Il Tirreno

Empoli

I BALZELLI

In duecento nel mirino di Scf

Marco Pagli
Viene chiesta la tassa sulla musica anche ai parrucchieri
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Viene chiesta la tassa sulla musica anche ai parrucchieri

Centri estetici, dentisti, parrucchieri, ristoranti. Sono già 200 gli esercizi commerciali che hanno ricevuto la richiesta di pagamento, da parte della Società consortile fonografici, per la diffusione di musica nel proprio locale

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EMPOLI. Centri estetici, dentisti, parrucchieri, ristoranti. Sono già 200 gli esercizi commerciali che hanno ricevuto la richiesta di pagamento, da parte della Società consortile fonografici, per la diffusione di musica nel proprio locale. Nella lettera si spiega di una verifica nel negozio che ha accertato l'utilizzo di radio, tv o stereo.
Per questo il titolare deve pagare un compenso per i diritti discografici in base all'articolo 73 della legge 633 del 1941. Nell'ottobre scorso stessa sorte era toccata a decine di aziende di Certaldo. La questione è complessa e ormai da tempo è in atto un contenzioso tra il consorzio e alcune associazioni di categoria, come Cna e Confesercenti, che ritengono la richiesta ingiustificata e che invitano i propri associati a non pagare.
Il compenso preteso da Scf si aggiunge a quello pagato alla Siae per i diritti d'autore. «Mentre la Siae gestisce e tutela i diritti relativi alla composizione musicale (musica e testo), che vengono corrisposti all'autore della composizione e all'editore del brano, - si legge sul sito del consorzio - Scf gestisce quelli relativi alla registrazioni discografica (cioè all'incisione su supporto dell'opera musicale), i quali vengono corrisposti al produttore della registrazione». In sostanza, per tenere un televisore, una radio o uno stereo nel proprio negozio, si deve pagare due volte.
Sul sito della Scf sono presenti le tariffe, che variano a seconda della tipologia e della grandezza del locale. Per un bar o un ristorante si va da 120 (fino a 150 m/q) a 660 euro annui (da 500 a 1000 m/q), mentre per un negozio si va da 120 (fino a 100 m/q) a 500 euro (tra 500 e 700 m/q). Ma c'è chi non ci sta, come la Cna, che smonta punto per punto le pretese del consorzio. «Questo è un balzello ingiusto - tuona Paolo Gianassi, coordinatore di zona della Confederazione artigiani - e non va pagato per principio. L'articolo 73 della legge 633, a cui si appella Scf, parla di una tassa da pagare solo per coloro che diffondono musica a fini di lucro. Ma un negoziante non guadagna certo dalla diffusione di musica nel proprio esercizio». In realtà l'articolo 73 bis afferma che un compenso deve essere corrisposto anche quando l'utilizzazione non è a fini di lucro. «Sì, ma mentre per l'articolo 73 c'è un regolamento attuativo, che individua modalità e importi della riscossione - ribatte Gianassi - per il 73 bis non c'è e nessuno è legittimato a chiedere denaro in base a questo». Cna contesta anche i controlli che, nella richiesta di pagamento, il consorzio afferma di aver effettuato e per i quali pretende di riscuotere 20 euro. «Prima di tutto non hanno il titolo per poter fare delle verifiche - continua - e comunque non è assolutamente vero che sono state svolte, come ci hanno confermato i nostri associati. Noi, comunque, abbiamo già presentato la questione al Governo e attendiamo una risposta. Nel frattempo diciamo a tutti che non devono pagare: stiamo distribuendo un prestampato da inviare a Scf, dove si spiega il perchè non avverrà il saldo».

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