Il Tirreno

Empoli

IL CASO DI PADRE EMMANUEL

Manette in canonica per il prete di Ponzanoaccusato di genocidio

Francesco Turchi
Don Emmanuel il prete arrestato ieri mattina nella canonica di Ponzano
◗
Don Emmanuel il prete arrestato ieri mattina nella canonica di Ponzano

In manette il vice parroco di Ponzano: don Emmanuel Uwayezu, 47 anni, di etnia hutu, è stato arrestato ieri mattina dai carabinieri di Firenze, che hanno suonato il campanello della canonica esibendo un mandato di cattura internazionale. Il sacerdote, che ora si trova nel carcere di Sollicciano, è accusato di essere implicato nel massacro di 80 giovani di origine tutsi

2 MINUTI DI LETTURA





EMPOLI. In manette il vice parroco di Ponzano: don Emmanuel Uwayezu, 47 anni, di etnia hutu, è stato arrestato ieri mattina dai carabinieri di Firenze, che hanno suonato il campanello della canonica esibendo un mandato di cattura internazionale. Il sacerdote, che ora si trova nel carcere di Sollicciano, è accusato di essere implicato nel massacro di 80 giovani di origine tutsi, avvenuto nella scuola che lui stesso dirigeva durante la guerra civile nel 1994.

Il mandato di cattura è stato emesso dalle autorità giudiziarie ruandesi e poi trasmesso attraverso l'Interpol, con richiesta di estradizione.
A lanciare per prima l'accusa al parroco è stata, cinque mesi fa, un'associazione non governativa, African Rights, che ha sede a Londra.

In passato le denunce dell'organizzazione hanno determinato l'apertura di diversi filoni d'inchiesta del tribunale penale internazionale sul genocidio ruandese. Il sacerdote cattolico Emmanuel Uwayezu, come denuncia African Rights, sarebbe coinvolto nel massacro, il 7 maggio del 1994, «di più di ottanta giovani alunni fra i dodici e i venti anni» che studiavano nel complesso scolastico Misericordia di Maria, di cui era direttore, a Kibeho, nel sud del Ruanda. «La mattina del 7 maggio 1994 - denuncia l'organizzazione non governativa che ha base a Londra - un gran numero di miliziani che brandivano machete e coltelli ha accerchiato gli alunni, la maggioranza dei quali si trovava nel refettorio. I gendarmi che erano stati piazzati per garantire la sicurezza dei ragazzi hanno sparato in aria invece di disperdere gli attaccanti». «Il massacro - prosegue il documento di African Rights - è quindi cominciato. Ad eccezione di un pugno di sopravissuti, gli studenti in maggioranza morirono, uccisi dai fucili o dalle granate dei gendarmi o dalle lance, le accette e i machete dei miliziani hutu. Padre Uwayezu - dice ancora l'Ong - è tornato a Kibeho diversi giorni dopo i massacri per fare in modo che i gendarmi impartissero un addestramento militare agli allievi hutu di sesso maschile affinché potessero cercare i sopravissuti».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa