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Con false società ciclisticheevadono 8 milioni, 6 denunce

Francesco Turchi

Nell'indagine sono coinvolte dieci associazioni di ciclismo dilettantistico e diverse azinede. Il meccanismo messo in piedi da un 50enne di Castelfiorentino consisteva nell'aprire e chiudere club sportivi per emettere false fatture di sponsorizzazione. Le indagini sono partite dopo a seguito di un accertamento fiscale nei confronti di una concessionaria di auto che nonostante fosse ormai avviata verso il fallimento, pagava sponsorizzazione considerevoli ad alcune società sportive

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Apriva e chiudeva associazioni sportive no-profit di ciclismo dilettantistico, intestate anche a parenti (compreso il padre defunto) per emettere fatture false per finte sponsorizzazione nei confronti di società che in questo modo creavano costi artefatti per abbattere notevolmente i loro ricavi. Il sistema, creato da un cinquantenne di Castelfiorentino, è stato scoperto dalla guardia di finanza della tenenza di Castelfiorentino (Firenze): evasi oltre sei milioni di euro di imposte dirette e circa 2,2 milioni di euro di Iva. Sei le persone denunciate con le accuse di emissione di fatture false, omessa presentazione delle dichiarazioni annuali di imposte dirette ed Iva, occultamento e distruzione di scritture contabili e presentazione di dichiarazioni fiscali fraudolente mediante uso di fatture false.

Nell'indagine sono coinvolte dieci associazioni sportive toscane di ciclismo dilettantistico, tre società di promozione pubblicitaria, due della Valdelsa e una ungherese, e quattro ditte toscane che operano nei settori del commercio all'ingrosso di articoli sportivi, della fabbricazione di insegne elettriche e segnalatori elettrici, di strutture alberghiere e ristorazione e nella costruzione di apparecchi elettronici, con sede a Poggibonsi, Cecina e Castelfiorentino. Il meccanismo era attivo dal 2000-2001. Dalle indagini è emerso che le associazioni sportive, che solo in casi sporadici partecipavano a gare regionali, erano intestate a cosiddette 'teste di legno',  e hanno operato totalmente in nero e sconosciute al fisco e al Coni. Le indagini sono scattate a seguito di un accertamento fiscale nei confronti di una concessionaria di auto che nonostante fosse ormai avviata verso il fallimento, pagava sponsorizzazione considerevoli ad alcune società sportive.

Il giro di denaro transitava attraverso 47 conti correnti bancari, un conto corrente postale e 14 libretti di deposito a risparmio ubicati in diversi istituti di credito della Toscana. Il denaro utilizzato per il pagamento delle fatture emesse dalle associazioni sportive, dopo essere transitato tra i vari conti correnti, in parte (stornata la "commissione" per il servizio svolto) ritornava in contanti ai beneficiari del documento fiscale.

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