Il Tirreno

Empoli

La moda in ginocchio, 85 lavoratori a casa

Chiude la Manifattura di Stabbia, nuova mobilità alla Modyva

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EMPOLI. Sessantasei lavoratori a casa da maggio, altri 19 in bilico. E poi massiccio ricorso alla cassa integrazione straordinaria, da parte delle imprese artigiane. Il comparto moda, a Empoli, attraversa una delle crisi più nere degli ultimi anni. Il momento è difficile per tutti i settori, ma la moda, che a Empoli non riesce a fare sistema come a Prato se non in pochi casi isolati, è in ginocchio.
 L'annunciata chiusura della Manifattura di Stabbia e l'apertura della mobilità da parte della Modyva sono state l'occasione, per il segretario della Cgil Mario Batistini e per Daniele Cateni, della Filtea, per fare il punto della situazione e, al tempo stesso, lanciare un grido d'allarme.
 La Manifattura. L'azienda di Stabbia è messa male sul piano finanziario e 66 posti di lavoro sono a rischio. I dipendenti sono in cassa integrazione e in azienda adesso funzionano solo magazzino e amministrazione. Nei mesi estivi la proprietà doveva cercare soci che portassero liquidità o acquisissero l'azienda ma, al momento, non hanno trovato nessuno. «Ci hanno comunicato - spiega Daniele Cateni - che al termine della cassa integrazione, quindi a maggio 2009, chiuderanno l'attività. E 66 persone andranno a casa». I sindacati stanno così lavorando per trovare una collocazione alternativa ai lavoratori, fra l'altro tutti fra 40 e 50 anni, in una fascia di età in cui è difficile essere ricollocati. «L'azienda però - dice ancora Cateni - ha questo nuovo capannone, nel quale ha investito molto, fra l'altro compromettendo la propria situazione con l'esposizione finanziaria. Però è un patrimonio, visto che il magazzino è ad altissima tecnologia e può essere utilizzato anche per altri settori, compreso il commerciale. Quindi l'area potrebbe essere riqualificata, in modo da dare anche lavoro ai 66 dipendenti». Sulla difficile situazione della Manifattura il prossimo 28 ottobre, alle scuole di Stabbia, sarà fatto un consiglio comunale aperto. «Siamo preoccupati - dicono Rosanna Barbera, Antonio Filippi e Alessandro Calugi, della Rsu - perché abbiamo professionalità importanti nel settore, ma nessuno di noi è più giovanissimo. E un tempo, quando uscivi da un'azienda, bastava guardarsi intorno per ritrovare un posto. Ora non è più così. E ci sono sessanta famiglie in gioco».
 La Modyva. Anche l'azienda del Terrafino è in un momento difficile. Nel 2004 ci furono venti licenziamenti. Adesso la nuova procedura di mobilità è per 19 lavoratori, la metà dell'organico che è di 38 persone. Eppure circa un anno fa, quando girava voce di un ricorso alla cassa integrazione, l'azienda disse di essere "in piena salute". Dopo dodici mesi la salute, purtroppo, è passata e la proprietà pensa di licenziare 19 persone. «Non è solo un calo del fatturato - spiega Daniele Cateni, della Filtea -. La società ha problemi di liquidità e forse sta accusando un po' il cambio generazionale al vertice. La proprietaria (Maria Luisa Ceccarelli, ndr) non è più giovanissima e qualche problema è venuto fuori. Soprattutto siamo preoccupati che l'intenzione sia di abbandonare la produzione per fare solo commerciale».

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