Sicurezza
empoli
«Sì, l'ho ridotta io in fin di vita»
Francesca Gori
Interrogato in caserma ha detto di avere colpito la madre a calci «Ma non pensavo di averle fatto così male»
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EMPOLI. Non si è mai allontanato da Empoli. La sua fuga è durata meno di ventiquattr'ore. Poi, ieri mattina, un carabiniere ha notato quel furgone bianco che gli investigatori cercavano da martedì, da quando cioè nella casa di via Salaiola 86 hanno trovato Marisa Migliorini con il volto trasformato in una maschera di sangue. Luca Fani, 46 anni, figlio della vittima di questa brutale aggressione, era già nello studio di un avvocato in via Sanzio. Stava raccontando quello che era successo a casa sua il giorno prima. I carabinieri sono entrati nello studio e hanno chiesto a Fani di seguirlo in caserma. L'uomo non ha opposto resistenza. Ha soltanto detto che non credeva di aver fatto così tanto male a sua madre. Non credeva di averla ridotta quasi in fin di vita.
Fani ha seguito i carabiniere, lasciando il furgone bianco che gli era servito per questa breve fuga di una notte parcheggiato davanti allo studio dell'avvocato. E' arrivato in caserma, con le idee ancora poco chiare. Ha detto soltanto quelle parole, ha detto che non credeva di averle fatto così male. Poi ha spiegato ai carabinieri che quell'atto così violento era scattato al termine di un litigio con la madre. L'ultimo, in quella casa a due piani circondata da fiori di tutti i colori. Fani e la madre, Marisa Migliorini, stavano discutendo. Per i soliti motivi. L'uomo infatti non ha spiegato ai carabinieri il perché di quel litigio. Ha detto soltanto che era uno dei tanti. Discussioni che scoppiavano perché l'uomo, nonostante l'età, non aveva un lavoro. E forse, mal digeriva anche la convivenza con la madre.
Hanno cominciato a discutere in cucina. Al pianterreno. La donna a un certo punto si è chinata. E Fani ha cominciato a colpirla al volto. Calci e pugni. Spaccandole la faccia.
Sangue tutt'intorno, sgorgato all'improvviso, in un attimo. Poi ha preso la porta di casa, è uscito, e non è più tornato. La madre, con il volto tumefatto e sanguinante è riuscita ad alzarsi da terra. Ha salito le scale, è entrata nella sua camera e si è seduta sulla poltrona. Lasciando per tutta la casa una scia rossa. Una scia di sangue, di dolore, di disperazione. Nonostante questo, è riuscita a chiamare sua sorella, a chiedere aiuto. Ma quando la donna è arrivata nella casa di via Salaiola 86, frazione Corniola, non ce l'ha fatta ad accusare di tanta violenza proprio suo figlio. A Marisa Migliorini, deve essere sembrato innaturale. Quei calci, quei pugni.
La donna, che ha 78 anni, è ancora ricoverata nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale San Giuseppe di Empoli. Ma ieri i medici hanno sciolto la prognosi. Ne avrà per più di quaranta giorni. E sarà trasferita al reparto di chirurgia maxillofacciale dell'ospedale di Careggi, dove tenteranno di ricomporre le fratture che hanno segnato il volto di Marisa. I medici ricuciranno quegli strappi. Ma non guariranno mai il cuore di una mamma pestata e ridotta in fin di vita da suo figlio.
Luca Fani invece, ieri mattina dopo essere stato interrogato per quattro ore nella caserma dei carabinieri di Empoli, è stato portato in carcere. Sottoposto a fermo cautelativo. Ai carabinieri ha detto solo che aveva avuto paura di tornare a casa. Forse, durante il suo vagare per le strade di Empoli, l'uomo è passato anche da Corniola. Ma martedì, il furgone della scientifica e la macchina dei carabinieri sono rimasti a lungo di fronte a casa sua. Fani potrebbe averle viste. Ieri mattina poi, ha letto i giornali. Ha capito che lo stavano cercando. Che i carabinieri non erano molto lontani da lui. E per questo, aveva cercato un avvocato. Ma i carabinieri sono arrivati lo stesso. E Fani ha confessato. Ha detto che a ridurre in quel modo mamma Marisa era stato lui. Che non si era reso conto del male che le aveva fatto.
In caserma non ha aggiunto molto. Ha detto solo che quella discussione era stata una delle tante. Non ha spiegato cosa gli avesse fatto scattare tanta rabbia e tanta violenza. Non ha detto il perché di quei calci e di quei pugni. Lasciando la donna sola in una pozza di sangue.
Luca Fani è accusato di lesioni gravissime. E i carabinieri hanno deciso per la misura di fermo in carcere. Fermo perché il quarantaseienne di Corniola è indiziato di reato. L'interrogatorio dell'uomo è andato avanti per ore. Ha confessato, sì. Una confessione che ha confermato quelli che erano già diventati molto più che sospetti per i carabinieri di Empoli che ieri hanno analizzato a lungo e con scrupolo, aiutati dai colleghi della scientifica di Firenze, la scena del crimine. Una scena rosso sangue che diceva già molto. Che forniva dettagli. Che raccontava come in quella casa, Marisa Migliorini non si fosse ridotta in quelle condizioni da sola, cadendo dalle scale. Una supposizione questa, alla quale i carabinieri hanno dato subito poco credito. Troppo difficile pensare che una donna di 78 anni caduta da una rampa di scale ripide, avesse avuto la forza di alzarsi e salire le scale fino alla camera. E poi le ferite. Concentrate sul volto della donna. Senza altri segni sul corpo. Solo il volto. Quel volto devastato da calci e pugni ben assestati da suo figlio.
