Attenzione
Assenteismo Asl
Flop delle visite fiscali, l'Asl è al verde
Marco Pagli
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In netto calo le visite fiscali a domicilioAveva giurato guerra aperta all'assenteismo, suscitando polemiche a non finire per l'obbligatorietà delle visite fiscali anche per un solo giorno di assenza e per l'ampliamento dell'orario di reperibilità degli statali. Ma adesso, con il decreto 78 del luglio di quest'anno e la delibera numero 20 della Corte dei conti arrivata appena tre giorni fa, la crociata anti-fannulloni del ministro Brunetta rischia di finire in una bolla di sapone
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EMPOLI. Aveva giurato guerra aperta all'assenteismo, suscitando polemiche a non finire per l'obbligatorietà delle visite fiscali anche per un solo giorno di assenza e per l'ampliamento dell'orario di reperibilità degli statali. Ma adesso, con il decreto 78 del luglio di quest'anno e la delibera numero 20 della Corte dei conti arrivata appena tre giorni fa, la crociata anti-fannulloni del ministro Brunetta rischia di finire in una bolla di sapone.
L'Asl 11, che si occupa dei controlli ai dipendenti pubblici, infatti, non riesce più ad ottemperare a tutte le richieste che vengono dagli enti e in questi ultimi mesi di influenza. Solo il 50-60% di coloro che erano in malattia ha ricevuto la visita del medico fiscale.
I motivi? Semplice, il tempo ridotto e i costi del servizio. La cosiddetta "manovrina d'estate", cioè il decreto 78 del primo luglio 2009, infatti ha introdotto due novità molto rilevanti rispetto al decreto 112 del 25 giugno 2008. Da una parte è stata abrogata tutta la parte relativa agli orari di reperibilità per i lavoratori statali e quindi dalle 11 ore previste dal precedente decreto (con le fasce 8-13 e 14-20) si è tornati alle canoniche quattro (con le fasce 10-12 e 17-19), che valgono anche per i dipendenti privati. Dall'altra è stato trasferito l'onere dei costi per i controlli dalle singole amministrazioni pubbliche al servizio sanitario stesso. Questo con la promessa - piuttosto generica dal momento che non si fissa nè l'importo nè la data precisa di attivazione - che «a decorrere dall'anno 2010» sarà predisposto un fondo specifico, a carattere regionale, per il rimborso delle spese delle visite fiscali alle aziende sanitarie. I soldi saranno distribuiti in base all'incidenza dei dipendenti pubblici su ogni territorio.
Morale della favola: da una parte si trasferiscono le spese sulle spalle delle Asl, lasciandole scoperte nella migliore delle ipotesi per sei mesi (da luglio 2009 a gennaio 2010), e si riducono i tempi di reperibilità, mentre dall'altra si mantiene l'obbligo delle visite fiscali a tappeto per i dipendenti pubblici. Una incongruenza che ha intaccato pesantemente l'attività di controllo anche della Asl 11. «In questi ultimi mesi, in cui le richieste di controlli fiscali da parte degli enti pubblici sono lievitate a causa dell'influenza che quest'anno è arrivata in anticipo - spiega il dottor Mauro Valiani, direttore del dipartimento di medicina del lavoro - siamo riusciti a garantire una copertura solo del 50% o poco più. La causa principale di questa impossibilità ad effettuare tutte le visite risiede nelle riduzione dell'orario di reperibilità, che è passato da 11 a 4 ore senza che sia cambiata la sostanza dei compiti che ci sono stati affidati. Inoltre c'è anche un problema di spesa perchè i costi del servizio gravano interamente sulle Asl, mentre fino a luglio erano le amministrazioni pubbliche che pagavano. Noi abbiamo un budget di spesa che non possiamo superare e che di conseguenza limita il numero dei controlli che i nostri dieci medici fiscali possono effettuare».
L'Asl 11, che si occupa dei controlli ai dipendenti pubblici, infatti, non riesce più ad ottemperare a tutte le richieste che vengono dagli enti e in questi ultimi mesi di influenza. Solo il 50-60% di coloro che erano in malattia ha ricevuto la visita del medico fiscale.
I motivi? Semplice, il tempo ridotto e i costi del servizio. La cosiddetta "manovrina d'estate", cioè il decreto 78 del primo luglio 2009, infatti ha introdotto due novità molto rilevanti rispetto al decreto 112 del 25 giugno 2008. Da una parte è stata abrogata tutta la parte relativa agli orari di reperibilità per i lavoratori statali e quindi dalle 11 ore previste dal precedente decreto (con le fasce 8-13 e 14-20) si è tornati alle canoniche quattro (con le fasce 10-12 e 17-19), che valgono anche per i dipendenti privati. Dall'altra è stato trasferito l'onere dei costi per i controlli dalle singole amministrazioni pubbliche al servizio sanitario stesso. Questo con la promessa - piuttosto generica dal momento che non si fissa nè l'importo nè la data precisa di attivazione - che «a decorrere dall'anno 2010» sarà predisposto un fondo specifico, a carattere regionale, per il rimborso delle spese delle visite fiscali alle aziende sanitarie. I soldi saranno distribuiti in base all'incidenza dei dipendenti pubblici su ogni territorio.
Morale della favola: da una parte si trasferiscono le spese sulle spalle delle Asl, lasciandole scoperte nella migliore delle ipotesi per sei mesi (da luglio 2009 a gennaio 2010), e si riducono i tempi di reperibilità, mentre dall'altra si mantiene l'obbligo delle visite fiscali a tappeto per i dipendenti pubblici. Una incongruenza che ha intaccato pesantemente l'attività di controllo anche della Asl 11. «In questi ultimi mesi, in cui le richieste di controlli fiscali da parte degli enti pubblici sono lievitate a causa dell'influenza che quest'anno è arrivata in anticipo - spiega il dottor Mauro Valiani, direttore del dipartimento di medicina del lavoro - siamo riusciti a garantire una copertura solo del 50% o poco più. La causa principale di questa impossibilità ad effettuare tutte le visite risiede nelle riduzione dell'orario di reperibilità, che è passato da 11 a 4 ore senza che sia cambiata la sostanza dei compiti che ci sono stati affidati. Inoltre c'è anche un problema di spesa perchè i costi del servizio gravano interamente sulle Asl, mentre fino a luglio erano le amministrazioni pubbliche che pagavano. Noi abbiamo un budget di spesa che non possiamo superare e che di conseguenza limita il numero dei controlli che i nostri dieci medici fiscali possono effettuare».
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