Il Tirreno

Empoli

Ho tradito la bici per il cencio

Marco Fani
A sinistra Tafi alla Parigi-Roubaix del 1999 conclusa al primo posto sopra una posa simpatica di Andrea e sotto un gruppo di contradaioli
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A sinistra Tafi alla Parigi-Roubaix del 1999 conclusa al primo posto sopra una posa simpatica di Andrea e sotto un gruppo di contradaioli

L'ex ciclista Tafi: «Nel 1984 dissi no a una gara e trionfammo in Buca»

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 FUCECCHIO. A Ponte a Cappiano è un idolo fin da quando era un bambino, cioè prima diventare un big delle due ruote. Di trionfare nella Parigi-Roubaix del 1999 e di essere uno dei ciclisti più forti al mondo e punta della Nazionale italiana. Oggi Andrea Tafi, ex professionista, gestisce un agriturismo a Lamporecchio (dove ogni stanza ha il nome che ricorda le numerose vittorie ottenute in carriera).  Ma il suo legame con Ponte a Cappiano, terra natale, è forte proprio come un tempo. Una bella favola di vita e di sport iniziata tanti anni fa, quando Andrea Tafi era un giovane contradaiolo e grande appassionato del Palio. «Ora non abito più a Ponte a Cappiano - racconta - ma sono ancora molto legato al mio paese. Sono nato e cresciuto nella piazza centrale e tra i mille ricordi di gioventù c'è anche quello di un'officina di un fabbro vicinissima a casa mia: il martello batteva forte sull'incudine e scandiva il passare dei minuti. Mio nonno, inoltre, abitava accanto alla sede della contrada».  Sembra quasi impossibile, ma una volta Andrea disse di no ad una corsa ciclistica per di assistere al Palio. Era il 1984 e Cappiano trionfò in Buca, mandando in estasi il popolo calligiano, in quello che è rimasto l'unico trionfo nella storia della corsa. «Quel pomeriggio dovevo correre - ricorda Tafi - ma era il giorno del Palio e l'entusiasmo era alle stelle. Seguii la sfilata mattutina e poi raggiunsi la Buca con gli amici della contrada. Vincemmo e fu un'emozione indescrivibile, visto che il nostro corteo tornò a piedi a Ponte a Cappiano. E la festa contagiò tutte le strade di Fucecchio».  Andrea Tafi e Ponte a Cappiano è stato e rimane un binomio forte. «In paese - ricorda l'ex ciclista - è nato il mio primo fan club. Ricordo ancora la bellissima festa organizzata dopo la vittoria della Parigi-Roubaix. Se sono arrivato a certi traguardi nel mondo del ciclismo, il merito è anche di chi mi ha seguito costantemente fin da quando ero giovane. E un grazie sentito va a tante persone che ricordo con affetto come Luciano Banti, Moreno Lippi, Meacci Piero, Romanello Manzi e Ottavio Bravatà». Negli anni, complici i numerosi impegni internazionali, Tafi è stato molte volte lontano da casa. Ma sempre vicino alle sorti della contrada. «Alcuni anni fa - ricorda - fui invitato dall'amministrazione comunale come ospite del Palio. Ma l'entusiasmo che si vive in mezzo ai contradaioli non è paragonabile a quello di uno spettatore esterno. Il 23 maggio? Ci sarò». E se ci scappasse la seconda vittoria? «Sarebbe fantastico - conclude Tafi - e voglio fare una promessa a tutta la nostra contrada. Se vinciamo sono pronto ad organizzare il ritorno dalla Buca fino a Ponte a Cappiano in bicicletta».

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