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Rovinate dal gioco cinquanta famiglie

Rovinate dal gioco cinquanta famiglie

C'è chi perde l'azienda di famiglia in pochi mesi, chi prosciuga il conto in banca e si indebita fino al collo, chi arriva persino a sacrificare il matrimonio. Le storie di chi ha perso tutto a causa del gioco d'azzardo sono strazianti, ma sempre più all'ordine del giorno. Nel circondario, secondo i dati forniti dai Sert dell'Asl 11, sono già cinquanta le famiglie rovinate

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EMPOLI. C'è chi perde l'azienda di famiglia in pochi mesi, chi prosciuga il conto in banca e si indebita fino al collo, chi arriva persino a sacrificare il matrimonio. Le storie di chi ha perso tutto a causa del gioco d'azzardo sono strazianti, ma sempre più all'ordine del giorno. Nel circondario, secondo i dati forniti dai Sert dell'Asl 11, sono già cinquanta le famiglie rovinate da quello che si sta sempre più trasformando da semplice fenomeno di costume a piaga sociale.

Il numero di giocatori patologici, anche sul nostro territorio, è in netta crescita. Si rivolgono al Sert, dove oltre alle dipendenze da droga e alcol si curano anche quelle comportamentali, persone normalissime: imprenditori, operai, professionisti, che nel giro di qualche mese hanno fatto terra bruciata della propria vita. Arrivano agli ambulatori consapevoli di avere un problema, chiedono aiuto ai medici. Dietro le spalle ognuno ha una storia diversa, tutte accomunte da tratti simili. Cadere nel baratro del gioco compulsivo è facilissimo.

La maggior parte dei giocatori patologici inizia per divertimento, magari sognando di potersi fare un bel regalo o di risolvere i problemi di lavoro insorti con la crisi economica. Poi la cosa diventa abituale: si gioca per rifarsi, anche se non ci si riesce mai. Fino a che anche la vincita va in secondo piano e la puntata si trasforma in necessità impellente.

Spesso per rovinarsi basta una slot machine, altre volte sono i giochi a premi come gratta e vinci e "Win for Life" a diventare vere e proprie ossessioni. Senza dimenticarsi del dilagare dei giochi on line, come il poker, che stanno facendo un boom di accessi.

«Il servizio di recupero dalle dipendenze comportamentali è stato attivato dalla Asl 11 nel 2007 - spiega il dottor Stefano Scuotto, responsabile del dipartimento - abbiamo costituito una equipe. In questi anni le richieste di aiuto sono aumentate sempre di più. Fino a qualche anno fa le patologie erano legate al gioco del Lotto o del Superenalotto ed era più difficile rovinarsi perché le estrazioni erano poche. Adesso, a causa della facilità dei nuovi giochi e della grande quantità di estrazioni, ammalarsi è più semplice».

Ma le 50 persone che vengono seguite dai Sert di Empoli e Fucecchio rappresentano una minima parte. Nel circondario si stima che siano più di mille i giocatori patologici. Ma come se ne esce? «Noi li accogliamo, cerchiamo di capire la loro storia e poi iniziamo un percorso di recupero. Individuiamo un tutor tra i familiari, che deve seguire la persona nella disintossicazione. Dopo 3 mesi che non gioca, il soggetto supera l'astinenza e iniziamo un percorso psicologico. Quasi sempre il metodo funziona, ma ci sono casi in cui il soggetto non riesce a smettere di giocare, allora consigliamo di rivolgersi a una comunità di cura».

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