Il Tirreno

Empoli

L’odissea di un commerciante alle prese con una causa civile

Io, condannato ad aspettareuna vita per avere giustizia

Francesca Gori
Una toga abbandonata in tribunale
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Una toga abbandonata in tribunale

Il processo di appello convocato 4 anni dopo il primo verdetto

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EMPOLI. Quando sente parlare di giustizia lumaca, a Stefano Bancone viene il mal di pancia. Perché lui, dei tempi della giustizia italiana, ne sa qualcosa. Per arrivare al primo grado di giudizio, ci ha messo sette anni. E forse, ne dovrà aspettare altrettanti alla Corte d'appello.
Stefano Bancone, commerciante, non è rimasto soddisfatto della sentenza scritta dal giudice del Tribunale di Empoli e ha deciso di fare ricorso alla Corte d'appello. E la prima udienza, al signor Bancone, è stata fissata nientemeno che il 22 maggio 2012. «E mi è andata bene - dice - perché ad alcuni miei conoscenti, la sentenza alla corte d'appello è stata fissata addirittura nel 2016».
La vicenda giudiziaria del signor Bancone è cominciata nel 2001. Quando l'uomo si vide addebitare delle parcelle da uno studio di professionisti che Bancone non riteneva di dover pagare. Il giudice, nella sentenza di primo grado ha dato torto all'uomo, e gli ha addebito, oltre alla parcella che era di 15mila euro, ma che poi è stata dimezzata dal tribunale di Empoli, anche tutte le spese processuali. Per un totale di quasi 30mila euro. Il doppio cioè, di quello che Bancone avrebbe pagato ai due professionisti se non avesse presentato una causa civile.
Una cifra che Stefano Bancone ha versato fino all'ultimo euro. «Il ricorso che ho presentato alla Corte d'appello di Firenze - spiega il commerciante empolese - rappresenta una vera e propria questione di principio. Perché tutt'ora sono convinto che quei soldi non dovessi pagarli. Ma la cosa scandalosa di tutta questa vicenda riguarda soprattutto i tempi della giustizia italiana. Un cittadino non può aspettare quindici anni per veder riconosciuto un suo diritto, o almeno per veder chiarita una situazione come questa».
Stefano Bancone la sua battaglia continua a combatterla tra le aule di tribunali sempre più ingolfati.
Dove i tempi non coincidono con il desiderio di giustizia dei cittadini. «Ho sempre avuto fiducia nella giustizia - dice - ma comincio ad avere qualche difficoltà. Anche perché se la corte d'appello mi darà ragione ribaltando la sentenza di primo grado, i benefici che potrei ottenere da questa decisione saranno sicuramente annullati dai costi che ho sostenuto per arrivare fin lì».

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