Il Tirreno

Empoli

CAPRAIA E LIMITE

In ginocchio per una banca

Francesca Gori
In ginocchio per una banca

Nel nome della sua agenzia c'è il suo grido di battaglia: Gaugamela, la guerra ad armi impari che si combattè in Persia. Là 40mila contro 300mila. Qui c'è invece un imprenditore contro una banca

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CAPRAIA E LIMITE. Nel nome della sua agenzia c'è il suo grido di battaglia: Gaugamela, la guerra ad armi impari che si combattè in Persia. Là 40mila contro 300mila. Qui c'è invece un imprenditore contro una banca.
Michele Meetti, nella sua battaglia di Gaugamela è un soldato macedone guidato da Alessandro Magno, che combatte contro l'armata persiana, ovvero la banca. Una banca che 17 mesi fa gli ha concesso un mutuo di 175mila euro, con tanto di delibera firmata dal consiglio dell'istituto e minuta depositata da un notaio empolese che ancora oggi non è riuscito a riscuotere. Perché nella filiale della banca che ha concesso il prestito all'imprenditore trentanovenne è cambiato il direttore. Che non ne ha voluto sapere di firmare l'atto dal notaio e erogare il prestito a Meetti. E così, il sogno del giovane che ha una pelletteria a Fucecchio e che con l'acquisto di un capannone a Limite era pronto a partire per una nuova avventura imprenditoriale, si è infranto contro un no. «Un no completamente immotivato - dice - perchè la banca di fatto ha deliberato lo stanziamento del mutuo, ha tre immobili di mia proprietà e il certificato del Centro Fidi come garanzia, oltre al business plan della mia nuova attività così come mi era stato richiesto». Un'attività che metteva insieme le molteplici imprese dell'imprenditore, che guida un'agenzia formativa, "Gaugamela" appunto, riconosciuta dalla Regione, l'azienda di Fucecchio dove produce e vende capi in pelle e una nuova idea: quella di creare uno spazio a Limite sull'Arno dove i bambini potessero trascorrere la loro giornata (un asilo), i giovani finita la scuola dell'obbligo imparare un mestiere e i neolaureati trovare uffici per avviare la propria attività senza spendere una fortuna in affitti. «Doveva essere una centro polivalente di formazione professionale - aggiunge Meetti - un sogno che cullavo da tempo. E invece ho dovuto fare i conti con una situazione che definire kafkiana è dir poco. Perché di fatto è come se la banca mi avesse concesso il mutuo, ma risulta agli atti che io non lo abbia mai ritirato». Una scoperta, questa, che l'imprenditore ha fatto dopo aver scritto ad un altro istituto bancario per capire se davvero nessuno gli avrebbe mai concesso quel mutuo. «Per venire a capo di questa storia - dice - sono dovuto andare addirittura alla Banca d'Italia. Perché è lì che risulta che io abbia un mutuo intestato che ancora non ho ritirato». Michele Meetti ha messo in campo tutti i soldati che dovranno combattere questa battaglia contro la banca: tre avvocati, due dei quali dell'Adusbef, ha chiamato la trasmissione "Mi manda Rai 3" che a settembre si occuperà del caso e tra qualche giorno srotolerà dal terrazzo di casa dei suoi genitori anche uno striscione lungo 20 metri per protestare contro la filiale della sua banca. Che anziché liquidare un mutuo da 175mila euro già deliberato ha deciso di chiedere all'imprenditore di rientrare dei 25 mila euro di scoperto che c'erano sul suo conto azinedale.

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