Attenzione
EMPOLI/ NOTTE DA INCUBO
Massacrati dal branco
Francesco Turchi
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L’ingresso del Seven ElevenPicchiati selvaggiamente dal branco. Calci, pugni, colpi di catena alla testa e su tutto il corpo. In 15 contro due. Senza pietà, anche davanti alle auto che passavano. Un sabato sera infernale per Marco e Daniele, rispettivamente di 15 e 17 anni, che sono andati a ballare al Seven Eleven e si sono ritrovati all'ospedale Torregalli
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MONTELUPO. Picchiati selvaggiamente dal branco. Calci, pugni, colpi di catena alla testa e su tutto il corpo. In 15 contro due. Senza pietà, anche davanti alle auto che passavano. Un sabato sera infernale per Marco e Daniele, rispettivamente di 15 e 17 anni, che sono andati a ballare al Seven Eleven e si sono ritrovati all'ospedale Torregalli.
Volevano soltanto divertirsi. Erano partiti da Lastra a Signa e dintorni insieme ad altri sette amici ed erano arrivati al locale di Montelupo a bordo di un'auto e alcuni scooter. «Ci eravamo andati già altre volte. È un posto tranquillo». Ma ben presto la serata ha preso una brutta piega: «Volevamo prendere una boccata d'aria - racconta Marco - abbiamo visto una porta secondaria aperta e siamo andati in quella direzione». Ed è così che è iniziato l'incubo: «C'era questo gruppo di ragazzi di 20-25 anni dall'accento non toscano, pieni di piercing, tutti vestiti in maniera simile, con jeans, maglietta e scarpe da tennis, capelli molto corti, probabilmente sotto l'effetto di droga o alcol. Naziskin? No, non credo. Non lo so. Ci hanno detto che non potevamo passare perché c'era una festa di compleanno. Abbiamo chiesto spiegazioni e uno di loro, per tutta risposta, ha strappato la catenina che indossava Daniele».
I due ragazzi si rivolgono a un buttafuori del locale: «Gli abbiamo spiegato che cosa era successo. Lui ci ha detto di seguirlo. Eravamo convinti che ci volesse dare una mano. E invece ci ha accompagnato all'uscita». L'addetto alla sicurezza avrebbe detto di non volere rogne all'interno del locale: «Ci siamo ritrovati fuori e pochi secondi dopo sono usciti anche quelli là». E il gioco al massacro ha avuto inizio. I due ragazzi fuggono in direzioni diverse. Ma il branco li insegue e li picchia senza pietà: «Io sono andato verso un pub che è a poche decine di metri di distanza dal Seven Eleven, ma mi hanno preso: e giù botte». Poi, quando se ne sono andati, ho suonato dei campanelli. Alla fine un signore mi ha aperto la porta e mi ha fatto usare il telefono». Nel frattempo anche Daniele viene pestato a sangue e lasciato per terra. I due ragazzi vengono accompagnati all'ospedale Torregalli. Marco, che ha lividi e tagli anche sul volto se l'è cavata con una prognosi di trenta giorni; Daniele ha anche una gamba fratturata: guirirà in sessanta giorni.
Dopo la vile aggressione il branco cerca di rientrare all'interno della discoteca, ma viene bloccato dagli addetti alla sicurezza. La tensione sale, ma l'arrivo dei carabinieri convince gli aggressori, dopo aver rivolto alcuni cori di scherno alle forze dell'ordine, a dileguarsi. Ora i genitori di Marco e Daniele vogliono che i responsabili del pestaggio vengano puniti: «Sto preparando un esposto che presenterò alla Procura della Repubblica» spiega l'avvocato fiorentino Annalisa Parenti, alla quale Angelo, il padre di Daniele, ha chiesto di fare luce sull'episodio: «Il buttafuori - sottolinea l'uomo - ha pensato soltanto a tutelarsi: ha dato i due ragazzi in pasto al branco». E la mamma di Marco aggiunge: «Sono tre giorni che lo guardiamo e ci viene da piangere: povero figliolo, è sfigurato: potevano ammazzarmelo».
Volevano soltanto divertirsi. Erano partiti da Lastra a Signa e dintorni insieme ad altri sette amici ed erano arrivati al locale di Montelupo a bordo di un'auto e alcuni scooter. «Ci eravamo andati già altre volte. È un posto tranquillo». Ma ben presto la serata ha preso una brutta piega: «Volevamo prendere una boccata d'aria - racconta Marco - abbiamo visto una porta secondaria aperta e siamo andati in quella direzione». Ed è così che è iniziato l'incubo: «C'era questo gruppo di ragazzi di 20-25 anni dall'accento non toscano, pieni di piercing, tutti vestiti in maniera simile, con jeans, maglietta e scarpe da tennis, capelli molto corti, probabilmente sotto l'effetto di droga o alcol. Naziskin? No, non credo. Non lo so. Ci hanno detto che non potevamo passare perché c'era una festa di compleanno. Abbiamo chiesto spiegazioni e uno di loro, per tutta risposta, ha strappato la catenina che indossava Daniele».
I due ragazzi si rivolgono a un buttafuori del locale: «Gli abbiamo spiegato che cosa era successo. Lui ci ha detto di seguirlo. Eravamo convinti che ci volesse dare una mano. E invece ci ha accompagnato all'uscita». L'addetto alla sicurezza avrebbe detto di non volere rogne all'interno del locale: «Ci siamo ritrovati fuori e pochi secondi dopo sono usciti anche quelli là». E il gioco al massacro ha avuto inizio. I due ragazzi fuggono in direzioni diverse. Ma il branco li insegue e li picchia senza pietà: «Io sono andato verso un pub che è a poche decine di metri di distanza dal Seven Eleven, ma mi hanno preso: e giù botte». Poi, quando se ne sono andati, ho suonato dei campanelli. Alla fine un signore mi ha aperto la porta e mi ha fatto usare il telefono». Nel frattempo anche Daniele viene pestato a sangue e lasciato per terra. I due ragazzi vengono accompagnati all'ospedale Torregalli. Marco, che ha lividi e tagli anche sul volto se l'è cavata con una prognosi di trenta giorni; Daniele ha anche una gamba fratturata: guirirà in sessanta giorni.
Dopo la vile aggressione il branco cerca di rientrare all'interno della discoteca, ma viene bloccato dagli addetti alla sicurezza. La tensione sale, ma l'arrivo dei carabinieri convince gli aggressori, dopo aver rivolto alcuni cori di scherno alle forze dell'ordine, a dileguarsi. Ora i genitori di Marco e Daniele vogliono che i responsabili del pestaggio vengano puniti: «Sto preparando un esposto che presenterò alla Procura della Repubblica» spiega l'avvocato fiorentino Annalisa Parenti, alla quale Angelo, il padre di Daniele, ha chiesto di fare luce sull'episodio: «Il buttafuori - sottolinea l'uomo - ha pensato soltanto a tutelarsi: ha dato i due ragazzi in pasto al branco». E la mamma di Marco aggiunge: «Sono tre giorni che lo guardiamo e ci viene da piangere: povero figliolo, è sfigurato: potevano ammazzarmelo».
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