Finanza
empoli
Botte e minacce nella sala giochi
Francesca Gori
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Un’immagine della conferenza stampa della poliziaErano entrati nella sala giochi del loro connazionale in via Fabiani, con l'intenzione di uscirne fuori con 50mila euro in tasca
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EMPOLI. Erano entrati nella sala giochi del loro connazionale in via Fabiani, con l'intenzione di uscirne fuori con 50mila euro in tasca. Ma al rifiuto dell'uomo di pagare quella cifra, avevano cominciato a minacciarlo. Prima le parole. Poi le vie di fatto. Botte. All'uomo e a sua moglie. Un parapiglia, scattato lo scorso aprile.Ieri mattina l'arresto. L'accusa: tentata estorsione e lesioni personali in concorso. In manette sono finiti quattro cinesi. Un minorenne, rinchiuso nel carcere minorile di Firenze. E poi Huizough Luo, 43 anni, suo figlio Hongjun Luo, 19 e Junming Wen, 20 anni. Colpiti da un ordine di custodia cautelare emessa dal gip Angelo Antonio Pizzuto. Una banda che stava cercando di mettere in piedi un sistema di estorsioni per prendersi quelle attività economiche regolari dei cinesi di Empoli. Un disegno criminale che gli uomini del commissariato hanno stroncato sul nascere.
I poliziotti di piazza Gramsci infatti, da un paio di anni, avevano messo gli occhi addosso a due bande di orientali che si erano fronteggiatre più volte in città. Anche a colpi di machete. Esplosioni di violenza, risse, botte. Ma il salto di qualità è stato proprio l'aggressione ai titolari della sala giochi. Il 10 aprile scorso, cinque cinesi erano entrati nel locale quando c'era ancora tanti clienti, tra i quali qualche italiano. Si erano avvicinati al proprietario, che aveva già rifiutato l'offerta di mettersi in affari con loro: creare una società per gestire i due locali di proprietà del quarantacinquenne dagli occhi a mandorla. A quel rifiuto, i cinque opposero la richiesta di 50mila euro per sanare un debito che il titolare della sala giochi avrebbe contratto con un loro conoscente. Ma il proprietario della sala giochi non aveva ceduto. Perché quel debito non era mai esistito. Lo aggredirono dapprima in due. Hongjun Luo e Junming Wen. Poi, non avendo ottenuto la somma richiesta, i due cinesi tornarono nel locale con altri tre connazionali, tra i quali il minorenne che aveva già collezionato una sfilza di denunce da far impallidire il magistrato. Denunce che andavano dallo spaccio di sostanze stupefacenti alla tentata estorsione. Il titolare della sala giochi, per allontanare gli aggressori aveva più volte fatto suonare l'allarme del locale. E quando i cinque lasciarono la sala giochi, chiamò il 113. Raccontò agli investigatori quello che era successo. Gli uomini del commissariato di Empoli non ci hanno messo molto a capire che dietro a quell'aggressione e a quel tentativo di estorsione poteva esserci altro. Le indagini, coordinate dal pm Cusani, si sono concluse ieri. Con l'arresto dei quattro.
I poliziotti di piazza Gramsci infatti, da un paio di anni, avevano messo gli occhi addosso a due bande di orientali che si erano fronteggiatre più volte in città. Anche a colpi di machete. Esplosioni di violenza, risse, botte. Ma il salto di qualità è stato proprio l'aggressione ai titolari della sala giochi. Il 10 aprile scorso, cinque cinesi erano entrati nel locale quando c'era ancora tanti clienti, tra i quali qualche italiano. Si erano avvicinati al proprietario, che aveva già rifiutato l'offerta di mettersi in affari con loro: creare una società per gestire i due locali di proprietà del quarantacinquenne dagli occhi a mandorla. A quel rifiuto, i cinque opposero la richiesta di 50mila euro per sanare un debito che il titolare della sala giochi avrebbe contratto con un loro conoscente. Ma il proprietario della sala giochi non aveva ceduto. Perché quel debito non era mai esistito. Lo aggredirono dapprima in due. Hongjun Luo e Junming Wen. Poi, non avendo ottenuto la somma richiesta, i due cinesi tornarono nel locale con altri tre connazionali, tra i quali il minorenne che aveva già collezionato una sfilza di denunce da far impallidire il magistrato. Denunce che andavano dallo spaccio di sostanze stupefacenti alla tentata estorsione. Il titolare della sala giochi, per allontanare gli aggressori aveva più volte fatto suonare l'allarme del locale. E quando i cinque lasciarono la sala giochi, chiamò il 113. Raccontò agli investigatori quello che era successo. Gli uomini del commissariato di Empoli non ci hanno messo molto a capire che dietro a quell'aggressione e a quel tentativo di estorsione poteva esserci altro. Le indagini, coordinate dal pm Cusani, si sono concluse ieri. Con l'arresto dei quattro.
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