La protesta
MONTELUPO
Il cuore verso Empolie la mente a Firenze il rebus montelupino
Riccardo Cardellicchio
◗
La nuova giunta al lavoroMontelupo sta nel Circondario ma dà più che l'impressione d'essere attratta da Firenze, di voler essere attratta da Firenze. A questo, non pochi imputerebbero un certo distacco mostrato nei confronti del Circondario
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MONTELUPO. Montelupo sta nel Circondario ma dà più che l'impressione d'essere attratta da Firenze, di voler essere attratta da Firenze. A questo, non pochi imputerebbero un certo distacco mostrato nei confronti del Circondario.
Sindaco, è soltanto una impressione?
«Partiamo da un dato di fatto: Montelupo è un Comune di confine con l'area metropolitana fiorentina. Inevitabilmente la collocazione influisce sulla natura dei rapporti e delle relazioni che creiamo. Altro elemento, centrale per noi, è la promozione del territorio, che deve tenere conto dei flussi che possono derivare da Firenze.
Detto questo, mi preme ribadire con forza l'appartenenza di Montelupo al Circondario. Nel programma elettorale abbiamo messo al primo punto l'individuazione e l'adesione alle politiche di area».
Montelupo s'espande. Qualcuno dice che lo fa correndo rischi. Insomma, può ridursi a dormitorio di fiorentini impauriti dall'elefantiasi del capoluogo?
«Montelupo è una città vitale. Negli ultimi anni, in controtendenza, sono numerose le attività commerciali aperte. Questo anche grazie alle politiche di qualificazione e rivitalizzazione del centro. Ogni mese proponiamo eventi. Il tessuto associativo è vitale e attivo: dal sociale alla cultura. I nostri parchi sono frequentati dai cittadini. Il panorama descritto mi sembra l'antitesi di una città dormitorio.
Nel 1998 abbiamo fatto una scommessa: trasferire tutte le attività industriali in una zona preposta e recuperare gli edifici dismessi. In pochi anni, la popolazione è aumentata, ma abbiamo avviato un costante monitoraggio dell'andamento della popolazione, per rispondere con largo anticipo ai bisogni. In questa ottica, si inserisce la progettazione di un nuovo polo scolastico».
Montelupo punta sulla ceramica e alla ceramica s'affida anche per fare fronte alla crisi. Non è pericoloso affidare l'economia di una comunità a un solo settore?
«La ceramica è importante per il nostro territorio, è parte integrante della sua identità, della sua storia e può essere volano per la promozione della città. Ma nessuno ha mai sostenuto che l'economia locale si regge solamente sul comparto ceramica. Sarebbe assurdo, visto e considerato che conta oggi poco più di trecento addetti. L'amministrazione non si affida alla ceramica per far fronte alla crisi, ma lavora per sostenere un settore importante, affinché non vada dispersa una tradizione di secoli. Nello stesso tempo, mantiene contatti con gli altri soggetti economici».
Lei ha nulla da rimproverarsi?
«No. Ho fatto scelte credo coraggiose, e solo così posso pensare di cambiare qualcosa. Con la capacità di tornare indietro quando le valutazioni fatte si sono dimostrate sbagliate».
L'Ospedale psichiatrico giudiziario. Se ne parla da anni. Da anni si sostiene che l'obiettivo è di portarlo al godimento pubblico. Ma sembra la novella dello stento. Cos'è che impedisce il cambiamento?
«Il nocciolo della questione sta nella possibilità di garantire agli internati di vivere in condizioni dignitose. L'amministrazione ha instaurato rapporti con il Forum per la salute in carcere, organizzando proprio a Montelupo il convegno che ha sancito l'inizio di una revisione normativa. La legge firmata dal governo Prodi ha accolto le istanze emerse e sancisce il passaggio delle competenze dal ministero della Giustizia a quello della Sanità e la regionalizzazione delle strutture. Tutto ciò comporterà per Montelupo la riduzione di 2/3 delle persone. Recentemente, inoltre, a seguito di una segnalazione da parte della Asl 11, ho firmato un'ordinanza nella quale richiedevo la riconduzione degli internati al numero stabilito dalla legge e l'attuazione di alcuni lavori per ripristinare le basilari norme igieniche. L'ordinanza è stata impugnata e ad oggi la situazione è bloccata».
Il Circondario. È una sorta di domanda-referendum. Che senso ha così com'é? Che senso ha un organismo senza potere decisionale, con un'assemblea di nominati e non di eletti? Qualcuno parla di carrozzone da sopprimere. C'è anche chi sottolinea che lo stare insieme, oggi, per i Comuni è una necessità, visti i bilanci, soprattutto per garantire i servizi essenziali. Come si potrebbe ovviare?
