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Iva non rimborsata, appello alla rivolta

Daniele Bagnai e il presidente Publiambiente Paolo Regini
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Daniele Bagnai e il presidente Publiambiente Paolo Regini

Nonostante la sentenza con cui la Corte Costituzionale ha stabilito che la Tia non è da considerare una tariffa ma una tassa, e che quindi l'Iva fatta pagare ai cittadini è illegittima, le aziende che gestiscono la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti - Publiambiente compresa - non restituiranno i soldi che non dovevano incassare e addirittura si apprestano a chiedere l'Iva anche sulla Tia del 2010

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EMPOLI. Nonostante la sentenza con cui la Corte Costituzionale ha stabilito che la Tia non è da considerare una tariffa ma una tassa, e che quindi l'Iva fatta pagare ai cittadini è illegittima, le aziende che gestiscono la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti - Publiambiente compresa - non restituiranno i soldi che non dovevano incassare e addirittura si apprestano a chiedere l'Iva anche sulla Tia del 2010. Di fronte a questa situazione c'è chi - come il capogruppo del Popolo della libertà nel circondario dell'Empolese Valdelsa Daniele Bagnai - si ribella e invita i contribuenti a fare altrettanto. Come? Diffidando Publiambiente ad adempiere a quanto disposto dalla Corte costituzionale e dunque a decurtare le prossime bollette del dieci per cento, tanto quanto il valore dell'Iva sulla Tia.
Dopo essere già intervenuto sulla questione nel Comune dove è stato eletto (Montelupo Fiorentino), il capogruppo del Popolo della libertà ha presentato un'interrogazione, per sapere come la giunta esecutiva del Circondario valuti il comportamento di Publiambiente e quali iniziative abbia adottato o intenda adottare per evitare che si continui a percepire indebitamente l'Iva dai contribuenti, in deroga a quanto disposto dalla sentenza.
«La Corte costituzionale - ricorda Bagnai - ha stabilito che il contribuente con la Tia non paga il corrispettivo di un servizio a domanda individuale ma una tassa di tipo locale, e che quindi, qualora volesse ricorrere contro l'imposizione, dovrebbe avere come referente il giudice tributario e non il giudice civile. Publiambiente, al pari di altri gestori del servizio, non intende ottemperare alla sentenza per quanto l'articolo 137 della Costituzione dica espressamente che le sentenze della Corte Costituzionale non sono impugnabili e quindi obbligano ad applicarne i contenuti. Anche per quanto concerne la fattura relativa al terzo acconto 2009 per le utenze domestiche - sottolinea ancora Bagnani - è stata calcolata l'Iva al dieci per cento e riteniamo l'atto palesemente illecito sul punto. Occorre realisticamente precisare che, purtroppo, essendo mediamente di lieve entità gli importi indebitamente richiesti, chi ha necessità di rivolgersi a un professionista per farsi assistere nella stesura di un ricorso, vi rinuncia, perché pur essendo presumibilmente destinato a vincere, stante il tenore della sentenza, finisce per valutare meno oneroso il pagamento della gabella».
La sentenza della Corte Costituzionale dovrebbe avere effetto anche per i rapporti pregressi non ancora prescritti, ma non c'è dubbio - ribadisce il capogruppo del Popolo della libertà - «che dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale (il 29 luglio scorso) a nessun contribuente possa essere lecitamente richiesta la corresponsione dell'Iva, mancando i presupposti giuridici che la legittimano».
Da qui il suggerimento a tutti i contribuenti che pur decidessero di pagare di indirizzare una lettera di messa in mora a Publiambiente, diffidandola «ad adempiere, ai sensi dell'articolo 1.219 del codice civile, al disposto della sentenza 238/2009 della corte costituzionale, che avendo riconosciuto alla Tia la natura di tassa la esenta da gravami Iva».

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