Italia
EMPOLI
Sei in ospedale e vuoi guardare la tv? Allora paga cinque euro di tassa
Francesco Turchi
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Anche l’assessore regionale Rossi ha visto i monitor durante la sua recente visita a EmpoliCinque euro al giorno per avre la tv in camera. Non se si è in un hotel, ma all'ospedale di Empoli, dove l'Asl ha fatto installare 350 monitor davanti ad altrettanti posti letto (che in totale sono 450). Per accenderla però serve una tessera che è valida 24 ore e dà accesso a tv, internet, audiolibri, giochi e altro ancora
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EMPOLI. Guardare la tv in camera costa 5 euro al giorno. Non siamo in un hotel, ma all'ospedale di Empoli, dove l'Asl ha fatto installare 350 monitor davanti ad altrettanti posti letto (che in totale sono 450). Per accenderla però serve una tessera, in vendita all'ingresso del San Giuseppe al prezzo di 5 euro: è valida 24 ore e dà accesso a tv, internet, audiolibri, giochi e altro ancora.
È un salasso oppure un comfort? Il dibattito, con le relative polemiche, sono inevitabili. Per alcuni cittadini «è una vergogna», altri inseriscono il ticket sulla tv nello sterminato elenco di balzelli coi quali devono fare i conti: «Però - dice un signore amareggiato - questo è veramente troppo. Molto spesso i ricoverati sono anziani e sono interessati soltanto a vedere un po' di televisione. Di tutto il resto non gliene importa niente».
L'intenzione dell'Asl 11 è di dare ai degenti la possibilità di scegliere tra un ventaglio di offerte per le ore che devono trascorrere in ospedale, tutto sommato sborsando una cifra ragionevole. E così i monitor sono stati installati in quasi tutti i reparti. «Ma - sottolineano all'Azienda - non è obbligatorio comprare la tessera. È un servizio in più che mettiamo a disposizione dei degenti».
E anche questo è vero. Chi ha intenzione di guardare la tv gratuitamente può sempre recarsi nelle salette comuni, che sono allestite in tutti i reparti. L'autonomia in questo caso è limitata, visto che la visione (e con essa la scelta del programma) è collettiva. E poi c'è anche chi non può alzarsi dal letto.
Qualcuno ha provato a risolvere il problema portandosi un televisore da casa: ma il regolamento dell'ospedale San Giuseppe di Empoli non permette l'introduzione all'interno della struttura di televisori, per una questione di sicurezza: non tutti infatti sono compatibili con le apparecchiature elettromedicali, che rischiano di essere danneggiate. Sono rimasti delusi anche coloro che ci hanno provato col computer portatile: anche questi possono essere utilizzati soltanto nelle salette comuni. Quindi, di fatto, per guardare i programmi televisivi bisogna necessariamente utilizzare le tv dell'ospedale.
Ma il monitor personale rischia di essere un lusso: tanto per fare un esempio, un cittadino che resta ricoverato in ospedale per una decina di giorni, se vuole guardarsi i programmi Rai e Mediaset, come le emittenti locali, stando a letto, alla fine avrà sborsato 50 euro: niente male se si pensa che il canone Rai (che vale tutto l'anno) costa poco più del doppio. E per gustarsi le cinque serate del Festival di Sanremo, occorrono 25 euro. Meglio, e più economico, dedicarsi alla lettura.
È un salasso oppure un comfort? Il dibattito, con le relative polemiche, sono inevitabili. Per alcuni cittadini «è una vergogna», altri inseriscono il ticket sulla tv nello sterminato elenco di balzelli coi quali devono fare i conti: «Però - dice un signore amareggiato - questo è veramente troppo. Molto spesso i ricoverati sono anziani e sono interessati soltanto a vedere un po' di televisione. Di tutto il resto non gliene importa niente».
L'intenzione dell'Asl 11 è di dare ai degenti la possibilità di scegliere tra un ventaglio di offerte per le ore che devono trascorrere in ospedale, tutto sommato sborsando una cifra ragionevole. E così i monitor sono stati installati in quasi tutti i reparti. «Ma - sottolineano all'Azienda - non è obbligatorio comprare la tessera. È un servizio in più che mettiamo a disposizione dei degenti».
E anche questo è vero. Chi ha intenzione di guardare la tv gratuitamente può sempre recarsi nelle salette comuni, che sono allestite in tutti i reparti. L'autonomia in questo caso è limitata, visto che la visione (e con essa la scelta del programma) è collettiva. E poi c'è anche chi non può alzarsi dal letto.
Qualcuno ha provato a risolvere il problema portandosi un televisore da casa: ma il regolamento dell'ospedale San Giuseppe di Empoli non permette l'introduzione all'interno della struttura di televisori, per una questione di sicurezza: non tutti infatti sono compatibili con le apparecchiature elettromedicali, che rischiano di essere danneggiate. Sono rimasti delusi anche coloro che ci hanno provato col computer portatile: anche questi possono essere utilizzati soltanto nelle salette comuni. Quindi, di fatto, per guardare i programmi televisivi bisogna necessariamente utilizzare le tv dell'ospedale.
Ma il monitor personale rischia di essere un lusso: tanto per fare un esempio, un cittadino che resta ricoverato in ospedale per una decina di giorni, se vuole guardarsi i programmi Rai e Mediaset, come le emittenti locali, stando a letto, alla fine avrà sborsato 50 euro: niente male se si pensa che il canone Rai (che vale tutto l'anno) costa poco più del doppio. E per gustarsi le cinque serate del Festival di Sanremo, occorrono 25 euro. Meglio, e più economico, dedicarsi alla lettura.
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