La manifestazione
grosseto
Scoperti bancari, gli artigiani in rivolta
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SEGRETARIO Mauro Ciani«Caro cliente, ti informiamo che dal 1º luglio se il tuo conto va in rosso non ti faremo più pagare la commissione sul massimo scoperto. Ti presentiamo invece il conto per lo "scoperto di conto": 2 euro al giorno per ogni giorno di debito».
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GROSSETO. «Caro cliente, ti informiamo che dal 1º luglio se il tuo conto va in rosso non ti faremo più pagare la commissione sul massimo scoperto. Ti presentiamo invece il conto per lo "scoperto di conto": 2 euro al giorno per ogni giorno di debito».
Questo, in sostanza, il contenuto delle lettere che diverse banche hanno cominciato a inviare alle aziende grossetane e italiane circa tre settimane fa.
Una proposta di modifica unilaterale di contratto di conto corrente prevista dalla legge (tant'è che le banche la giustificano proprio come adeguamento alle nuove norme e atto di trasparenza), ma sulla quale pesa il sospetto di voler, in qualche modo, aggirare le regole per alzare le commissioni a carico dei clienti.
Il tariffario, che varia da istituto a istituto, rimane infatti esoso: se i 2 euro sono richiesti ai clienti della Cassa di Risparmio di Firenze, con un tetto di 100 euro al mese, per quelli del Monte dei Paschi il prezzo da pagare per il "corrispettivo sull'accordato" - questa la nuova dicitura partorita dagli uffici dell'istituto senese - è pari al 3,6 per cento.
«Una commissione tre volte superiore a quella applicata in precedenza - spiega Mauro Ciani, segretario generale di Confartigianato Grosseto - che era di norma compresa tra lo 0,225 e lo 0,75. Un fatto grave che non poteva essere trascurato».
Ma cosa ha spinto le banche a cambiare le carte in tavola? Lo scorso gennaio il decreto anti-crisi è diventato legge e, tra le novità, ha imposto alle banche di comunicare chiaramente l'importo delle commissioni da applicare nei casi in cui i clienti sconfinano i limiti dei fidi o mandano in rosso il conto corrente.
Fino ad allora, infatti, queste commissioni venivano calcolate ogni tre mesi e il correntista ne conosceva l'importo solo quando riceveva l'estratto conto.
«La ratio della legge è di stabilire in anticipo i costi di queste commissioni - spiega Ciani - ma in realtà le banche hanno colto la palla al balzo per sostituire le precedenti commissioni con altre più onerose e hanno introdotto nuove spese, come le commissioni per la mancanza o per la disponibilità dei fondi, contravvenendo allo spirito della legge. Nella nostra città fanno eccezione solo gli istituti di credito legati al territorio, come le Banche di credito cooperativo e la Popolare dell'Etruria e del Lazio, che hanno compresso i nuovi costi a carico delle imprese».
Il fatto ancora più grave, secondo Ciani, è che questo aumento cade in un periodo di grossa difficoltà per le aziende e rischia di mettere in seria difficoltà gli operatori economici. «Per questo abbiamo subito segnalato il caso al prefetto di Grosseto perché apra una sede opportuna di discussione nell'ambito dell'Osservatorio provinciale che vigila sulle relazioni tra banche e imprese, osservatorio che si trova presso la Prefettura. E tramite la nostra confederazione nazionale abbiamo anche informato il ministro dell'Economia Tremonti - spiega ancora Ciani - e non escludiamo di richiedere un intervento del garante della concorrenza e del mercato».
Anche le altre associazioni di categoria si stanno muovendo e il caso è balzato alla ribalta nazionale sabato scorso con un articolo in prima pagina sul Corriere della sera.
«La battaglia è partita da Grosseto - spiega Ciani - ma interessa tutte le aziende italiane e anche i privati cittadini. Sappiamo bene che anche le banche sono imprese e devono fare i propri interessi, ma con le difficoltà di accesso al credito che le aziende sperimentano ogni giorno ci si aspettava maggiore collaborazione. Niente, invece, è venuto fuori al tavolo nazionale aperto da tempo con l'Abi. Insomma, le cose sono state fatte nel momento peggiore e nel modo peggiore».
Francesca Ferri
Questo, in sostanza, il contenuto delle lettere che diverse banche hanno cominciato a inviare alle aziende grossetane e italiane circa tre settimane fa.
Una proposta di modifica unilaterale di contratto di conto corrente prevista dalla legge (tant'è che le banche la giustificano proprio come adeguamento alle nuove norme e atto di trasparenza), ma sulla quale pesa il sospetto di voler, in qualche modo, aggirare le regole per alzare le commissioni a carico dei clienti.
Il tariffario, che varia da istituto a istituto, rimane infatti esoso: se i 2 euro sono richiesti ai clienti della Cassa di Risparmio di Firenze, con un tetto di 100 euro al mese, per quelli del Monte dei Paschi il prezzo da pagare per il "corrispettivo sull'accordato" - questa la nuova dicitura partorita dagli uffici dell'istituto senese - è pari al 3,6 per cento.
«Una commissione tre volte superiore a quella applicata in precedenza - spiega Mauro Ciani, segretario generale di Confartigianato Grosseto - che era di norma compresa tra lo 0,225 e lo 0,75. Un fatto grave che non poteva essere trascurato».
Ma cosa ha spinto le banche a cambiare le carte in tavola? Lo scorso gennaio il decreto anti-crisi è diventato legge e, tra le novità, ha imposto alle banche di comunicare chiaramente l'importo delle commissioni da applicare nei casi in cui i clienti sconfinano i limiti dei fidi o mandano in rosso il conto corrente.
Fino ad allora, infatti, queste commissioni venivano calcolate ogni tre mesi e il correntista ne conosceva l'importo solo quando riceveva l'estratto conto.
«La ratio della legge è di stabilire in anticipo i costi di queste commissioni - spiega Ciani - ma in realtà le banche hanno colto la palla al balzo per sostituire le precedenti commissioni con altre più onerose e hanno introdotto nuove spese, come le commissioni per la mancanza o per la disponibilità dei fondi, contravvenendo allo spirito della legge. Nella nostra città fanno eccezione solo gli istituti di credito legati al territorio, come le Banche di credito cooperativo e la Popolare dell'Etruria e del Lazio, che hanno compresso i nuovi costi a carico delle imprese».
Il fatto ancora più grave, secondo Ciani, è che questo aumento cade in un periodo di grossa difficoltà per le aziende e rischia di mettere in seria difficoltà gli operatori economici. «Per questo abbiamo subito segnalato il caso al prefetto di Grosseto perché apra una sede opportuna di discussione nell'ambito dell'Osservatorio provinciale che vigila sulle relazioni tra banche e imprese, osservatorio che si trova presso la Prefettura. E tramite la nostra confederazione nazionale abbiamo anche informato il ministro dell'Economia Tremonti - spiega ancora Ciani - e non escludiamo di richiedere un intervento del garante della concorrenza e del mercato».
Anche le altre associazioni di categoria si stanno muovendo e il caso è balzato alla ribalta nazionale sabato scorso con un articolo in prima pagina sul Corriere della sera.
«La battaglia è partita da Grosseto - spiega Ciani - ma interessa tutte le aziende italiane e anche i privati cittadini. Sappiamo bene che anche le banche sono imprese e devono fare i propri interessi, ma con le difficoltà di accesso al credito che le aziende sperimentano ogni giorno ci si aspettava maggiore collaborazione. Niente, invece, è venuto fuori al tavolo nazionale aperto da tempo con l'Abi. Insomma, le cose sono state fatte nel momento peggiore e nel modo peggiore».
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