Il Tirreno

Empoli

Don Donato, hai sbagliato ma ti perdono

3 MINUTI DI LETTURA





Carissimo don Donato, ho visto il tuo fax e lo considero una richiesta di scuse. Per me il caso è chiuso. Vorrei però precisare che non è certamente alieno dallo stato clericale promuovere la causa dei poveri, - non è questo che ho affermato - bensì farlo partecipando in una tv commerciale nazionale ad un programma di intrattenimento e senza averne parlato col vescovo. È inutile dirti quanto mi sia dispiaciuto il tuo comportamento.
Son certo che tu sia stato in buona fede e non metto in discussione il tuo operato di parroco o la tua azione a favore dei poveri del mondo. In tutto questo hai la mia fiducia, la mia stima sincera e tutto il mio incoraggiamento.
Ti ritengo un buon sacerdote e sai che ti voglio un gran bene. Ciò non toglie la leggerezza con cui questa volta ti sei mosso, accettando di andare alla Corrida di Canale 5, senza sentire, non dico il dovere - ma almeno l'opportunità di consigliarti o col vicario o con me direttamente.
Non sarebbe stato bello che tu me ne avessi parlato per tempo, chiedendomi un parere, valutando con me la cosa? Non si dovrebbe far così in famiglia? Non si dovrebbe parlar sempre di ciò che si fa o si ha in mente di fare, soprattutto se avrà un'eco grande ben oltre la propria cerchia? È giusto che le cose io le abbia sapute dai giornali?
Entrando nel merito, come già ti ho detto a voce, ribadisco che il tipo di partecipazione che hai scelto non è consona al ministero sacerdotale ed è decisamente disapprovata dagli orientamenti della Conferenza Episcopale Italiana.
In effetti ti dovrebbe far pensare il fatto che non sono poi molti i preti presenti in tv a questi livelli, nonostante ce ne siano tanti in Italia, pieni di fantasia e ricchi di iniziative. Che c'è di male, mi hai detto: in fondo si tratta di una trasmissione per famiglie e bambini, per fare quattro risate, oltretutto con una finalità personale molto buona. Tutto vero, ma la questione è l'inopportunità della partecipazione da parte di un sacerdote.
Non sono le trasmissioni di intrattenimento di una tv commerciale, il nostro pulpito! In un mondo in cui tutto viene "spettacolarizzato" e commercializzato; dove si fanno carte false per una comparsa in tv e l'apparire in televisione sembra costituire per molti quasi lo scopo della vita; dove tutto viene strumentalizzato a tal fine, perché "si è in quanto si appare", proprio noi ministri del Signore, carissimo don Donato, dobbiamo dare esempio di "sobrietà mediatica", di un modo diverso di comportarci, libero dagli idoli del nostro tempo, e che rompa con la logica della superficialità e della banalizzazione imperante, alimentata spesso proprio dalla televisione.
Non basta un fine buono e lodevole a spezzare questa mentalità! A noi spetta dimostrare invece che si può vivere - e bene - anche senza apparire in tv. Lasciamo a laici cristiani ben formati di essere presenti e di operare per un uso buono del mezzo televisivo: è il loro mestiere e lo sanno fare meglio di noi!
Ti benedico.
Mons. Fausto Tardelli
Vescovo di San Miniato

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa