nella stessa discarica sia gli urbani che gli speciali. A muoversi, al momento, sono stati alcuni gruppi di Rifondazione comunista, come Certaldo e Castelfiorentino, che hanno presentato interrogazioni nei diversi Comuni. I consiglieri comunali hanno chiesto ai sindaci di riferimento se «non si ritenga indispensabile una revisione in tempi rapidi dei criteri di assimilazione dei rifiuti». Rifondazione comunista paventa poi il fatto che entro due anni il 40% di Publiambiente passi a una gestione privata. E chiede che le amministrazioni comunali «si avvalgano della deroga concessa dalla legge per cui la gestione dei rifiuti sia fatta in house», cioè continui a essere seguita dai Comuni e non passi ai privati.
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