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Sacerdote accusato di un massacro

Sacerdote accusato di un massacro

Il viceparroco ruandese di Ponzano nel mirino dell'organizzazione African rights

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EMPOLI. Accusato di avere partecipato a un genocidio di ragazzi tutsi perpetrato dagli hutu nel 1994 in Ruanda in una scuola nel sud del paese. Ieri mattina il vice parroco della chiesa Madonna del Rosario di Ponzano, don Emmanuel Uwayezu, ha saputo che un’associazione non governativa African Rights aveva formulato nei suoi confronti questa terribile accusa. E, sempre da un sito internet, è venuto a conoscenza che c’era un dossier di nove pagine contro di lui. In passato le denunce dell’organizzazione hanno determinato l’apertura di diversi filoni d’inchiesta del tribunale penale internazionale sul genocidio ruandese. In questo caso, però, il vice-parroco di Ponzano ribalta le accuse e spiega che il giorno del massacro non era nel luogo in cui vennero uccisi gli studenti. Anzi più che carnefice si dichiara una vittima. Il sacerdote cattolico Emmanuel Uwayezu, come denuncia African Rights, sarebbe coinvolto nel massacro, il 7 maggio del 1994, «di più di ottanta giovani alunni fra i dodici e i venti anni» che studiavano nel complesso scolastico Misericordia di Maria, di cui era direttore, a Kibeho, nel sud del Ruanda.

«La mattina del 7 maggio 1994 - denuncia l’organizzazione non governativa che ha base a Londra - un gran numero di miliziani che brandivano machete e coltelli ha accerchiato gli alunni, la maggioranza dei quali si trovava nel refettorio. I gendarmi che erano stati piazzati per garantire la sicurezza dei ragazzi hanno sparato in aria invece di disperdere gli attaccanti». «Il massacro - prosegue il documento di African Rights - è quindi cominciato. Ad eccezione di un pugno di sopravissuti, gli studenti in maggioranza morirono, uccisi dai fucili o dalle granate dei gendarmi o dalle lance, le accette e i machete dei miliziani hutu. Padre Uwayezu - dice ancora l’Ong - è tornato a Kibeho diversi giorni dopo i massacri per fare in modo che i gendarmi impartissero un addestramento militare agli allievi hutu di sesso maschile affinché potessero cercare i sopravissuti».

African Rights fa infine appello alle autorità di Ruanda e Italia e alla Chiesa cattolica ruandese «perchè conducano proprie inchieste sulle gravi accuse contenute nel rapporto» e ricorda come un altro sacerdote che esercitava sotto falso nome in una parrocchia di Firenze, l’abate Atanasio Seromba, scovato nel 1999 da un’inchiesta-denuncia del Sunday Times, nel marzo dello scorso anno fu condannato all’ergastolo dal Tribunale penale internazionale sul genocidio ruandese. Intanto il parroco di Ponzano, don Salvatore Alfieri, ha spiegato di avere fiducia nei confronti del suo vicario. «E di essere rimasto stupito di queste accuse».

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