Il Tirreno

Empoli

EMPOLI

Una scure su 900 posti

Marco Pagli
Sopra una manifestazione di lavoratori e accanto l’Inps
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Sopra una manifestazione di lavoratori e accanto l’Inps

Saranno all'incirca 900 le persone che nei prossimi quattro mesi potrebbero trovarsi senza lavoro. Questo secondo le stime dell'Inps. Le richieste di indennità per mobilità e disoccupazione, inviate alla sede di via Amendola fino ad ora, sono notevolmente lievitate rispetto all'anno scorso e ancora molte, un migliaio appunto, ci si aspetta che arriveranno di qui a dicembre

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EMPOLI. Saranno all'incirca 900 le persone che nei prossimi quattro mesi potrebbero trovarsi senza lavoro. Questo secondo le stime dell'Inps. Le richieste di indennità per mobilità e disoccupazione, inviate alla sede di via Amendola fino ad ora, sono notevolmente lievitate rispetto all'anno scorso e ancora molte, un migliaio appunto, ci si aspetta che arriveranno di qui a dicembre. Le previsioni di nuovi esuberi preoccupano anche il sindacato, che si prepara ad un autunno caldissimo.

Le previsioni sono nere per quanto riguarda le indennità di disoccupazione. L'istituto garantisce una copertura di 8 mesi per i lavoratori licenziati fino ai 49 anni di età (a cui va il 60% della retribuzione per i primi sei mesi e il 50% per i due successivi) e di 12 mesi per chi supera i 50 anni (per cui valgono le stesse percentuali degli altri fino all'ottavo mese, mentre per i mesi fino al dodicesimo viene corrisposto il 40% della retribuzione). L'indennità, comunque, non può superare gli 886,31 euro mensili. «Fino ad ora, nel 2009, ci sono arrivate già 2900 domande di disoccupazione - spiegano dalla sede Inps di Empoli - contro le 2500 registrate in tutto il 2008». L'aumento ad oggi è di 400 richieste, ma di qui a dicembre si prevede che si possa arrivare a 3500, altre 600 in più. E anche per quanto riguarda le indennità per mobilità, le stime non sono certo più confortanti. In questo caso la copertura è di un anno per i lavoratori fino a 39 anni, di due anni per quelli di età compresa tra i 40 e i 50 anni e di tre anni per chi supera i 50. L'importo corrisponde al 100% della retribuzione per i primi 12 mesi e dell'80% per i successivi. «Nel 2008 sono state in tutto 300 le richieste avanzate - continuano - poco meno rispetto a quelle che ci sono già state inoltrate nei primi otto mesi di quest'anno». Anche in questo caso, la stima è che nei prossimi mesi ne arriveranno molte altre. «Le nostre previsioni dicono che si potrà raddoppiare rispetto al 2008 - spiegano ancora - arrivando a 600 richieste: altre trecento circa da qui a dicembre». Le previsioni per i prossimi quattro mesi fatte dall'Inps locale, quindi, parlano di 900 posti a rischio. Un vero e proprio uragano, che minerebbe la tenuta sociale del nostro territorio.

Le stesse preoccupazioni scuotono i sindacati, che annunciano un autunno brutto. Nel settore della meccanica, uno di quelli più colpiti dalla crisi, sono un migliaio gli operai della zona in cassa integrazione e i timori che molti si trasformino in esuberi sono forti. «Le aspettative non sono per niente buone - spiega Cesare De Santis, responsabile Fiom per il circondario - dai primi mesi dell'anno c'è una forte progressione della cassa integrazione: 60 aziende, sulle 120 complessive, l'hanno già chiesta. La metà delle imprese meccaniche, quindi, sono in difficoltà e nessun comparto è escluso. C'è il rischio forte di nuove mobilità e licenziamenti. Il problema è che la classe imprenditoriale del territorio non è abituata a queste crisi e sta comportandosi in maniera scomposta». Lo stesso vale per il settore del vetro, dove 250 lavoratori (grosso modo la metà degli addetti) è in cassa integrazione. Per non parlare di quello della ceramica, in cui un'azienda leader come la Bitossi è stata costretta, pochi mesi fa, a chiedere la Cig. O della moda, dove marchi forti sul mercato come Gazzarrini e Allegri sono in difficoltà. Le preoccupazioni riguardano anche il settore dell'edilizia, dove i lavoratori in cassa integrazione sono 26mila in tutta la provincia. «Il problema più grave è la mancanza di liquidità delle famiglie - spiega Paolo Moretti, responsabile di zona Fillea Cgil - che preferiscono rimandare i lavori e andare avanti con piccole riparazioni. In queste ultime settimane abbiamo avuto piccoli segnali di ripresa, ma temiamo che siano fuochi di paglia».

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