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Famiglie morose: decine gli sfratti in arrivo

Famiglie morose: decine gli sfratti in arrivo

Il Sunia all'attacco: «Il sindaco chieda al Prefetto di allentare la morsa»

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EMPOLI. Ormai è emergenza. Il problema-casa, a Empoli e nell'Empolese-Valdelsa, rischia di diventare un vero e proprio allarme sociale. Sono troppe le famiglie disperate, il Comune non potrà dare una risposta a tutte, perché il patrimonio pubblico, pur in costante crescita, è ancora piccola cosa rispetto alla richiesta. Solo in questo gelido mese di gennaio sono previsti dieci sfratti esecutivi, ma altrettanti sono dietro l'angolo. Nessun altro rinvio: una mattina la polizia busserà alla porta e inviterà ad andarsene. Gli agenti avranno la morte nel cuore, ma la legge è legge.
 Quasi tutti gli sfratti sono per morosità. Inquilini che non pagano l'affitto, anche da mesi. Difficile farlo, del resto, quando per due stanze in centro si chiedono 5-600 euro, quasi sempre più della metà dell'unico stipendio che entra in famiglia. E la morosità è come una scure. Lascia pochi margini: per legge, infatti, non dà punteggio per le case popolari e non dà diritto agli alloggi che il Comune ristrutturerà con il finanziamento regionale.
 Quest'anno, poi, è esploso un problema nuovo: sono decine le famiglie in difficoltà con il mutuo, magari preso alcuni anni fa. I tassi negli ultimi tempi sono saliti, la rata è cresciuta oltre la soglia di sopportazione. Così chi si trova con oltre 1000 euro al mese da versare non sa più come fare. O mangia, o paga il mutuo. Con le banche, però, non si scherza: se le rate saltano, la casa, spesso finanziata all'80 o al 100%, va all'asta. E non ci può essere dolore più grande per chi aveva sognato un'abitazione propria, la toccava con mano, ci viveva dentro.
 Appello al prefetto. Per questo il Sunia, il sindacato degli inquilini, nei giorni scorsi ha incontrato il sindaco Luciana Cappelli. Non ci sono case per tutti, è chiaro, ma almeno il primo cittadino può intercedere verso il Prefetto, per chiedere tempi più lunghi per l'esecuzione degli sfratti. «Qui da noi c'è un'efficienza anomala - denuncia Franco Belli, del Sunia -. In 12-14 mesi uno sfratto diventa esecutivo e arriva la forza pubblica. Eppure Empoli è l'unico Comune del Circondario "ad alta tensione abitativa". Altrove, penso alla fascia attorno a Firenze, ci vogliono 2 anni e mezzo, anche tre. Ecco, il sindaco potrebbe chiedere al Prefetto di allentare un po' la morsa, per consentirci di trovare delle soluzioni, almeno per i casi più disperati».
 Manca la programmazione. Il problema è che, nella nostra zona, non è mai stato possibile avere una programmazione degli sfratti. I tempi e gli elenchi sono nelle mani delle Corte d'Appello che non li fornisce al Comune, nonostante numerose richieste. «Se lo sapessimo qualche mese prima, ci muoveremmo in un altro modo - dice ancora Belli -. Il problema è che spesso conosciamo il problema solo dagli interessati e a pochi giorni dall'esecuzione. Vengono da noi solo quando sono disperati. Però è difficile, magari con una settimana di tempo, trovare una soluzione. Sono anni che proviamo ad avere gli elenchi, anche con il sindaco, ma non ci riusciamo».
 Molti morosi. Quasi tutti gli sfratti sono per morosità. Molti non pagano da mesi, accumulano debiti importanti. «Un tempo - spiega ancora Belli - quando c'era l'equo canone, la morosità era un po' sospetta. Gli affitti erano sopportabili. Adesso, però, ci sono famiglie che spendono per la casa oltre la metà dello stipendio. Capisco che non ce la facciano. Eppure la morosità li mette in grande difficoltà: non fa punteggio per le case popolari, non apre alcuna strada. E i 15 alloggi che il Comune di Empoli ristrutturerà con il finanziamento regionale (800mila euro, ndr) sono destinati, per legge, agli sfratti per "finita locazione". Impossibile darli ai morosi».
 I mutui. È l'altro grande fronte che si sta aprendo negli ultimi mesi. «Non sappiamo quantificarlo, ma i casi sono decine. Ci sono famiglie che si sacrificavano per pagare le rate. Ora sono aumentate, anche di 100-200 euro, e non ci riescono più. E le banche mettono la casa all'asta: non si scappa, per loro sono solo numeri. Poi, magari, chi la compra la riaffitta agli stessi che già ci vivevano dentro. Ma, a parte la botta per aver perso la casa che sentivano propria, alla fine la cifra di affitto non è così lontana dal mutuo. Insomma, in zona siamo sempre più vicini all'emergenza».

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di Redazione web