Sicurezza
CAOS BOLLETTE
Iva illegittima, scattano i rimborsi
Marco Pagli
Una nuova tegola si abbatte sull'ente gestore della raccolta dei rifiuti nel circondario. Dopo i dati sull'aumento dei clienti morosi, che genererà nel bilancio di Publiambiente un mancato introito di centinaia di migliaia di euro, adesso è una sentenza della Corte costituzionale a rischiare di provocare un vero e proprio dissesto
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EMPOLI. Una nuova tegola si abbatte sull'ente gestore della raccolta dei rifiuti nel circondario. Dopo i dati sull'aumento dei clienti morosi, che genererà nel bilancio di Publiambiente un mancato introito di centinaia di migliaia di euro, adesso è una sentenza della Corte costituzionale a rischiare di provocare un vero e proprio dissesto - in questo caso si parla di alcuni milioni di euro in meno sotto forma di rimborsi - nei conti della società pubblica, presieduta da Paolo Regini.
La sentenza è la 238 del 24 luglio 2009 e sancisce che la tariffa d'igiene ambientale (Tia), nonostante la denominazione, è una tassa a tutti gli effetti. In termini tecnici essa ha natura tributaria e non tariffaria. Pertanto è illegittima l'applicazione dell'Iva. In questo modo si chiude un contenzioso che va avanti ormai da anni tra gestori del servizio di raccolta rifiuti, Agenzia delle entrate e associazioni dei consumatori. E implicitamente spalanca le porte alla possibilità di richiedere il rimborso da parte degli utenti per l'imposta pagata, senza dovere, negli ultimi dieci anni.
Addio Tarsu. Ma andiamo con ordine. Nel 1998, in applicazione del decreto legge 22/97, la Tassa sui rifiuti solidi urbani (Tarsu) venne sostituita dalla Tariffa d'igiene ambientale (Tia).
Un semplice cambio di nome, che però ha avuto conseguenze notevoli sulle tasche dei contribuenti, i quali si sono visti addebitare sulle nuove bollette un 10% di Iva. Ciò trovava la sua ragion d'essere proprio nel fatto che il compenso per la raccolta dei rifiuti si era trasformato da tassa, su cui non è possibile far gravare nessuna imposta aggiuntiva, a tariffa, cioè il corrispettivo per un servizio prestato e su cui invece si deve pagare l'Iva.
Consumatori all'attacco. Per anni le associazioni hanno sostenuto che il pagamento dell'Iva sulla Tia era illegittimo, perchè nei fatti non era cambiato niente e che quella sui rifiuti non era altro che una tassa mascherata da tariffa.
Poi nel 2007 era arrivata anche una sentenza della Corte di Cassazione (n. 17526 del 9 agosto), che aveva confermato le perplessità dei consumatori. Ma, nonostante i vari ricorsi presentati, gli enti gestori del servizio hanno continuato a sostenere la validità dell'addebito.
I nuovi scenari. A questo punto la sentenza della Corte costituzionale mette con le spalle al muro le società di raccolta rifiuti. Publiambiente, dunque, sarà costretta a pagare i rimborsi a famiglie e aziende che li presenteranno per le bollette degli ultimi dieci anni. E il conto è di quelli salati: anche se non ci sono dati precisi, infatti, la cifra è quantificabile nell'ordine di alcuni milioni di euro per un ente che negli ultimi anni ha fatturato una cifra poco inferiore ai 60 milioni di euro. Questo potrà avere ripercussioni sui contribuenti, dal momento che la legge impone ai gestori la copertura integrale dei costi nel bilancio. Le possibilità sono diverse per coprire il buco, da un aggravio ulteriore nelle prossime bollette ad un aumento retroattivo della tariffa. Adesso la palla passa nelle mani di Comuni e gestori del servizio, che sceglieranno la formula migliore per far tornare i conti in pari.
La sentenza è la 238 del 24 luglio 2009 e sancisce che la tariffa d'igiene ambientale (Tia), nonostante la denominazione, è una tassa a tutti gli effetti. In termini tecnici essa ha natura tributaria e non tariffaria. Pertanto è illegittima l'applicazione dell'Iva. In questo modo si chiude un contenzioso che va avanti ormai da anni tra gestori del servizio di raccolta rifiuti, Agenzia delle entrate e associazioni dei consumatori. E implicitamente spalanca le porte alla possibilità di richiedere il rimborso da parte degli utenti per l'imposta pagata, senza dovere, negli ultimi dieci anni.
Addio Tarsu. Ma andiamo con ordine. Nel 1998, in applicazione del decreto legge 22/97, la Tassa sui rifiuti solidi urbani (Tarsu) venne sostituita dalla Tariffa d'igiene ambientale (Tia).
Un semplice cambio di nome, che però ha avuto conseguenze notevoli sulle tasche dei contribuenti, i quali si sono visti addebitare sulle nuove bollette un 10% di Iva. Ciò trovava la sua ragion d'essere proprio nel fatto che il compenso per la raccolta dei rifiuti si era trasformato da tassa, su cui non è possibile far gravare nessuna imposta aggiuntiva, a tariffa, cioè il corrispettivo per un servizio prestato e su cui invece si deve pagare l'Iva.
Consumatori all'attacco. Per anni le associazioni hanno sostenuto che il pagamento dell'Iva sulla Tia era illegittimo, perchè nei fatti non era cambiato niente e che quella sui rifiuti non era altro che una tassa mascherata da tariffa.
Poi nel 2007 era arrivata anche una sentenza della Corte di Cassazione (n. 17526 del 9 agosto), che aveva confermato le perplessità dei consumatori. Ma, nonostante i vari ricorsi presentati, gli enti gestori del servizio hanno continuato a sostenere la validità dell'addebito.
I nuovi scenari. A questo punto la sentenza della Corte costituzionale mette con le spalle al muro le società di raccolta rifiuti. Publiambiente, dunque, sarà costretta a pagare i rimborsi a famiglie e aziende che li presenteranno per le bollette degli ultimi dieci anni. E il conto è di quelli salati: anche se non ci sono dati precisi, infatti, la cifra è quantificabile nell'ordine di alcuni milioni di euro per un ente che negli ultimi anni ha fatturato una cifra poco inferiore ai 60 milioni di euro. Questo potrà avere ripercussioni sui contribuenti, dal momento che la legge impone ai gestori la copertura integrale dei costi nel bilancio. Le possibilità sono diverse per coprire il buco, da un aggravio ulteriore nelle prossime bollette ad un aumento retroattivo della tariffa. Adesso la palla passa nelle mani di Comuni e gestori del servizio, che sceglieranno la formula migliore per far tornare i conti in pari.
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