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Empoli

razzismo

Pace fatta dopo gli insulti razzisti

Daniele Bigazzi
Il direttore generale dell’Use Marco Mainardi
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Il direttore generale dell’Use Marco Mainardi

Cade l'accusa di cori razzisti rivolta all'Use Basket di Empoli. Sembra pace fatta fra le due società dopo la denuncia della Pallacanestro Firenze per gli insulti a sfondo razzista che sarebbero avvenuti sabato sera al PalaLazzeri

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EMPOLI. Cade l'accusa di cori razzisti rivolta all'Use Basket di Empoli. Sembra pace fatta fra le due società dopo la denuncia della Pallacanestro Firenze per gli insulti a sfondo razzista che sarebbero avvenuti sabato sera al PalaLazzeri.

Le due società hanno fatto un nuovo comunicato congiunto in cui assicurano che il comportamento della società empolese e dei suoi sostenitori è stato nei limiti di una normale competizione sportiva.
Non risulta perciò alle due società che «ci sia stato un accanimento di tipo razzista verso nessuno durante tutto il tempo dello svolgimento di gara».
Dunque gli insulti al giocatore di colore Andrew Rath, che fa parte del club fiorentino, sono sostanzialmente ridimensionati.

Grazie all'intervento del questore Francesco Tagliente, entrambe le società «hanno potuto chiarire quel che è accaduto durante la partita, ritenendo ogni cosa nell'ambito della sportività». La Nuova Pallacanestro Firenze sottolinea che i fatti in questione «sono avvenuti ben oltre la fine della partita, quando i giocatori stavano uscendo dalla palestra, inoltre la NPF non ritiene in nessun modo l'Use responsabile degli accaduti e considera le dichiarazioni relative al suo giocatore Andrew Rath apparse sul sito dell'Use, come il frutto dell'emozione per l'infortunio al giocatore Simone Gelli».

Una punta di rammarico e di stupore rimane, comunque, all' Use per il comportamento dell'arbitro che «ha continuato ad accusare il capitano Simone Gelli di simulazione mentre era dolorante a terra».
«Purtroppo non è stato bello non sincerarsi delle sue condizioni e questo forse ha fomentato un po' gli animi sugli spalti - spiega Marco Mainardi dirigente generale dell'Use - c'è gente in tribuna che è più difficile da controllare, ma nessuno si può permettere di accusarci di comportamenti razzisti, chiunque lo faccia dovrà fare i conti con la società».

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