Sicurezza
EMPOLI
Regina al liceo, critico il provveditore
Francesco Turchi e Marco Pagli
La trans è entrata a scuola, per la seconda volta in quattro giorni. E dopo aver parlato ai ragazzi del biennio del liceo scientifico Pontormo di Empoli (venerdì scorso), ha raccontato paure, traumi e sogni della sua vita anche agli studenti del triennio. Ma l’assemblea - definita anti-democratica da Pdl e Azione Giovani per l’assenza di contraddittorio - è stata a lungo in bilico.
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EMPOLI. La trans è entrata a scuola, per la seconda volta in quattro giorni. E dopo aver parlato ai ragazzi del biennio del liceo scientifico Pontormo di Empoli (venerdì scorso), ha raccontato paure, traumi e sogni della sua vita anche agli studenti del triennio. Ma l’assemblea - definita anti-democratica da Pdl e Azione Giovani per l’assenza di contraddittorio - è stata a lungo in bilico.
Doveva essere “semplicemente” un incontro di approfondimento sulla “transfobia”. O almeno questo era l’intento del comitato studentesco. Per parlarne i ragazzi hanno invitato Regina Satariano, trans di 45 anni, che a Torre del Lago ha fatto nascere il consultorio Transgenere in collaborazione con la Regione e il ministero delle Pari Opportunità. Ma l’auditorium è troppo piccolo per ospitare i 950 iscritti.
E così si è deciso di raddoppiare gli appuntamenti. Tuttavia lo “spezzatino” si è trasformato in un boomerang. E dopo la prima assemblea, che si era svolta alla presenza dei docenti, qualcuno ha alzato la voce: «Il trans a scuola no». Il tam-tam mediatico ha fatto il resto: il direttore dell’ufficio scolastico toscano Cesare Angotti, ha dichiarato di volerci vedere chiaro, la preside Daniela Borghesi si è sentita sotto pressione e l’incontro-bis di ieri mattina ha rischiato di saltare.
Ma gli studenti non si sono arresi. E neanche Regina. Era stata invitata a restarsene a casa, in attesa di nuove direttive. Ma lei alle 8.30 si è presentata al Pontormo. Occhiali da sole, lungo cappotto crema, tailleur nero e tacchi vertiginosi. Dalla scuola confinante (professionale Ferraris), un gruppetto di ragazzi l’ha apostrofata volgarmente («travestito »), per poi chiedere scusa subito dopo: «Si vede - replica Regina - che nelle scuole c’è bisogno di spiegare che fra un travestito e un transgender ci sono delle differenze sostanziali ». Ad attenderla davanti all’ingresso ci sono i rappresentanti, forti della larga maggioranza con la quale il comitato aveva approvato l’iniziativa: «In Italia c’è ancora chi ha paura di un trans a scuola! Questa è omofobia, discriminazione, ipocrisia».
E ancora: «Siamo in un Paese bigotto, fatto di calciatori, veline e Grande Fratello». La preside cerca di contattare Angotti, che però è irreperibile. I minuti passano, gli studenti vogliono iniziare: «Siamo pronti a farla fuori dall’istituto questa assemblea». Anche la Borghesi, in cuor suo, è convinta che non ci sia nessun motivo vero per ostacolare l’iniziativa. E allora convoca Regina nel suo ufficio. Il faccia a faccia è risolutivo: la preside rimarca i paletti: «Niente politica e nessun riferimento alla religione». L’incontro può avere inizio. Regina racconta la sua storia. I ragazzi la seguono, chiedono, riflettono. A mezzogiorno lo stop, come previsto. Nessuna polemica. Nessuna traccia di contestazioni. Regina è raggiante: «Questi ragazzi hanno molti meno pregiudizi di tanti adulti. Sono orgogliosa di questa generazione. Ho detto loro di rispettare le persone a prescindere dalle idee e dall’identità sessuale». Punto. Anzi no. Stamani c’è un incontro tra la preside e Angotti, che intanto ha smorzato i toni: «Ho chiesto solo di avere un rapporto dettagliato su quanto è accaduto.
