Proteste
Tassate per ricevere controlli
Irene Bagni
◗
I piccoli produttori minacciano manifestazioni di protestaNuova stangata per le aziende agricole. Chi produce olio e vino, infatti, dovrà pagare una tassa annua di 482 euro per essere controllato dall'Asl. Anche se l'azienda sanitaria non dovesse effettuare le consuete ispezioni. E i piccoli produttori protestano perché rischiano di chiudere.
3 MINUTI DI LETTURA
EMPOLI. Nuova stangata per le aziende agricole. Chi produce olio e vino, infatti, dovrà pagare una tassa annua di 482 euro per essere controllato dall'Asl. Anche se l'azienda sanitaria non dovesse effettuare le consuete ispezioni. E i piccoli produttori protestano perché rischiano di chiudere.
Sono più di seicento, in tutto il circondario Empolese Valdelsa, le aziende produttrici di olio e vino che saranno messe in ginocchio da questa tariffa, in una situazione economica già difficile per il settore.
Con il nuovo decreto legge 194 dello scorso novembre, infatti, sono le imprese che producono alimenti - quindi anche aziende agricole e macelli - a dover pagare una quota annua per finanziare i controlli dell'Asl. Il pagamento va effettuato comunque in anticipo, anche se non si dovessero ricevere ispezioni. Inoltre non si paga in base alla produzione dell'azienda, ma per fasce: fino a 5000 ettolitri di vino e a 1000 di olio, la tariffa è la stessa per tutti. 482 euro da pagare per ogni anno.
E la Confederazione italiana agricoltori è già sul piede di guerra. «E' una legge iniqua - spiega Giuseppe Mastrovalerio, responsabile della sezione empolese della Cia - non è giusto che il piccolo agricoltore che produce un ettolitro di vino debba pagare quanto un'azienda che ne produce molto di più.
Inoltre sul nostro territorio la media è di circa 120 ettolitri di vino, non ha senso che ci sia una fascia produttiva che arriva fino a cinquemila». La Cia quindi, chiede chiarezza per i molti punti oscuri del decreto. «Per esempio - continua ancora Mastrovalerio - deve pagare solo chi vende più del 51% di quanto prodotto all'ingrosso, ma non è chiaro se questa percentuale vada calcolata in base al fatturato o alla reale produzione trasformata». Intanto l'azienda sanitaria locale ha già cominciato a spedire, nei mesi scorsi, le prime lettere per il pagamento, e qualcuno ha dovuto già versare il proprio contributo. A chi l'avviso fosse arrivato in questi giorni, con scadenza il 20 di luglio, la Cia chiede però di aspettare a pagare. «Entro pochi giorni infatti chiederemo alla Asl una proroga o una sospensione, fin quando tutte le nostre perplessità non saranno chiarite o non saranno applicate tariffe più flessibili, perché in questo modo i piccoli produttori, già provati dalla crisi economica, rischiano veramente di chiudere» spiega ancora Mastrovalerio. In attesa di chiarimenti e risposte, gli agricoltori intanto sono davvero esasperati. «Ogni giorno arrivano produttori che si lamentano e chiedono chiarezza» conclude il responsabile Mastrovalerio. «Capisco che la Asl debba applicare un decreto nazionale, che fa riferimento a direttive europee, ma speriamo che accolga i nostri dubbi. Anche perché la Cia si sta muovendo su tutto il territorio italiano».
Se non si dovesse trovare un punto d'incontro, però, non si escludono mobilitazioni, da parte di una categoria già provata da pesanti oneri burocratici.
Sono più di seicento, in tutto il circondario Empolese Valdelsa, le aziende produttrici di olio e vino che saranno messe in ginocchio da questa tariffa, in una situazione economica già difficile per il settore.
Con il nuovo decreto legge 194 dello scorso novembre, infatti, sono le imprese che producono alimenti - quindi anche aziende agricole e macelli - a dover pagare una quota annua per finanziare i controlli dell'Asl. Il pagamento va effettuato comunque in anticipo, anche se non si dovessero ricevere ispezioni. Inoltre non si paga in base alla produzione dell'azienda, ma per fasce: fino a 5000 ettolitri di vino e a 1000 di olio, la tariffa è la stessa per tutti. 482 euro da pagare per ogni anno.
E la Confederazione italiana agricoltori è già sul piede di guerra. «E' una legge iniqua - spiega Giuseppe Mastrovalerio, responsabile della sezione empolese della Cia - non è giusto che il piccolo agricoltore che produce un ettolitro di vino debba pagare quanto un'azienda che ne produce molto di più.
Inoltre sul nostro territorio la media è di circa 120 ettolitri di vino, non ha senso che ci sia una fascia produttiva che arriva fino a cinquemila». La Cia quindi, chiede chiarezza per i molti punti oscuri del decreto. «Per esempio - continua ancora Mastrovalerio - deve pagare solo chi vende più del 51% di quanto prodotto all'ingrosso, ma non è chiaro se questa percentuale vada calcolata in base al fatturato o alla reale produzione trasformata». Intanto l'azienda sanitaria locale ha già cominciato a spedire, nei mesi scorsi, le prime lettere per il pagamento, e qualcuno ha dovuto già versare il proprio contributo. A chi l'avviso fosse arrivato in questi giorni, con scadenza il 20 di luglio, la Cia chiede però di aspettare a pagare. «Entro pochi giorni infatti chiederemo alla Asl una proroga o una sospensione, fin quando tutte le nostre perplessità non saranno chiarite o non saranno applicate tariffe più flessibili, perché in questo modo i piccoli produttori, già provati dalla crisi economica, rischiano veramente di chiudere» spiega ancora Mastrovalerio. In attesa di chiarimenti e risposte, gli agricoltori intanto sono davvero esasperati. «Ogni giorno arrivano produttori che si lamentano e chiedono chiarezza» conclude il responsabile Mastrovalerio. «Capisco che la Asl debba applicare un decreto nazionale, che fa riferimento a direttive europee, ma speriamo che accolga i nostri dubbi. Anche perché la Cia si sta muovendo su tutto il territorio italiano».
Se non si dovesse trovare un punto d'incontro, però, non si escludono mobilitazioni, da parte di una categoria già provata da pesanti oneri burocratici.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
