Sicurezza
118, associazioni in allarme
Marco Pagli
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Personale della Pubblica assistenza durante i soccorsiPreoccupate per il futuro del 118. Sono le associazioni di volontariato della zona dopo che la Regione sta attrezzandosi per scongiurare l'entrata dei privati nei servizi di emergenza-urgenza come richiesto, invece, dall'Unione Europea
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EMPOLI. Preoccupate per il futuro del 118. Sono le associazioni di volontariato della zona dopo che la Regione sta attrezzandosi per scongiurare l'entrata dei privati nei servizi di emergenza-urgenza come richiesto, invece, dall'Unione Europea. Gli appalti saranno evitati ma questo comporterà costi maggiori e dunque ecco il timore, per le associazioni, di tagli o ticket sui servizi.
La querelle tra Regione e Ue è partita nel 2003, quando la Commissione europea dispose che anche la gestione dei servizi di emergenza-urgenza fosse messa a gara, andando a scombinare sistemi sanitari come quello toscano che vive sulla collaborazione tra Asl e associazioni di volontariato. Queste ultime, infatti, dal momento che la legge impedisce loro di partecipare a gare di appalto, sarebbero rimaste tagliate fuori. Per questo la Toscana ha fatto ricorso alla Corte di giustizia europea contro il provvedimento. Ma è arrivata la bocciatura del ricorso e così dal prossimo anno entrerà in vigore la disposizione della Commissione. Per evitare questa soluzione la giunta regionale ha già avviato una procedura di legge, che dovrebbe concludersi entro pochi mesi, per aggirare l'ostacolo. In che modo? Facendo entrare Pubbliche assistenze, Misericordie e Croce rossa nel sistema sanitario regionale. In questo modo non sarebbero più solo delegate del servizio, ma gestirebbero il servizio insieme alle Asl.
Così facendo, però, aumenterebbero i costi del servizio e questo potrebbe avere comunque delle ripercussioni sui cittadini. «Questa legge salva una collaborazione fruttuosa tra noi e le Asl - spiega Marco Bacchi, delle Pubbliche assistenze di Empoli - e che ha dimostrato di funzionare bene. Tuttavia, in questo modo, per la Regione ci sarebbe da far fronte a delle spese in più a cui fino ad ora abbiamo provveduto noi come associazioni. E questo temiamo che possa portare al taglio di alcuni punti di emergenza territoriale (sono 5 nell'Empolese e 3 in Valdelsa, ndr) e alla messa a pagamento di certi servizi al cittadino». In sostanza una specie di ticket.
Fino ad ora i rimborsi alle associazioni nel circondario sono stati limitati: circa seimila euro al mese per la gestione complessiva del 118 e poche decine di euro in caso di prestazioni straordinarie. «Per ora spese come l'acquisto dei mezzi e l'assicurazione sono a carico nostro - spiega Jonathan Fatichenti, della Misericordia - e spesso non è facile far quadrare i conti. Quando entreremo nel servizio sanitario alcuni costi dovrà accollarseli la Regione. E' chiaro che certe spese devono essere razionalizzate, ma questo non può andare a scapito della qualità del servizio».
La querelle tra Regione e Ue è partita nel 2003, quando la Commissione europea dispose che anche la gestione dei servizi di emergenza-urgenza fosse messa a gara, andando a scombinare sistemi sanitari come quello toscano che vive sulla collaborazione tra Asl e associazioni di volontariato. Queste ultime, infatti, dal momento che la legge impedisce loro di partecipare a gare di appalto, sarebbero rimaste tagliate fuori. Per questo la Toscana ha fatto ricorso alla Corte di giustizia europea contro il provvedimento. Ma è arrivata la bocciatura del ricorso e così dal prossimo anno entrerà in vigore la disposizione della Commissione. Per evitare questa soluzione la giunta regionale ha già avviato una procedura di legge, che dovrebbe concludersi entro pochi mesi, per aggirare l'ostacolo. In che modo? Facendo entrare Pubbliche assistenze, Misericordie e Croce rossa nel sistema sanitario regionale. In questo modo non sarebbero più solo delegate del servizio, ma gestirebbero il servizio insieme alle Asl.
Così facendo, però, aumenterebbero i costi del servizio e questo potrebbe avere comunque delle ripercussioni sui cittadini. «Questa legge salva una collaborazione fruttuosa tra noi e le Asl - spiega Marco Bacchi, delle Pubbliche assistenze di Empoli - e che ha dimostrato di funzionare bene. Tuttavia, in questo modo, per la Regione ci sarebbe da far fronte a delle spese in più a cui fino ad ora abbiamo provveduto noi come associazioni. E questo temiamo che possa portare al taglio di alcuni punti di emergenza territoriale (sono 5 nell'Empolese e 3 in Valdelsa, ndr) e alla messa a pagamento di certi servizi al cittadino». In sostanza una specie di ticket.
Fino ad ora i rimborsi alle associazioni nel circondario sono stati limitati: circa seimila euro al mese per la gestione complessiva del 118 e poche decine di euro in caso di prestazioni straordinarie. «Per ora spese come l'acquisto dei mezzi e l'assicurazione sono a carico nostro - spiega Jonathan Fatichenti, della Misericordia - e spesso non è facile far quadrare i conti. Quando entreremo nel servizio sanitario alcuni costi dovrà accollarseli la Regione. E' chiaro che certe spese devono essere razionalizzate, ma questo non può andare a scapito della qualità del servizio».
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