La manifestazione
«Castellacci e il figlio vanno processati»
Luca Cinotti
◗
Il dirigente del Comune Castellacci Il pm dell'inchiesta "Affari sporchi" chiede il rinvio a giudizio. Marrucci vuole patteggiare
3 MINUTI DI LETTURA
EMPOLI. La piccola aula tre del tribunale di Lucca fatica a ospitare i partecipanti all'udienza preliminare per il pontile di Lido di Camaiore: imputati e avvocati si affollano, mentre il pubblico ministero Fabio Origlio snocciola le sue richieste dopo l'inchiesta "Affari sporchi". Delle 17 persone che avevano ricevuto l'avviso di chiusura delle indagini preliminari, due accederanno a riti alternativi. Per altri 14 (fra i quali imprenditori, professionisti e dipendenti) il pm ha ribadito la richiesta di processo per accuse che vanno dalla corruzione al peculato, al falso. Gran parte dell'impianto accusatorio è stato ribadito nell'udienza a porte chiuse di ieri. Rimangono, dunque, in piedi i tre filoni, relativi ai progetti urbanistici di Lido e Capezzano. Al centro di tutto è confermato il ruolo del dirigente comunale Claudio Castellacci di Cerreto Guidi. Che, nel capo riguardante il project per il Pontile e i parcheggi sotterranei, avrebbe preparato tutti gli atti in modo da favorire l'associazione temporanea di impresa fra le aziende di Varia, Bicicchi e Pardini: così l'Ati sarebbe diventata prima promotore, poi realizzatore delle opere. In cambio, tramite un intermediario, Castellacci avrebbe ottenuti 210mila euro sul conto della società empolese St Engineering, intestata al figlio Francesco. Oltre a questi personaggi è stato chiesto il rinvio a giudizio anche per l'ingegnere lucchese Livio Radini, progettista del pontile. Accuse confermate anche per altri due filoni. Il primo, quello per il project dell'area BussolaDomani, vede alla sbarra Castellacci (padre e figlio), il loro collaboratore empolese Maurizio Mitola, Varia, due dirigenti del Consorzio stabile di Milano e il pistoiese Riccardo Chiti, che avrebbe dovuto curare il verde. Secondo l'accusa, Castellacci avrebbe favorito nel project l'azienda milanese, convincendo Varia a rimanere fuori in un primo tempo con la promessa di rientrare successivamente. Anche per la questione dei poli scolastici di Lido e Capezzano i capi di imputazione sono immutati. In questo caso la ditta che vinse l'appalto (la Unieco di Reggio Emilia) avrebbe preso accordi con Castellacci per sottostimare la perizia giurata degli immobili avuti come contropartita per i due plessi. Altre accuse "minori" sono quelle per gli incarichi affidati da Castellacci. Rimangono in piedi, infatti, i casi per gli affidamenti a Radini e ai fratelli Riccardo e Mario Chiti. In quest'ultimo caso la contropartita sarebbe stata la cura del giardino della villa dell'ingegnere a Cerreto Guidi. Infine, Castellacci potrebbe essere rinviato a giudizio anche per peculato insieme alla dipendente comunale Barbara Rovai (segretaria dello stesso Castellacci). Due imputati hanno chiesto di accedere a riti alternativi. Si tratta dell'empolese Stefano Marrucci, collaboratore di Castellacci che ha avanzato richiesta di patteggiare una pena a due anni, e di Luigi Pierotti, dirigente dell'Unieco che - invece - potrebbe accedere al rito abbreviato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
