Sicurezza
NO ALLA RELIGIONE
«Caro parroco, io mi sbattezzo»
Marco Pagli
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I Re Magi nella chiesa di San Giovanni Evangelista a EmpoliÈ entrato nel linguaggio comune come "sbattezzo", giuridicamente è la richiesta di non appartenere più alla Chiesa cattolica. Una pratica che sta prendendo sempre più piede e che, negli ultimi mesi, sta coinvolgendo molti cittadini battezzati anche nell'Empolese-Valdelsa
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EMPOLI. È entrato nel linguaggio comune come "sbattezzo", giuridicamente è la richiesta di non appartenere più alla Chiesa cattolica. Una pratica che sta prendendo sempre più piede e che, negli ultimi mesi, sta coinvolgendo molti cittadini battezzati anche nell'Empolese-Valdelsa.
Una quindicina di questi sono iscritti al circolo di Firenze dell'Unione atei e agnostici razionalisti, associazione che ha come presidenti onorari intellettuali come Margherita Hack, Sergio Staino e Piergiorgio Odifreddi e che ha lanciato l'iniziativa.
Ma esiste un popolo ancora più numeroso che ogni anno richiede di rescindere i legami con la propria parrocchia senza essere iscritto all'associazione. «La pratica dello sbattezzo è stata sollevata negli anni Ottanta - spiega Baldo Conti, coordinatore dell'Uaar di Firenze - ma solo nel 1995 la nostra associazione ha avviato una campagna di "bonifica statistica" dei battezzati. Dopo molte resistenze, nel 1999 è arrivata la sentenza del Garante per la privacy che ha confermato i nostri intenti e nel 2000 anche il tribunale di Padova ci ha dato ragione. Nel tempo la nostra iniziativa ha preso sempre più campo e adesso ogni anno nella provincia di Firenze ci sono decine di persone che chiedono al proprio parroco di essere cancellato dai registri dei fedeli».
Come fare. Quello che per la Chiesa è un atto di apostasia, rappresentando peccato mortale e addirittura delitto, per la legge italiana è una semplice formalità.
Per non essere considerati più appartenenti alla Chiesa cattolica, infatti, basta una raccomandata, che deve essere inviata alla parrocchia dove è avvenuto il sacramento.
«Essendo stato sottoposto a battesimo nella sua parrocchia, desidero che venga rettificato il dato in suo possesso tramite annotazione sul registro dei battezzati - c'è scritto nel modulo della raccomandata, scaricabile dal sito www.uaar.it - riconoscendo la mia inequivocabile volontà di non essere più considerato aderente alla confessione religiosa denominata "Chiesa cattolica apostolica romana"».
Il parroco, in base alla legge, deve ottemperare alla richiesta entro 15 giorni, pena il possibile ricorso all'autorità giudiziaria.
La testimonianza. I motivi di tale scelta possono essere molti e differenti da individuo a individuo. Stefano De Mastri, 27 anni empolese, ha effettuato la richiesta il mese scorso e prova a spiegare i suoi di motivi. «Non sono credente, ma agnostico - spiega - perciò mi sembra un grave errore fare parte di un'organizzazione che professa l'esistenza di Dio. È molto tempo che studio la storia delle religioni, leggendo anche i testi sacri, e mi sono convinto che esse non siano altro che invenzioni degli uomini. Penso che l'appartenenza ad una confessione non possa essere decisa da qualcun'altro quando ancora siamo dei neonati, incapaci di comprendere le cose. Inoltre ho deciso di sbattezzarmi per contribuire a rendere veritiere le statistiche della Chiesa, che ancora oggi ritiene che il 96% della popolazione italiana sia composta da fedeli, quando invece la maggior parte ha ricevuto il sacramento ma non è praticante».
Una quindicina di questi sono iscritti al circolo di Firenze dell'Unione atei e agnostici razionalisti, associazione che ha come presidenti onorari intellettuali come Margherita Hack, Sergio Staino e Piergiorgio Odifreddi e che ha lanciato l'iniziativa.
Ma esiste un popolo ancora più numeroso che ogni anno richiede di rescindere i legami con la propria parrocchia senza essere iscritto all'associazione. «La pratica dello sbattezzo è stata sollevata negli anni Ottanta - spiega Baldo Conti, coordinatore dell'Uaar di Firenze - ma solo nel 1995 la nostra associazione ha avviato una campagna di "bonifica statistica" dei battezzati. Dopo molte resistenze, nel 1999 è arrivata la sentenza del Garante per la privacy che ha confermato i nostri intenti e nel 2000 anche il tribunale di Padova ci ha dato ragione. Nel tempo la nostra iniziativa ha preso sempre più campo e adesso ogni anno nella provincia di Firenze ci sono decine di persone che chiedono al proprio parroco di essere cancellato dai registri dei fedeli».
Come fare. Quello che per la Chiesa è un atto di apostasia, rappresentando peccato mortale e addirittura delitto, per la legge italiana è una semplice formalità.
Per non essere considerati più appartenenti alla Chiesa cattolica, infatti, basta una raccomandata, che deve essere inviata alla parrocchia dove è avvenuto il sacramento.
«Essendo stato sottoposto a battesimo nella sua parrocchia, desidero che venga rettificato il dato in suo possesso tramite annotazione sul registro dei battezzati - c'è scritto nel modulo della raccomandata, scaricabile dal sito www.uaar.it - riconoscendo la mia inequivocabile volontà di non essere più considerato aderente alla confessione religiosa denominata "Chiesa cattolica apostolica romana"».
Il parroco, in base alla legge, deve ottemperare alla richiesta entro 15 giorni, pena il possibile ricorso all'autorità giudiziaria.
La testimonianza. I motivi di tale scelta possono essere molti e differenti da individuo a individuo. Stefano De Mastri, 27 anni empolese, ha effettuato la richiesta il mese scorso e prova a spiegare i suoi di motivi. «Non sono credente, ma agnostico - spiega - perciò mi sembra un grave errore fare parte di un'organizzazione che professa l'esistenza di Dio. È molto tempo che studio la storia delle religioni, leggendo anche i testi sacri, e mi sono convinto che esse non siano altro che invenzioni degli uomini. Penso che l'appartenenza ad una confessione non possa essere decisa da qualcun'altro quando ancora siamo dei neonati, incapaci di comprendere le cose. Inoltre ho deciso di sbattezzarmi per contribuire a rendere veritiere le statistiche della Chiesa, che ancora oggi ritiene che il 96% della popolazione italiana sia composta da fedeli, quando invece la maggior parte ha ricevuto il sacramento ma non è praticante».
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