Sicurezza
Già inviate le prime lettere ai viticoltori
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La sede dell’Asl 11Posizione abbastanza difficile, quella dell'azienda sanitaria empolese, stretta tra l'incudine e il martello. Da una parte, la necessità di applicare un decreto nazionale, dall'altra, la pressione delle associazioni di categoria, che vedono il decreto 194 come un'altra pesante tassa da pagare.
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EMPOLI. Posizione abbastanza difficile, quella dell'azienda sanitaria empolese, stretta tra l'incudine e il martello. Da una parte, la necessità di applicare un decreto nazionale, dall'altra, la pressione delle associazioni di categoria, che vedono il decreto 194 come un'altra pesante tassa da pagare.
La tariffa della discordia riguarda il pagamento delle spese per i controlli igienico-sanitari della Asl alle attività alimentari. Un decreto nazionale, che fa riferimento a direttive europee e a linee guida della Regione. «Come azienda sanitaria siamo tenuti ad attenerci a queste direttive - spiega Nadia Sgherri, dell'unità operativa igiene, alimenti e nutrizione, sotto la direzione della dottoressa Maria Giannotti - però non possiamo neppure ignorare il movimento che c'è tra le associazioni di categoria, che vedono in questo decreto una tassa in più da pagare». «E' anche vero - continua Sgherri - che la quota riguarda solo le aziende del settore alimentare, e solo quelle che vendono all'ingrosso più del 50% della propria produzione. Chi vende in maggioranza al dettaglio non è toccato da questa tariffa».
Alla Confederazione italiana agricoltori, però, il decreto non va giù, e chiede una proroga o una sospensione del pagamento. «Questa stessa richiesta, però - continua Sgherri - andrebbe fatta non solo alla Asl, ma anche alla Regione, che sicuramente può fare di più». Per il momento, tuttavia, è tutto fermo. Dopo l'invio delle prime lettere alle aziende, a fine aprile, l'Asl ha deciso di sospendere tutto per avere chiarimenti. «Ci sono molte discrepanze tra le indicazioni del ministero e quelle della Regione - spiega Sgherri - non c'è uniformità di applicazione del decreto». Nel caso in cui qualcosa dovsse cambiare, l'Asl è disposta tuttavia a venire incontro ai produttori: «Se la legge venisse rimaneggiata - conclude Sgherri - siamo disponibili anche a considerare l'ipotesi di un rimborso per chi avesse già pagato».
La tariffa della discordia riguarda il pagamento delle spese per i controlli igienico-sanitari della Asl alle attività alimentari. Un decreto nazionale, che fa riferimento a direttive europee e a linee guida della Regione. «Come azienda sanitaria siamo tenuti ad attenerci a queste direttive - spiega Nadia Sgherri, dell'unità operativa igiene, alimenti e nutrizione, sotto la direzione della dottoressa Maria Giannotti - però non possiamo neppure ignorare il movimento che c'è tra le associazioni di categoria, che vedono in questo decreto una tassa in più da pagare». «E' anche vero - continua Sgherri - che la quota riguarda solo le aziende del settore alimentare, e solo quelle che vendono all'ingrosso più del 50% della propria produzione. Chi vende in maggioranza al dettaglio non è toccato da questa tariffa».
Alla Confederazione italiana agricoltori, però, il decreto non va giù, e chiede una proroga o una sospensione del pagamento. «Questa stessa richiesta, però - continua Sgherri - andrebbe fatta non solo alla Asl, ma anche alla Regione, che sicuramente può fare di più». Per il momento, tuttavia, è tutto fermo. Dopo l'invio delle prime lettere alle aziende, a fine aprile, l'Asl ha deciso di sospendere tutto per avere chiarimenti. «Ci sono molte discrepanze tra le indicazioni del ministero e quelle della Regione - spiega Sgherri - non c'è uniformità di applicazione del decreto». Nel caso in cui qualcosa dovsse cambiare, l'Asl è disposta tuttavia a venire incontro ai produttori: «Se la legge venisse rimaneggiata - conclude Sgherri - siamo disponibili anche a considerare l'ipotesi di un rimborso per chi avesse già pagato».
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