«E' estremamente negativo appellare come "carrozzone" un'istituzione, di cui fanno parte, a titolo gratuito, gli undici sindaci perché allora mi rimane difficile capire quale possa essere una maggiore rappresentatività, dato che anche l'assemblea è costituita da membri dei consigli comunali e quindi democraticamente eletti».
Sindaco, è soltanto una impressione?
«Partiamo da un dato di fatto: Montelupo è un Comune di confine con l'area metropolitana fiorentina. Inevitabilmente la collocazione influisce sulla natura dei rapporti e delle relazioni che creiamo. Altro elemento, centrale per noi, è la promozione del territorio, che deve tenere conto dei flussi che possono derivare da Firenze.
Detto questo, mi preme ribadire con forza l'appartenenza di Montelupo al Circondario. Nel programma elettorale abbiamo messo al primo punto l'individuazione e l'adesione alle politiche di area».
Montelupo s'espande. Qualcuno dice che lo fa correndo rischi. Insomma, può ridursi a dormitorio di fiorentini impauriti dall'elefantiasi del capoluogo?
«Montelupo è una città vitale. Negli ultimi anni, in controtendenza, sono numerose le attività commerciali aperte. Questo anche grazie alle politiche di qualificazione e rivitalizzazione del centro. Ogni mese proponiamo eventi. Il tessuto associativo è vitale e attivo: dal sociale alla cultura. I nostri parchi sono frequentati dai cittadini. Il panorama descritto mi sembra l'antitesi di una città dormitorio.
Nel 1998 abbiamo fatto una scommessa: trasferire tutte le attività industriali in una zona preposta e recuperare gli edifici dismessi. In pochi anni, la popolazione è aumentata, ma abbiamo avviato un costante monitoraggio dell'andamento della popolazione, per rispondere con largo anticipo ai bisogni. In questa ottica, si inserisce la progettazione di un nuovo polo scolastico».
Montelupo punta sulla ceramica e alla ceramica s'affida anche per fare fronte alla crisi. Non è pericoloso affidare l'economia di una comunità a un solo settore?
«La ceramica è importante per il nostro territorio, è parte integrante della sua identità, della sua storia e può essere volano per la promozione della città. Ma nessuno ha mai sostenuto che l'economia locale si regge solamente sul comparto ceramica. Sarebbe assurdo, visto e considerato che conta oggi poco più di trecento addetti. L'amministrazione non si affida alla ceramica per far fronte alla crisi, ma lavora per sostenere un settore importante, affinché non vada dispersa una tradizione di secoli. Nello stesso tempo, mantiene contatti con gli altri soggetti economici».
Lei ha nulla da rimproverarsi?
«No. Ho fatto scelte credo coraggiose, e solo così posso pensare di cambiare qualcosa. Con la capacità di tornare indietro quando le valutazioni fatte si sono dimostrate sbagliate».
L'Ospedale psichiatrico giudiziario. Se ne parla da anni. Da anni si sostiene che l'obiettivo è di portarlo al godimento pubblico. Ma sembra la novella dello stento. Cos'è che impedisce il cambiamento?
«Il nocciolo della questione sta nella possibilità di garantire agli internati di vivere in condizioni dignitose. L'amministrazione ha instaurato rapporti con il Forum per la salute in carcere, organizzando proprio a Montelupo il convegno che ha sancito l'inizio di una revisione normativa. La legge firmata dal governo Prodi ha accolto le istanze emerse e sancisce il passaggio delle competenze dal ministero della Giustizia a quello della Sanità e la regionalizzazione delle strutture. Tutto ciò comporterà per Montelupo la riduzione di 2/3 delle persone. Recentemente, inoltre, a seguito di una segnalazione da parte della Asl 11, ho firmato un'ordinanza nella quale richiedevo la riconduzione degli internati al numero stabilito dalla legge e l'attuazione di alcuni lavori per ripristinare le basilari norme igieniche. L'ordinanza è stata impugnata e ad oggi la situazione è bloccata».
Il Circondario. È una sorta di domanda-referendum. Che senso ha così com'é? Che senso ha un organismo senza potere decisionale, con un'assemblea di nominati e non di eletti? Qualcuno parla di carrozzone da sopprimere. C'è anche chi sottolinea che lo stare insieme, oggi, per i Comuni è una necessità, visti i bilanci, soprattutto per garantire i servizi essenziali. Come si potrebbe ovviare?
«E' estremamente negativo appellare come "carrozzone" un'istituzione, di cui fanno parte, a titolo gratuito, gli undici sindaci perché allora mi rimane difficile capire quale possa essere una maggiore rappresentatività, dato che anche l'assemblea è costituita da membri dei consigli comunali e quindi democraticamente eletti».
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