Il Tirreno

Empoli

Il personale ai sindacati

Caos al pronto soccorso

Francesco Turchi
Caos al pronto soccorso

«Adesso basta con le accuse: il reparto deve essere riorganizzato». Il personale del pronto soccorso passa al contrattacco. Da quando è stato inaugurato, molto spesso è bersaglio dalle critiche degli utenti, stufi di attese troppo lunghe. E in molte occasioni viene puntato l'indice proprio contro gli addetti ai lavori

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EMPOLI. Che sono stanchi di sentirsi accusati, al punto che sarebbero pronti a un clamoroso sciopero: ma sindacati e azienda presto potrebbero incontrarsi proprio allo scopo di scongiurare questa ipotesi.

Per il momento non ci sono prese di posizione ufficiali. Ma il malcontento tra i dipendenti è ormai noto: «Effettivamente - dice Giampaolo Giannoni del Nursind (sindacato delle professioni infermieristiche) - abbiamo riscontrato un certo disagio in merito al tipo di organizzazione del lavoro. Ne parleremo con l'azienda. Ma è prematuro dire di più».

Ma qual è realmente il problema? Nei quasi due anni trascorsi dal giorno dell'inaugurazione, sono arrivate ai vertici dell'Asl 11 di Empoli, anche attraverso le pagine del nostro giornale, numerose segnalazioni di utenti tutt'altro che entusiasti del "trattamento" ricevuto al pronto soccorso dell'ospedale San Giuseppe, soprattutto in merito alla tempistica.

Secondo quanto si vocifera, non sempre il personale si sarebbe sentito tutelato dall'azienda, con l'ulteriore conseguenza di sentirsi delegittimato di fronte agli occhi dei cittadini.

Al centro della contesa c'è appunto il tipo di organizzazione: secondo l'Asl il triage (metodo attraverso il quale viene identificato con un colore il grado di urgenza del paziente) e tutto ciò che viene dopo, così com'è stato pensato è efficace e quindi eventuali ritardi sarebbero dovuti a un sovraffollamento del pronto soccorso o a un rallentamento le cui cause sono riconducibili ai dipendenti.

Dall'altra parte il personale ritiene la procedura inadeguata e molto spesso "colpevole" delle frenate. Una convinzione che è stata depositata nelle mani dei sindacati, che ora hanno il compito di far presente all'azienda il malumore che serpeggia nel reparto.

Sul piatto non ci sarebbe dunque la richiesta di un potenziamento del reparto: la questione non è il numero di addetti in servizio, ma la procedura da seguire in tema di visite, analisi ed esami vari del cittadino che arriva al pronto soccorso, che spesso risulta essere troppo lunga.

In alcuni casi i cittadini si sono rivolti alla nostra redazione per testimoniare i disservizi. Come nel caso del pensionato di Santa Croce che lo scorso gennaio fu visitato dopo ore di attesa, così come è successo poco dopo a Franco Boldrini, arrivato al pronto soccorso col naso fratturato dopo una caduta accidentale e visitato dopo 5 ore. Gli episodi si sono ripetuti nel tempo, contribuendo a rendere più tesi i rapporti tra l'azienda e il personale, che ha chiesto al sindacato di interessarsi direttamente della questione.

L'ipotesi dello sciopero appare almeno per il momento piuttosto remota, ma è comunque stata messa sul tavolo da alcuni dipendenti, stanchi di vestire i panni del capro espiatorio.

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