Il Tirreno

Empoli

L'IMPRENDITORE CHE HA UCCISO IL LADRO

Spara contro il ladro in casa e lo uccide

Spara contro il ladro in casa e lo uccide

Imprenditore indagato per omicidio volontario

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 FUCECCHIO. Pare che da sei anni dormisse col revolver sotto il cuscino. Nel suo castelletto in aperta campagna sulle colline che da Galleno si affacciano dolci verso Lucca, i ladri erano già penetrati due volte, l’ultima nel 2006. Sei anni fa gli avevano rubato insieme alla Mercedes e a un po’ di gioielli pure la pistola. Lui l’aveva ricomprata e da allora aveva deciso di tenersela stretta, sempre a portata di mano. Una Magnum 357 a tamburo, marca Smith & Wesson, di quelle che non perdonano.
 Simone Barontini, 47 anni fucecchiese, imprenditore conciario, viveva nel terrore, ma forse non avrebbe mai pensato di usare quell’arma per davvero. E invece ieri mattina dalla canna della sua rivoltella sono partiti sei colpi. E sulle scale in mattoni rossi del suo appartamento è rimasto un uomo: si faceva chiamare Logi Prenge, aveva 38 anni, veniva da Tirana, professione ladro. Ma il nome è solo uno dei tanti che aveva fornito ai carabinieri. Le sue impronte digitali parlano di due decreti di espulsione alle spalle, il primo nel 1998 a Lodi, il secondo nel 2005, di un arresto per rapina a Treviso, di una serie di furti. Ora è in un frigorifero dell’istituto di medicina legale di Careggi, dove domani verrà effettuata l’autopsia.
 Il complice che lo attendeva fuori invece è sparito nel nulla: si è dileguato nei sedici ettari di parco della villa prima che i lampeggianti dei carabinieri illuminassero via Bigattiera e i boschi e i prati che la circondano. Erano da poco passate le 4 e mezzo di mattina: a chiamarli era stato proprio Barontini. Dopo aver sparato, è andato nell’appartamento attiguo al suo, dove vive la sorella col cognato. Insieme hanno preso il telefono e hanno fatto il 112. Ha risposto il comando di Lucca da cui l’allarme è stato girato a Empoli. In pochi minuti a Galleno sono arrivate gazzelle da Fucecchio, Cerreto Guidi, Empoli, Firenze, il camper del reparto investigazioni scientifiche del comando di Firenze, le ambulanze del 118. E poco dopo anche il magistrato di turno, Alessandra D’Amore.
 Barontini è stato interrogato a lungo. Era scosso, ma lucido. Insieme al suo avvocato, il legale empolese Antonio D’Orzi, ha fornito la sua versione. Prima in casa, poi nella palazzina in stile liberty che ospita la stazione dei carabinieri di Fucecchio. E il suo racconto sarebbe stato confermato anche dalla donna che ieri notte era con lui, Bina Gusan, una giovane moldava di 24 anni, che l’imprenditore frequentava da alcune settimane.
 Pochi minuti dopo le 11.30 Barontini è uscito dalla caserma accompagnato dalla sorella. Sono tornati a casa. È indagato per omicidio volontario. A piede libero. È chiaro che la ricostruzione di ogni dettaglio sarà fondamentale per definire la sua posizione. Soprattutto sarà fondamentale capire se i colpi sono stati mirati verso il ladro in fuga oppure se sono partiti nella concitazione del momento o quasi alla cieca nel timore che in casa ci fossero altri complici.
 Quel che appare certo è che tra l’imprenditore e il malvivente c’è stata una colluttazione. Erano circa le 4.30 quando Barontini è stato risvegliato dallo scricchiolìo del parquet e dal soffio del vento che gli ha accarezzato il volto. Si è alzato di scatto, ha visto la porta di camera aperta e un uomo accanto a lui, in piedi, a pochi passi dal suo letto. Il ladro era senza scarpe. Se l’era tolte prima di entrare nella villa, in modo da non far rumore. Indossava dei guanti grigi di lana, in modo da non lasciare impronte. Aveva una felpa con cappuccio e un paio di pantaloni con tasche. Nessuna arma con sè. Un professionista, secondo i carabinieri.
 Col suo complice dovevano aver studiato il colpo nei giorni precedenti. Semplicissimo introdursi nel parco, visto che il cancello viene sempre tenuto aperto. Semplicissimo anche entrare: i due hanno preso di mira una finestra della cucina, al pian terreno. Hanno forzato una persiana e la zanzariera della finestra della cucina. Hanno avuto anche la fortuna di trovare il vetro interno aperto: Barontini voleva far passare l’aria dopo una cena a base di pesce e così non aveva chiuso con la maniglia.
 Logi Prenge ha saltato la finestra, si è tolto le scarpe e ha setacciato il pian terreno della villa. Ha trovato subito il portafoglio dell’imprenditore, con carte di credito, documenti e alcune centinaia di euro e l’ha passato al suo complice, fuori. Poi ha arraffato in una valigetta 24 ore qualche oggetto d’argenteria e le chiavi di una Mercedes Classe A. Ma il bottino era misero. E così ha deciso di salire al primo piano della casa, dove l’imprenditore si trovava con la moldava in un appartamento attiguo e comunicante a quello della sorella e del cognato. In punta di piedi il ladro è entrato nella camera di Barontini. Ma il parquet l’ha tradito. L’imprenditore si è svegliato di soprassalto. Al buio è nata una colluttazione col malvivente. Barontini ha preso la pistola che aveva sotto il guanciale, è partito un colpo che si è infranto contro la parete. L’albanese è fuggito fuori dalla camera, è corso sulle scale. Barontini l’ha seguito. Nella concitazione ha sparato ancora: cinque colpi, tutto il caricatore. Uno è finito contro un muro. Gli altri quattro hanno crivellato il corpo di Logi Prenge che è stramazzato sugli scalini, stecchito.
Giulio Corsi

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