Non posso certo fare delle censure a priori». Ma intanto gli studenti - attraverso un comunicato - sottolineano la loro amarezza: «Ci preoccupa lo scandalo che la nostra assemblea ha sollevato: ciò che è successo non dovrebbe certo far notizia, ma essere una normale attività di studenti che si confrontano con altre persone. Persone, perché tali sono».
Intanto il provveditore non lesina le criche. «Mi chiedo che titoli specifici possa avere questa persona per andare a fare lezione in una scuola superiore » dice Maria Gloria Bracci Marinai, dirigente dell’Ufficio scuola della provincia di Pisa (ex Provveditorato agli Studi), ma soprattutto esponente di spicco della sinistra liberale toscana (ex deputata Ds con incarichi di prestigio nel settore scuola del partito), si dice contraria ad invitare una trans tra i banchi di un liceo.
Cosa ne pensa di questa idea di invitare una trans a scuola? «Non so con quali modalità questa persona sia stata invitata, ma c’è un iter da seguire. “Ospiti” esterni non possono essere chiamati indiscriminatamente a far lezione da alunni o professori. Ci vuole una decisione del Consiglio di istituto, formato dal dirigente scolastico, da rappresentanti dei docenti, dei genitori e dei ragazzi». Quindi se il Consiglio di istituto ha dato parere positivo all’ingresso di un “ospite”, la presenza di una trans a scuola va bene? «Diciamo che in casi come questo la forma diventa sostanza.
Davanti a richieste particolari degli studenti, come può essere questa di Empoli, che possono non avere un’approvazione unanime, è necessario che a decidere sia il Consiglio di istituto, che deve valutare se quell’incontro rientra nella finalità educativa della scuola stessa». A parte questa precisazione sui modi più corretti per invitare “ospiti” esterni a fare lezione nella scuola, cosa ne pensa della presenza di Regina Satariano nel liceo di Empoli? «Credo sia giusto non discriminare nessuno in relazione alle sue tendenze sessuali, ma forse sarebbe meglio che certi temi li trattassero persone più competenti ».
In che senso? «È giusto che nelle scuole si parli di temi legati alla sessualità, tanto è vero che, sebbene in alcuni istituti non venga fatta, di norma è prevista l’educazione sessuale. Poi se i ragazzi sentono l’esigenza di parlare di argomenti più specifici come quelli dei transessuali, va fatto, non deve assolutamente rappresentare un tabù». Chi ne deve parlare? «Senza preclusione a priori per nessuno, sarebbe meglio che nelle scuole fossero chiamati esperti, che possano dare spiegazioni scientifiche e che abbiano titoli culturali per insegnare e la conoscenza del modo in cui si parla a ragazzi così giovani».
Doveva essere “semplicemente” un incontro di approfondimento sulla “transfobia”. O almeno questo era l’intento del comitato studentesco. Per parlarne i ragazzi hanno invitato Regina Satariano, trans di 45 anni, che a Torre del Lago ha fatto nascere il consultorio Transgenere in collaborazione con la Regione e il ministero delle Pari Opportunità. Ma l’auditorium è troppo piccolo per ospitare i 950 iscritti.
E così si è deciso di raddoppiare gli appuntamenti. Tuttavia lo “spezzatino” si è trasformato in un boomerang. E dopo la prima assemblea, che si era svolta alla presenza dei docenti, qualcuno ha alzato la voce: «Il trans a scuola no». Il tam-tam mediatico ha fatto il resto: il direttore dell’ufficio scolastico toscano Cesare Angotti, ha dichiarato di volerci vedere chiaro, la preside Daniela Borghesi si è sentita sotto pressione e l’incontro-bis di ieri mattina ha rischiato di saltare.
Ma gli studenti non si sono arresi. E neanche Regina. Era stata invitata a restarsene a casa, in attesa di nuove direttive. Ma lei alle 8.30 si è presentata al Pontormo. Occhiali da sole, lungo cappotto crema, tailleur nero e tacchi vertiginosi. Dalla scuola confinante (professionale Ferraris), un gruppetto di ragazzi l’ha apostrofata volgarmente («travestito »), per poi chiedere scusa subito dopo: «Si vede - replica Regina - che nelle scuole c’è bisogno di spiegare che fra un travestito e un transgender ci sono delle differenze sostanziali ». Ad attenderla davanti all’ingresso ci sono i rappresentanti, forti della larga maggioranza con la quale il comitato aveva approvato l’iniziativa: «In Italia c’è ancora chi ha paura di un trans a scuola! Questa è omofobia, discriminazione, ipocrisia».
