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«Reintegrate i colleghi licenziati»

Francesca Suggi
Carlo Scarpetti, il lavoratore licenziato
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Carlo Scarpetti, il lavoratore licenziato

Si stringono tutti attorno all'amico Carlo. Arriva da Pontedera, dove vive da "neo disoccupato" con la moglie e un mutuo sulle spalle da scontare ogni mese. A soli 39 anni è l'emblema della protesta di quelle settanta persone in divisa amaranto e blu che fuori dalla Conad reclamano giustizia, diritto e rispetto del posto di lavoro

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MONTOPOLI. Si stringono tutti attorno all'amico Carlo. Arriva da Pontedera, dove vive da "neo disoccupato" con la moglie e un mutuo sulle spalle da scontare ogni mese. A soli 39 anni è l'emblema della protesta di quelle settanta persone in divisa amaranto e blu che fuori dalla Conad reclamano giustizia, diritto e rispetto del posto di lavoro. Per un'ora carrellisti, piazzalisti e preparatori dipendenti della cooperativa Axa che gestisce il rifornimento bloccano il magazzino. Lo fanno per il collega Carlo Scarpetti e gli altri "lasciati a casa". «Dopo undici anni da carrellista per un'altra cooperativa, sono stato contattato da Axa per lavorare presso di loro, con un contratto a tempo indeterminato migliore di quello che avevo. Io ho accettato, ad agosto mi hanno fatto lavorare con contratto a tre mesi, assicurandomi che era una prassi e che quello successivo sarebbe stato il definitivo, e invece a fine anno mi hanno lasciato a casa», racconta direttamente lui la sua disavventura «In questi tre mesi mi hanno fatto sgobbare 7 giorni su sette, arrivando a qualcosa come 250 ore alla settimana».

La vicenda gli sta togliendo il sonno e la tranquillità. «Ovviamente stiamo andando per vie legali, al fine di farlo riassumere», continua il segretario provinciale della Filt Cgil Tito Ribechini che sta seguendo tutte le dinamiche sindacali interne alla cooperativa da tempo. Il sindacalista parla, i lavoratori caricano la miccia di speranze e frustrazioni. Carlo è uno di loro. «A tutti noi potrebbe succedere quel che è capitato a lui, bisogno essere uniti e solidali», la butta lì il livornese Ilio Disegni, dal 2006 al magazzino. Ha moglie e figli a carico il labronico, come buona parte di quei ragazzoni di tutte le età e nazionalità che tutti i giorni sgobbano tra pancali e macchinari da smuovere per uno stipendio medio che si aggira intorno ai 1100 euro al mese. «Esclusi gli straordinari», aggiunge Rashid Elatif che arriva dal Marocco, solo ma con tanti progetti da realizzare. E' uno dei tanti là dentro ad essere scandalizzato dal fatto che ogni dipendente si paga la divisa da lavoro. «Ho 31 anni - dice - dal 2002 lavoro regolare in Italia ed ho girato tante realtà, ma è la prima volta che mi ritrovo a cacciar soldi per gli abiti da lavoro».

In cerchio, accalorati, ognuno ha voglia di sfogare quel rospo in gola trattenuto per troppo tempo: «Anche io nel passaggio da una cooperativa che gestiva il magazzino in subappalto e un'altra sono stato messo fuori, poi grazie al sindacato sono riuscito ad essere reinserito e posso continuare a vivere», dice la sua Gabriel John Cristo, from Nigeria. Il gruppo sembra compatto. «Perché tanto siamo tutti nella stessa barca», è il pensiero che accomuna tutti. «Per portare avanti battaglie per il riconoscimento del contratto bisogno che questi ragazzi siano uniti. La disgregazione del gruppo non porta a niente», conclude il sindacalista.

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