Italia
TRIBUTI E BALZELLI
Tassa per la musica in negoziola Cna invita a non pagarla
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Il coordinatore della Cna Paolo GianassiParrucchieri, centri estetici e albergatori. A decine nella Valdelsa sono stati raggiunti da una nuova richiesta di pagamento dei diritti di autore per la musica di sottofondo trasmessa nei loro locali. Le richieste arrivano dalla Scf, Società consortile fonografici, e sono accompagnate dall'invio di fatture e di bollettini Mav
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CASTELFIORENTINO. Parrucchieri, centri estetici e albergatori. A decine nella Valdelsa sono stati raggiunti da una nuova richiesta di pagamento dei diritti di autore per la musica di sottofondo trasmessa nei loro locali. Le richieste arrivano dalla Scf, Società consortile fonografici, e sono accompagnate dall'invio di fatture e di bollettini Mav. Quest'invio non è passato inosservato. Anzi accade qualcosa anche di più forte: la Cna non usa mezzi termini e lancia una campagna che si potrebbe definire di dissobbedienza. Il messaggio che lancia alle imprese artigiane e turistiche è "non pagate". «Gli importi - spiega la Cna del Circondario e il coordinatore Paolo Gianassi - che vengono richiesti tra l'altro con una certa insistenza sono determinati unilateralmente. I nostri associati pagano già la Siae. In taluni casi la Scf si è addirittura spinta a minacciare azioni legali a tappeto quale conseguenza degli accertamenti che sarebbero stati effettuati all'interno degli esercizi da suoi "incaricati", nonostante il fatto che la legge sul diritto d'autore attribuisca unicamente all'autorità per le garanzie nelle comunicazioni ed alla Siae le competenze per la vigilanza in materia».
In relazione a questo comportamento Cna tiene a precisare che «le somme richieste dalla Società consortile fonografica per la trasmissione della musica di sottofondo e l'utilizzo dei relativi fonogrammi sono indebite - sottolinea la Confederazione dell'artigianato - la musica di sottofondo diffusa dagli esercizi è infatti, per lo più, quella trasmessa attraverso radio o televisione, sulla quale l'equo compenso è stato già pagato dalle emittenti». «La diffusione in ristoranti, caffè, attività artigiane, autobus - continua ancora Cna - non costituisce un'esecuzione pubblica primaria ma un semplice uso privato da parte del cittadino, e visto che il diritto per i beneficiari è stato già pagato dalle stazioni, che costituiscono le vere "utilizzatrici", l'ascolto dei fonogrammi nelle abitazioni private o all'interno degli esercizi commerciali o delle attività artigianali, deve essere esentato dal pagamento». Informazioni contrarie si leggono invece sul sito Internet dell'associzione che ha sede a Milano. Sullo stesso sito si argomentano i vari casi in cui si devono pagare i diritti agli autori.
Ma Cna non ha dubbi, ninete è dovuto in questo caso alla Società.
Sulla questione, tra l'altro, è intervenuta anche la Confederazione artigiani nazionale «che, dopo aver attivato un canale con la presidenza del consiglio dei ministri e con l'Autorità per le garanzie delle comunicazioni, ha invitato i soci a non pagare alcun corrispettivo in quanto indebito per la mancata approvazione di un regolamento per la determinazione degli importi ed l'assenza di vincoli per i suoi associati derivanti da convenzioni stipulate da parte di associazioni terze».
Cna invita pertanto i suoi associati «a non pagare - spiega ancora e conclude la Confederazione nazionale artigiani - quanto richiesto e a contattare gli uffici Cna della Valdelsa per richiedere il modello di diffida predisposto dall'associazione nazionale con cui rispondere alle richieste di pagamento».
In relazione a questo comportamento Cna tiene a precisare che «le somme richieste dalla Società consortile fonografica per la trasmissione della musica di sottofondo e l'utilizzo dei relativi fonogrammi sono indebite - sottolinea la Confederazione dell'artigianato - la musica di sottofondo diffusa dagli esercizi è infatti, per lo più, quella trasmessa attraverso radio o televisione, sulla quale l'equo compenso è stato già pagato dalle emittenti». «La diffusione in ristoranti, caffè, attività artigiane, autobus - continua ancora Cna - non costituisce un'esecuzione pubblica primaria ma un semplice uso privato da parte del cittadino, e visto che il diritto per i beneficiari è stato già pagato dalle stazioni, che costituiscono le vere "utilizzatrici", l'ascolto dei fonogrammi nelle abitazioni private o all'interno degli esercizi commerciali o delle attività artigianali, deve essere esentato dal pagamento». Informazioni contrarie si leggono invece sul sito Internet dell'associzione che ha sede a Milano. Sullo stesso sito si argomentano i vari casi in cui si devono pagare i diritti agli autori.
Ma Cna non ha dubbi, ninete è dovuto in questo caso alla Società.
Sulla questione, tra l'altro, è intervenuta anche la Confederazione artigiani nazionale «che, dopo aver attivato un canale con la presidenza del consiglio dei ministri e con l'Autorità per le garanzie delle comunicazioni, ha invitato i soci a non pagare alcun corrispettivo in quanto indebito per la mancata approvazione di un regolamento per la determinazione degli importi ed l'assenza di vincoli per i suoi associati derivanti da convenzioni stipulate da parte di associazioni terze».
Cna invita pertanto i suoi associati «a non pagare - spiega ancora e conclude la Confederazione nazionale artigiani - quanto richiesto e a contattare gli uffici Cna della Valdelsa per richiedere il modello di diffida predisposto dall'associazione nazionale con cui rispondere alle richieste di pagamento».
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