E ancora: «Siamo in un Paese bigotto, fatto di calciatori, veline e Grande Fratello». La preside cerca di contattare Angotti, che però è irreperibile. I minuti passano, gli studenti vogliono iniziare: «Siamo pronti a farla fuori dall’istituto questa assemblea». Anche la Borghesi, in cuor suo, è convinta che non ci sia nessun motivo vero per ostacolare l’iniziativa. E allora convoca Regina nel suo ufficio. Il faccia a faccia è risolutivo: la preside rimarca i paletti: «Niente politica e nessun riferimento alla religione». L’incontro può avere inizio. Regina racconta la sua storia. I ragazzi la seguono, chiedono, riflettono. A mezzogiorno lo stop, come previsto. Nessuna polemica. Nessuna traccia di contestazioni. Regina è raggiante: «Questi ragazzi hanno molti meno pregiudizi di tanti adulti. Sono orgogliosa di questa generazione. Ho detto loro di rispettare le persone a prescindere dalle idee e dall’identità sessuale». Punto. Anzi no. Stamani c’è un incontro tra la preside e Angotti, che intanto ha smorzato i toni: «Ho chiesto solo di avere un rapporto dettagliato su quanto è accaduto.
Non posso certo fare delle censure a priori». Ma intanto gli studenti - attraverso un comunicato - sottolineano la loro amarezza: «Ci preoccupa lo scandalo che la nostra assemblea ha sollevato: ciò che è successo non dovrebbe certo far notizia, ma essere una normale attività di studenti che si confrontano con altre persone. Persone, perché tali sono».
Intanto il provveditore non lesina le criche. «Mi chiedo che titoli specifici possa avere questa persona per andare a fare lezione in una scuola superiore » dice Maria Gloria Bracci Marinai, dirigente dell’Ufficio scuola della provincia di Pisa (ex Provveditorato agli Studi), ma soprattutto esponente di spicco della sinistra liberale toscana (ex deputata Ds con incarichi di prestigio nel settore scuola del partito), si dice contraria ad invitare una trans tra i banchi di un liceo.
Cosa ne pensa di questa idea di invitare una trans a scuola? «Non so con quali modalità questa persona sia stata invitata, ma c’è un iter da seguire. “Ospiti” esterni non possono essere chiamati indiscriminatamente a far lezione da alunni o professori. Ci vuole una decisione del Consiglio di istituto, formato dal dirigente scolastico, da rappresentanti dei docenti, dei genitori e dei ragazzi». Quindi se il Consiglio di istituto ha dato parere positivo all’ingresso di un “ospite”, la presenza di una trans a scuola va bene? «Diciamo che in casi come questo la forma diventa sostanza.
Davanti a richieste particolari degli studenti, come può essere questa di Empoli, che possono non avere un’approvazione unanime, è necessario che a decidere sia il Consiglio di istituto, che deve valutare se quell’incontro rientra nella finalità educativa della scuola stessa». A parte questa precisazione sui modi più corretti per invitare “ospiti” esterni a fare lezione nella scuola, cosa ne pensa della presenza di Regina Satariano nel liceo di Empoli? «Credo sia giusto non discriminare nessuno in relazione alle sue tendenze sessuali, ma forse sarebbe meglio che certi temi li trattassero persone più competenti ».
In che senso? «È giusto che nelle scuole si parli di temi legati alla sessualità, tanto è vero che, sebbene in alcuni istituti non venga fatta, di norma è prevista l’educazione sessuale. Poi se i ragazzi sentono l’esigenza di parlare di argomenti più specifici come quelli dei transessuali, va fatto, non deve assolutamente rappresentare un tabù». Chi ne deve parlare? «Senza preclusione a priori per nessuno, sarebbe meglio che nelle scuole fossero chiamati esperti, che possano dare spiegazioni scientifiche e che abbiano titoli culturali per insegnare e la conoscenza del modo in cui si parla a ragazzi così giovani».
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