Fani ha seguito i carabiniere, lasciando il furgone bianco che gli era servito per questa breve fuga di una notte parcheggiato davanti allo studio dell'avvocato. E' arrivato in caserma, con le idee ancora poco chiare. Ha detto soltanto quelle parole, ha detto che non credeva di averle fatto così male. Poi ha spiegato ai carabinieri che quell'atto così violento era scattato al termine di un litigio con la madre. L'ultimo, in quella casa a due piani circondata da fiori di tutti i colori. Fani e la madre, Marisa Migliorini, stavano discutendo. Per i soliti motivi. L'uomo infatti non ha spiegato ai carabinieri il perché di quel litigio. Ha detto soltanto che era uno dei tanti. Discussioni che scoppiavano perché l'uomo, nonostante l'età, non aveva un lavoro. E forse, mal digeriva anche la convivenza con la madre.
Hanno cominciato a discutere in cucina. Al pianterreno. La donna a un certo punto si è chinata. E Fani ha cominciato a colpirla al volto. Calci e pugni. Spaccandole la faccia.
Sangue tutt'intorno, sgorgato all'improvviso, in un attimo. Poi ha preso la porta di casa, è uscito, e non è più tornato. La madre, con il volto tumefatto e sanguinante è riuscita ad alzarsi da terra. Ha salito le scale, è entrata nella sua camera e si è seduta sulla poltrona. Lasciando per tutta la casa una scia rossa. Una scia di sangue, di dolore, di disperazione. Nonostante questo, è riuscita a chiamare sua sorella, a chiedere aiuto. Ma quando la donna è arrivata nella casa di via Salaiola 86, frazione Corniola, non ce l'ha fatta ad accusare di tanta violenza proprio suo figlio. A Marisa Migliorini, deve essere sembrato innaturale. Quei calci, quei pugni.
La donna, che ha 78 anni, è ancora ricoverata nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale San Giuseppe di Empoli. Ma ieri i medici hanno sciolto la prognosi. Ne avrà per più di quaranta giorni. E sarà trasferita al reparto di chirurgia maxillofacciale dell'ospedale di Careggi, dove tenteranno di ricomporre le fratture che hanno segnato il volto di Marisa. I medici ricuciranno quegli strappi. Ma non guariranno mai il cuore di una mamma pestata e ridotta in fin di vita da suo figlio.
Luca Fani invece, ieri mattina dopo essere stato interrogato per quattro ore nella caserma dei carabinieri di Empoli, è stato portato in carcere. Sottoposto a fermo cautelativo. Ai carabinieri ha detto solo che aveva avuto paura di tornare a casa. Forse, durante il suo vagare per le strade di Empoli, l'uomo è passato anche da Corniola. Ma martedì, il furgone della scientifica e la macchina dei carabinieri sono rimasti a lungo di fronte a casa sua. Fani potrebbe averle viste. Ieri mattina poi, ha letto i giornali. Ha capito che lo stavano cercando. Che i carabinieri non erano molto lontani da lui. E per questo, aveva cercato un avvocato. Ma i carabinieri sono arrivati lo stesso. E Fani ha confessato. Ha detto che a ridurre in quel modo mamma Marisa era stato lui. Che non si era reso conto del male che le aveva fatto.
In caserma non ha aggiunto molto. Ha detto solo che quella discussione era stata una delle tante. Non ha spiegato cosa gli avesse fatto scattare tanta rabbia e tanta violenza. Non ha detto il perché di quei calci e di quei pugni. Lasciando la donna sola in una pozza di sangue.
Luca Fani è accusato di lesioni gravissime. E i carabinieri hanno deciso per la misura di fermo in carcere. Fermo perché il quarantaseienne di Corniola è indiziato di reato. L'interrogatorio dell'uomo è andato avanti per ore. Ha confessato, sì. Una confessione che ha confermato quelli che erano già diventati molto più che sospetti per i carabinieri di Empoli che ieri hanno analizzato a lungo e con scrupolo, aiutati dai colleghi della scientifica di Firenze, la scena del crimine. Una scena rosso sangue che diceva già molto. Che forniva dettagli. Che raccontava come in quella casa, Marisa Migliorini non si fosse ridotta in quelle condizioni da sola, cadendo dalle scale. Una supposizione questa, alla quale i carabinieri hanno dato subito poco credito. Troppo difficile pensare che una donna di 78 anni caduta da una rampa di scale ripide, avesse avuto la forza di alzarsi e salire le scale fino alla camera. E poi le ferite. Concentrate sul volto della donna. Senza altri segni sul corpo. Solo il volto. Quel volto devastato da calci e pugni ben assestati da suo figlio.
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