La protesta
Il racconto della ragazza
Nel mirino dei banditi da un mese«Ci tenevano d'occhio, giorno e notte»
Lucia Aterini
◗
Sopra la villa e accanto il salto che hanno fatto 2 dei ladri per la fugaIl sangue dell'imprenditore preso a sprangate dai tre banditi e ferito allo zigomo e a un occhio. Preso a morsi e a graffi sulle braccia. E con un bernoccolo per un vaso che gli è stato spaccato in testa
3 MINUTI DI LETTURA
MONTELUPO. Il sangue. Il sangue dell'imprenditore preso a sprangate dai tre banditi e ferito allo zigomo e a un occhio. Preso a morsi e a graffi sulle braccia. E con un bernoccolo per un vaso che gli è stato spaccato in testa. E altre scie rosse lasciate da uno dei ladri rimasto ferito in modo abbastanza grave. E' stato lui il primo ad aggredire Andrea Sguerri, il proprietario della villa di Botinaccio, che ha reagito a colpi di karate probabilmente rompendo il naso al suo avversario. «Ero in ginocchio - racconta Sguerri - dopo che mi avevano immobilizzato. Non potevo muovervi ma ho visto che quello che avevo affrontato perdeva sangue e lo ripuliva poi con una maglia».
Quell'indumento non è stato ritrovato. Ma la villa è ancora piena di segni della rapina, di quei lunghi minuti che la famiglia Sguerri ha trascorso in balia dei tre uomini dell'Est che erano già stati visti nei giorni scorsi nella zona.
Il sangue è rimasto alla porta della taverna e sul pavimento vicino alla scala a chiocciola nel sottosuolo.
E nel garage, sempre vicino alla taverna, ci sono ancora i pezzi del vaso di ceramica, preso dai ladri su un tavolo in terrazza e spaccato sulla testa di Andrea Sguerri.
La polizia, diretta dal primo dirigente Maurizio Di Domenico, ha lavorato tutta la notte e decine sono i reperti su cui sta lavorando la Scientifica. «Abbiamo trovato dei calzini in casa - racconta la figlia Eva - non sono nostri e probabilmente sono stati usati come guanti per non lasciare impronte». E poi, appunto, viene analizzato il sangue che ha perso il rapinatore (ma anche il proprietario). E, infine, l'auto con cui i tre sono fuggiti. Una Ford Fiesta che era stata vista nei giorni scorsi anche dai vicini. E che, prima di fare il colpo, era stata parcheggiata proprio di fronte alla villa. Tutti elementi che la polizia sta vagliando e che sta comparando con altri furti avvenuti nella zona. Indizi preziosi che potrebbero portare in breve all'identificazione. E al loro arresto.
L'incubo, però, ancora non è passato nella casa che si affaccia sulla piscina della villa e su un campo di olivi. E che comunque non è isolata (accanto ci sono altre abitazioni).
La paura ancora si legge negli occhi buoni e belli di Eva, la figlia dei coniugi Sguerri Corti, diciotto anni da tre giorni, che ha vissuto l'ultima parte della rapina. Un tempo sufficiente per vedere due dei rapinatori, uno moro con i capelli lunghi e pieni di gelatina. E uno biondiccio, più robusto (mentre il terzo come hanno raccontato i genitori aveva un passamontagna o qualcosa che gli copriva il volto). Tutti e tre non tanto alti. Uno fuggito dal corridoio di ingresso. E l'altro dalla parte del garage dopo aver fatto un salto di un paio di metri dalla terrazza.
«Da un mese - racconta Eva - ci telefonava qualcuno la sera ma quando andavamo a rispondere il numero era privato e non rispondeva nessuno. E poi avevano cominciato a farlo anche la mattina. Poi alla fine hanno fatto anche il resto». Un furto questo che, come pensano gli investigatori, è finito male ed è diventato una rapina convulsa e non studiata a tavolino perché i ladri, prima di fuggire, si sono dimenticati alcuni gioielli della moglie. Ma comunque un furto troppo violento, non da ladri ma da banditi.
Quell'indumento non è stato ritrovato. Ma la villa è ancora piena di segni della rapina, di quei lunghi minuti che la famiglia Sguerri ha trascorso in balia dei tre uomini dell'Est che erano già stati visti nei giorni scorsi nella zona.
Il sangue è rimasto alla porta della taverna e sul pavimento vicino alla scala a chiocciola nel sottosuolo.
E nel garage, sempre vicino alla taverna, ci sono ancora i pezzi del vaso di ceramica, preso dai ladri su un tavolo in terrazza e spaccato sulla testa di Andrea Sguerri.
La polizia, diretta dal primo dirigente Maurizio Di Domenico, ha lavorato tutta la notte e decine sono i reperti su cui sta lavorando la Scientifica. «Abbiamo trovato dei calzini in casa - racconta la figlia Eva - non sono nostri e probabilmente sono stati usati come guanti per non lasciare impronte». E poi, appunto, viene analizzato il sangue che ha perso il rapinatore (ma anche il proprietario). E, infine, l'auto con cui i tre sono fuggiti. Una Ford Fiesta che era stata vista nei giorni scorsi anche dai vicini. E che, prima di fare il colpo, era stata parcheggiata proprio di fronte alla villa. Tutti elementi che la polizia sta vagliando e che sta comparando con altri furti avvenuti nella zona. Indizi preziosi che potrebbero portare in breve all'identificazione. E al loro arresto.
L'incubo, però, ancora non è passato nella casa che si affaccia sulla piscina della villa e su un campo di olivi. E che comunque non è isolata (accanto ci sono altre abitazioni).
La paura ancora si legge negli occhi buoni e belli di Eva, la figlia dei coniugi Sguerri Corti, diciotto anni da tre giorni, che ha vissuto l'ultima parte della rapina. Un tempo sufficiente per vedere due dei rapinatori, uno moro con i capelli lunghi e pieni di gelatina. E uno biondiccio, più robusto (mentre il terzo come hanno raccontato i genitori aveva un passamontagna o qualcosa che gli copriva il volto). Tutti e tre non tanto alti. Uno fuggito dal corridoio di ingresso. E l'altro dalla parte del garage dopo aver fatto un salto di un paio di metri dalla terrazza.
«Da un mese - racconta Eva - ci telefonava qualcuno la sera ma quando andavamo a rispondere il numero era privato e non rispondeva nessuno. E poi avevano cominciato a farlo anche la mattina. Poi alla fine hanno fatto anche il resto». Un furto questo che, come pensano gli investigatori, è finito male ed è diventato una rapina convulsa e non studiata a tavolino perché i ladri, prima di fuggire, si sono dimenticati alcuni gioielli della moglie. Ma comunque un furto troppo violento, non da ladri ma da banditi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
