Gioco
Empoli
Noi, giovani talenti costretti ad andare a lavorare all'estero
Filippo Cioni
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Azzurra Mangani, Claudia Manetti, Roberto Arrighi, Marco Del Seta e Federico BantiHanno sfatato il mito dell'estero come perfetto El Dorado ma per alcuni di loro andare fuori dall'Italia ha offerto una concreta possibilità di affermarsi dal punto di vista culturale e lavorativo. Loro sono cinque giovani laureati del territorio, talenti, cervelli fuggiti anche solo per un po' dall'Italia «perché - hanno detto - il nostro è un paese che forma molto bene ma poi non offre la possibilità concreta di affermarsi»
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EMPOLI. Hanno sfatato il mito dell'estero come perfetto El Dorado ma per alcuni di loro andare fuori dall'Italia ha offerto una concreta possibilità di affermarsi dal punto di vista culturale e lavorativo. Loro sono cinque giovani laureati del territorio, talenti, cervelli fuggiti anche solo per un po' dall'Italia «perché - hanno detto - il nostro è un paese che forma molto bene ma poi non offre la possibilità concreta di affermarsi».
Lo hanno sottolineato più volte nel corso del primo appuntamento di "Sperimentando via da qui", una serie di due incontri promossi dal comitato organizzatore del premio Pozzale per discutere liberamente di ricerca, lavoro, precarietà, eccellenza e innovazione.
Il primo appuntamento si è svolto alla biblioteca Fucini di Empoli, il secondo è in programma il 19 dicembre in palazzo Pretorio. I primi protagonisti sono stati Azzurra Mangani, Roberto Arrighi, Marco Del Seta, Federico Banti e Claudia Manetti. Giovani talenti empolesi che si sono sacrificati per toccare l'eccellenza. Alcuni di loro vantano importanti esperienze lontano dall'Italia, altri guardano all'estero con occhi dolci.
«Mi sono laureata in Archeologia - spiega Azzurra Mangani, 23 anni - ma per noi archeologi qua non esiste sbocco. C'è in compenso il nonnismo, gerarchie impenetrabili. L'estero credo sia una risorsa rispetto all'Italia».
Roberto Arrighi, 33 anni, è invece laureato in Psicologia con un dottorato in processi cognitivi. Lavora al Cnr di Pisa, ma per affermarsi ha dovuto trovare in Australia quello che l'Italia non gli ha offerto. «Uno dei problemi pricipali è il mancato investimento nel campo della ricerca - ha spiegato - lottiamo contro i mulini a vento. Quello che serve è un cambiamento culturale, credere di più in quello che si fa e interagire, favorire uno scambio di idee fra culture diverse. Questo è quello che accade nei campus australiani. C'è più ricchezza culturale».
Federico Banti, 35 anni, è invece laureato in matematica a Pisa con un dottorato di ricerca a Lisbona durato 4 anni. «Il Portogallo investe molto sull'Università - ha spiegato - e mi ha dato la seria opportunità di avviare un percorso postlaurea. Non voglio che si parli di estero come El Dorado, perché anche lì quello che vuoi devi guadagnartelo. Ma se credi in qualcosa, è più facile trovare i fondi per ottenerlo. C'è molta meno burocrazia e voglia di investire, di credere in quel che si fa».
Poi il quarantenne Marco Del Seta, una laurea in matematica a Liverpool e insegnamenti a Oxford e in California dove tutt'oggi lavora, alla Sun Microsystems, azienda di 35mila dipendenti, dove svolge un ruolo dirigenziale importante.
La 27enne Claudia Manetti, invece, è dottoranda in Scienze cognitive a Siena dopo una laurea in Lingue. «Mi occupo di acquisizione del linguaggio nei bambini - ha spiegato - ma qua in Italia ritengo sia impossibile pensare ad un futuro. Andare all'estero, come previsto nel nostro dottorato, sarà senz'altro una cosa positiva che sfrutterò per avere una opportunità».
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