Sicurezza
Pranzo veloce, al bar il rincaro è già servito
Marco Fani Viola Fiore
Si sborsa come minimo 50 centesimi in più, la mappa dei posti che costano meno
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EMPOLI. Rincari per i clienti dei bar all'ora di pranzo. Il rientro dalle ferie sarà più amaro per il portafoglio dei consumatori. Dopo brioche e cappuccino, toccherà anche al caffè, la bevanda di più largo consumo. Mentre l'aumento ha già investito il settore del pranzo veloce, sempre più diffuso nei bar al posto del tradizionale pasto in famiglia o al ristorante. Sono molti i locali del centro che hanno adeguato le loro strutture alle esigenze dei consumatori che sempre più preferiscono pranzare velocemente e a costi “modici”. Al bar Sammontana il prezzo del buffet, da pochi giorni, è salito da 5,50 a 6 euro.
Per un piatto di pasta al pomodoro, un secondo freddo, acqua e caffè, ci vogliono in media poco più di 10 euro. Una cifra considerata onerosa dai clienti, che talvolta ripiegano su una sola portata come per esempio un'insalata di tonno. Ma i gestori ribattono che «tra costi di servizio, alimenti, tickets aziendali e tasse in tasca rimane ben poco. E i clienti non si rendono conto che non siamo al ristorante, anche se cerchiamo di migliorare costantemente i nostri standards di qualità ed adeguarci alle loro richieste».
Troppa concorrenza. «Negli ultimi dieci anni - spiega Piero Lelli, titolare dello storico Caffè Roma - i bar tradizionali hanno modificato la loro offerta per aggiudicarsi il nuovo mercato dei pranzi veloci. Un settore poco regolamentato e che sta producendo una concorrenza sempre più spietata che vanno a discapito della qualità. Tra un po' sarà possibile pranzare in cartoleria o in un negozio di biciclette. Scherzi a parte, da settembre proporrò piatti unici freddi al posto dei vari primi, per diminuire i costi e garantire, comunque, un prodotto di qualità».
Ticket aziendali. La fetta più grande della clientela sono i dipendenti aziendali che utilizzano i buoni pasto.
«Purtroppo - spiegano Sergio Nencioni del Vinegar e Antonella Cantini di Boccondoro - i tickets hanno un costo per noi gestori di circa il 10% sul totale consumato. I margini di guadagno si riducono ulteriormente, senza contare poi che per incassarli dobbiamo inviare i buoni per raccomandata e la riscossione avviene dopo 60 giorni».
Giovani delusi. C'è chi ha lasciato il Piemonte per investire a Empoli. È il caso di Marisabel Piovan, 23 anni, titolare insieme alla cognata del Vanilla in piazza Farinata degli Uberti. «Ho lasciato un posto fisso a Biella - racconta - per intraprendere questa avventura imprenditoriale. L'entusiasmo era tanto, così come la voglia di lavorare e mettersi in gioco. Purtroppo a distanza di cinque mesi sto cominciando a rimpiangere la mia vecchia professione». «Io ho abbassato i prezzi - continua Marisabel - a Empoli si fa ben poco per incentivare l'imprenditoria, soprattutto dei giovani. Le iniziative sono davvero poche e fatta eccezione per il Luglio empolese, la città è morta. Non credo che il nuovo piano del traffico migliorerà le cose: anzi, con la creazione del nuovo centro commerciale, dotato di parcheggio gratuito, i potenziali clienti si sposteranno sempre più verso Santa Maria».
Per un piatto di pasta al pomodoro, un secondo freddo, acqua e caffè, ci vogliono in media poco più di 10 euro. Una cifra considerata onerosa dai clienti, che talvolta ripiegano su una sola portata come per esempio un'insalata di tonno. Ma i gestori ribattono che «tra costi di servizio, alimenti, tickets aziendali e tasse in tasca rimane ben poco. E i clienti non si rendono conto che non siamo al ristorante, anche se cerchiamo di migliorare costantemente i nostri standards di qualità ed adeguarci alle loro richieste».
Troppa concorrenza. «Negli ultimi dieci anni - spiega Piero Lelli, titolare dello storico Caffè Roma - i bar tradizionali hanno modificato la loro offerta per aggiudicarsi il nuovo mercato dei pranzi veloci. Un settore poco regolamentato e che sta producendo una concorrenza sempre più spietata che vanno a discapito della qualità. Tra un po' sarà possibile pranzare in cartoleria o in un negozio di biciclette. Scherzi a parte, da settembre proporrò piatti unici freddi al posto dei vari primi, per diminuire i costi e garantire, comunque, un prodotto di qualità».
Ticket aziendali. La fetta più grande della clientela sono i dipendenti aziendali che utilizzano i buoni pasto.
«Purtroppo - spiegano Sergio Nencioni del Vinegar e Antonella Cantini di Boccondoro - i tickets hanno un costo per noi gestori di circa il 10% sul totale consumato. I margini di guadagno si riducono ulteriormente, senza contare poi che per incassarli dobbiamo inviare i buoni per raccomandata e la riscossione avviene dopo 60 giorni».
Giovani delusi. C'è chi ha lasciato il Piemonte per investire a Empoli. È il caso di Marisabel Piovan, 23 anni, titolare insieme alla cognata del Vanilla in piazza Farinata degli Uberti. «Ho lasciato un posto fisso a Biella - racconta - per intraprendere questa avventura imprenditoriale. L'entusiasmo era tanto, così come la voglia di lavorare e mettersi in gioco. Purtroppo a distanza di cinque mesi sto cominciando a rimpiangere la mia vecchia professione». «Io ho abbassato i prezzi - continua Marisabel - a Empoli si fa ben poco per incentivare l'imprenditoria, soprattutto dei giovani. Le iniziative sono davvero poche e fatta eccezione per il Luglio empolese, la città è morta. Non credo che il nuovo piano del traffico migliorerà le cose: anzi, con la creazione del nuovo centro commerciale, dotato di parcheggio gratuito, i potenziali clienti si sposteranno sempre più verso Santa Maria».
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