Il dolore
VINCI
Da gennaio senza prendere lo stipendio
Fra.Go.
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Claudio Calugi all’interno della Vetreria in ToscanaPresidente del cda ma anche dipendente della stessa azienda. Senza stipendio da un anno. Un destino che Claudio Calugi, numero uno del consiglio d'amministrazione della Vetreria in Toscana, condivide con gli altri 35 dipendenti dell'azienda
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VINCI. Presidente del cda ma anche dipendente della stessa azienda. Senza stipendio da un anno. Un destino che Claudio Calugi, numero uno del consiglio d'amministrazione della Vetreria in Toscana, condivide con gli altri 35 dipendenti dell'azienda. Che dall'autunno dell'anno scorso non percepiscono né lo stipendio né i soldi della cassa integrazione. Colpa della crisi, che si è mangiata nei primi sei mesi dell'anno l'80% di un fatturato da oltre sette milioni di euro. I clienti della vetreria, quegli americani che andavano matti per gli oggetti e i complementi d'arredo si sono dileguati. E le commesse importanti, quelle con un grande gruppo edile emiliano, si sono assottigliate. «Abbiamo cominciato a gennaio con la cassa integrazione a rotazione - spiega il presidente Calugi - cercando di pagare tutti i dipendenti, che sono anche soci, per primi. Ma la situazione finanziaria è disastrosa, e a giugno abbiamo inoltrato le pratiche per il pagamento diretto della cassa integrazione all'Inps, così come previsto dalle nuove normative». Ma fino ad oggi, non è arrivato nelle tasche dei lavoratori nemmeno un euro. E il presidente Calugi con tutto il cda ha cominciato una vera opera di resistenza. «Qualcosa si sta muovendo - aggiunge Calugi - anche se abbiamo chiesto la cassa integrazione fino al 31 ottobre». Un po' di respiro, forse, arriverà dai nuovi ordini. Un altro po' dalla vendita dell'area ex Cive. Gli accordi si stanno infatti stringendo in questi giorni e i soldi finiranno nelle casse della Vetreria di Vinci. Perché la parola d'ordine di chi guida la cooperativa è una sola: non chiudere.
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