Proteste
empoli
Bimba esclusa dalla gita scolastica
Marco Pagli
◗
L?istituto scolastico Calasanzio La maestra non la vuole perché non ha studiato, il padre protesta, la scuola ci ripensa
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EMPOLI. Il concetto è lo stesso espresso nel ritornello di una celebre canzone di Adriano Celentano: «Chi non lavora non fa l'amore». Solo che questa volta a non impegnarsi nel suo lavoro quotidiano, lo studio, è stata una alunna di dieci anni. A cui, per ovvi motivi anagrafici, non sono stati proibiti i piaceri dell'amore ma una gita scolastica al museo archeologico di Firenze. La bambina, che frequenta le elementari all'istituto Calasanzio di Empoli, infatti, martedì scorso non aveva portato in classe i compiti di storia che le erano stati assegnati. Per questo la maestra ha deciso di infliggerle una punizione esemplare.
L'insegnante ha scritto una nota sul diario della bambina in cui spiegava che la punizione per questa intemperanza sarebbe stata l'esclusione dalla gita in programma ieri mattina. Inoltre la piccola sarebbe stata costretta a rimanere a casa. «La bambina non ha saputo ripetere la lezione di storia - recita la nota - e non ha portato la scheda del libro che era da consegnare per la scorsa settimana. Mercoledì, per punizione, non verrà in gita e dovrà stare a casa perché a scuola non ci sarà nessuno», con la firma dell'insegnante in calce.
Ma il padre non ha digerito la cosa e si è subito recato dalla maestra per protestare contro questo provvedimento, giudicato iniquo. A questo punto la scuola è tornata sulla sua decisione e la piccola ha potuto partecipare alla visita a Firenze insieme a tutti i suoi compagni. «Non si può punire così duramente una bambina - attacca il genitore - solo perché non ha fatto i compiti per casa e ha sbagliato un'interrogazione. E poi non capisco perché sarebbe dovuta rimanere a casa, era una umiliazione ulteriore. Senza contare che per mandare mia figlia a scuola io verso ogni mese 300 euro».
Anche il direttore dell'istituto Padre Romeo Piroli non approva a pieno la formula scelta dalla maestra per sanzionare la condotta negativa dell'alunna. «Io non sono stato direttamente informato della cosa - spiega Padre Piroli - ma mi sembra un provvedimento un po' esagerato. In verità è la prima volta che accade una cosa del genere: noi abbiamo molti studenti che hanno problemi nell'apprendimento. Tuttavia il nostro approccio in questi casi è sempre stato orientato verso la comprensione e l'aiuto, anche se spesso non è assolutamente facile. Detto questo io sono convinto che l'intento dell'insegnante non fosse certo quello di escludere la bambina da una iniziativa ma di cercare di stimolarla a una condotta migliore».
La docente si difende dalle accuse lanciate dal genitore della alunna e contrattacca. «Per quanto la nota sia stata dura - spiega - io avrei comunque portato la bambina alla gita. Il problema non è tanto questo, quanto il fatto che è ormai dall'inizio dell'anno scolastico che la mia allieva non svolge i compiti e che non studia. Inoltre da quattro anni a questa parte, da quando cioè sono la sua insegnante, non sono mai riuscita a incontrare i genitori. Speravo che questo avvertimento avrebbe responsabilizzato la bambina e l'avrebbe spinta a tenere una condotta scolastica migliore».
L'insegnante ha scritto una nota sul diario della bambina in cui spiegava che la punizione per questa intemperanza sarebbe stata l'esclusione dalla gita in programma ieri mattina. Inoltre la piccola sarebbe stata costretta a rimanere a casa. «La bambina non ha saputo ripetere la lezione di storia - recita la nota - e non ha portato la scheda del libro che era da consegnare per la scorsa settimana. Mercoledì, per punizione, non verrà in gita e dovrà stare a casa perché a scuola non ci sarà nessuno», con la firma dell'insegnante in calce.
Ma il padre non ha digerito la cosa e si è subito recato dalla maestra per protestare contro questo provvedimento, giudicato iniquo. A questo punto la scuola è tornata sulla sua decisione e la piccola ha potuto partecipare alla visita a Firenze insieme a tutti i suoi compagni. «Non si può punire così duramente una bambina - attacca il genitore - solo perché non ha fatto i compiti per casa e ha sbagliato un'interrogazione. E poi non capisco perché sarebbe dovuta rimanere a casa, era una umiliazione ulteriore. Senza contare che per mandare mia figlia a scuola io verso ogni mese 300 euro».
Anche il direttore dell'istituto Padre Romeo Piroli non approva a pieno la formula scelta dalla maestra per sanzionare la condotta negativa dell'alunna. «Io non sono stato direttamente informato della cosa - spiega Padre Piroli - ma mi sembra un provvedimento un po' esagerato. In verità è la prima volta che accade una cosa del genere: noi abbiamo molti studenti che hanno problemi nell'apprendimento. Tuttavia il nostro approccio in questi casi è sempre stato orientato verso la comprensione e l'aiuto, anche se spesso non è assolutamente facile. Detto questo io sono convinto che l'intento dell'insegnante non fosse certo quello di escludere la bambina da una iniziativa ma di cercare di stimolarla a una condotta migliore».
La docente si difende dalle accuse lanciate dal genitore della alunna e contrattacca. «Per quanto la nota sia stata dura - spiega - io avrei comunque portato la bambina alla gita. Il problema non è tanto questo, quanto il fatto che è ormai dall'inizio dell'anno scolastico che la mia allieva non svolge i compiti e che non studia. Inoltre da quattro anni a questa parte, da quando cioè sono la sua insegnante, non sono mai riuscita a incontrare i genitori. Speravo che questo avvertimento avrebbe responsabilizzato la bambina e l'avrebbe spinta a tenere una condotta scolastica migliore».
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