Gioco
EMPOLI
Agricoltura al collassorischiano di saltare5mila posti di lavoro
Marco Pagli
Sos dei sindacati di categoria che scendono in piazza per chiedere la dichiarazione dello stato di crisi
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EMPOLI. È una crisi verticale e generalizzata quella che sta sconvolgendo l'agricoltura anche nell'Empolese-Valdelsa. Produzione crollata, prezzi sempre più bassi e il rischio di perdere 5mila posti di lavoro, oltre il 50% dell'occupazione. Un settore che è in ginocchio e che rischia il collasso. E non stiamo parlando di un comparto marginale all'interno dell'economia del territorio: il settore primario, infatti, nella nostra area conta 2800 aziende, prevalentemente piccole e medie, che occupano circa 9mila addetti. Un motore pulsante per l'Empolese-Valdelsa, dove la produzione è circa la metà dell'intera provincia.
I numeri relativi all'ultimo anno, però, sono di quelli che fanno paura e denotano una crisi che i produttori definiscono la più grande degli ultimi venti anni. «La situazione non è difficile, ma tragica - spiega Sandro Piccini, presidente della Cia provinciale durante la conferenza congiunta insieme ai rappresentanti di Confagricoltura, Lega Coop e Fedagri - che ha parte - questa crisi ci sta schiacciando e non vediamo vie di uscita certe. Ce ne sono state altre nel corso degli ultimi anni, ma questa è peggiore perché innanzitutto investe tutti i settori produttivi e quindi anche le aziende pluriproduttive, che nella nostra area sono la gran parte, sono colpite in pieno non essendoci prodotti che possano quantomeno limitare le perdite degli altri. Inoltre è globale e non ci sono spiragli di speranza su altri mercati».
Le cause, ovviamente, sono molteplici e profonde, in gran parte legate alla globalizzazione che nell'agricoltura ha prodotto più danni che altrove. Si va dal crollo dei prezzi alla diminuzione sostanziale della domanda, alla scarsa propensione al credito, fino all'introduzione selvaggia delle merci a basso prezzi dai paesi al di fuori dell'Europa. «Nell'ultimo anno, nonostante i costi di produzione siano rimasti costanti, il prezzo all'ingrosso di generi importanti per il nostro territorio come vino, olio e cereali - dice Sergio Berziga, direttore dell'Unione agricoltori provinciale - è notevolmente calato, ma questo non ha prodotto un abbassamento dei prezzi al dettaglio. E per di più in un momento in cui è fortemente calata anche la produzione. Questo significa che chi controlla la distribuzione non si è adeguato ai prezzi di chi produce». «Abbiamo - prosegue Piccini - quote sempre maggiori di invenduto e nell'ultimo anno siamo arrivati a vendere vino e olio in conto vendita. Chiediamo la dichiarazione dello stato di crisi, che permetterebbe alle molte aziende che nell'ultimo periodo hanno fatto investimenti di rinviare le scadenze bancarie e il pagamento dei contributi. Chiediamo il ripristino dei finanziamenti per oltre un milardo all'agricoltura tagliati dall'ultima finanziaria, un monitoraggio più attento e ferreo sui prezzi e lo stop all'arrivo di merci a basso costo da paesi extracomunitari».
Per protestare contro l'introduzione di questi prodotti le associazioni di categoria saranno oggi al porto di Livorno. Mentre mercoledì ci saranno due presidi a Firenze: davanti al consiglio regionale e alla prefettura.
I numeri relativi all'ultimo anno, però, sono di quelli che fanno paura e denotano una crisi che i produttori definiscono la più grande degli ultimi venti anni. «La situazione non è difficile, ma tragica - spiega Sandro Piccini, presidente della Cia provinciale durante la conferenza congiunta insieme ai rappresentanti di Confagricoltura, Lega Coop e Fedagri - che ha parte - questa crisi ci sta schiacciando e non vediamo vie di uscita certe. Ce ne sono state altre nel corso degli ultimi anni, ma questa è peggiore perché innanzitutto investe tutti i settori produttivi e quindi anche le aziende pluriproduttive, che nella nostra area sono la gran parte, sono colpite in pieno non essendoci prodotti che possano quantomeno limitare le perdite degli altri. Inoltre è globale e non ci sono spiragli di speranza su altri mercati».
Le cause, ovviamente, sono molteplici e profonde, in gran parte legate alla globalizzazione che nell'agricoltura ha prodotto più danni che altrove. Si va dal crollo dei prezzi alla diminuzione sostanziale della domanda, alla scarsa propensione al credito, fino all'introduzione selvaggia delle merci a basso prezzi dai paesi al di fuori dell'Europa. «Nell'ultimo anno, nonostante i costi di produzione siano rimasti costanti, il prezzo all'ingrosso di generi importanti per il nostro territorio come vino, olio e cereali - dice Sergio Berziga, direttore dell'Unione agricoltori provinciale - è notevolmente calato, ma questo non ha prodotto un abbassamento dei prezzi al dettaglio. E per di più in un momento in cui è fortemente calata anche la produzione. Questo significa che chi controlla la distribuzione non si è adeguato ai prezzi di chi produce». «Abbiamo - prosegue Piccini - quote sempre maggiori di invenduto e nell'ultimo anno siamo arrivati a vendere vino e olio in conto vendita. Chiediamo la dichiarazione dello stato di crisi, che permetterebbe alle molte aziende che nell'ultimo periodo hanno fatto investimenti di rinviare le scadenze bancarie e il pagamento dei contributi. Chiediamo il ripristino dei finanziamenti per oltre un milardo all'agricoltura tagliati dall'ultima finanziaria, un monitoraggio più attento e ferreo sui prezzi e lo stop all'arrivo di merci a basso costo da paesi extracomunitari».
Per protestare contro l'introduzione di questi prodotti le associazioni di categoria saranno oggi al porto di Livorno. Mentre mercoledì ci saranno due presidi a Firenze: davanti al consiglio regionale e alla prefettura.
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