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Fucecchio, abbattuto il casotto dell’eccidio

Fucecchio, abbattuto il casotto dell’eccidio

Polemica per la cancellazione di uno dei simboli degli orrori del nazismo. Il proprietario aveva i permessi

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FUCECCHIO. Il casotto del Criachi, almeno per il momento, non c’è più. Nei giorni scorsi, quello che rappresenta un simbolo del rapporto tra uomo e la splendida area naturalistica del Padule è stato abbattuto. Era così caratteristico che la sua immagine è stata utilizzata anche sui poster del Comune di Monsummano. Certo, sarà ricostruito, identico al vecchio casotto ma strutturalmente più solido, ma questo non basta ad evitare le polemiche. L’edificio ha anche un forte significato storico, essendo stato uno dei teatri dell’eccidio del 23 agosto 1944. Tre delle 175 vittime della strage nazista (Fioravante Criachi, Giulio Criachi e Gina Giuntoli Criachi) vivevano nel casotto, e qui furono uccisi. Un episodio riportato anche nella lapide che si trovava sull’edificio, lapide che è stata rimossa per essere poi ricollocata sull’edificio che sarà costruito.

E parte proprio da qui la segnalazione, arrivata in redazione, da alcuni escursionisti che - durante una passeggiata in Padule - hanno avuto la brutta sorpresa di trovarsi di fronte alle macerie del casotto: «Quando la lapide sarà rimessa al suo posto chi verrà qui crederà di trovarsi di fronte all’edificio che fu testimone di quegli eventi, ma non sarà così». Il casotto, in prossimità del porto delle Morette ma, per pochissimi metri, nel territorio del Comune di Fucecchio, appartiene a un privato, residente a Larciano che ha deciso (legittimamente) di ricostruire l’edificio fatiscente. Ma la polemica, sottolineano gli stessi escursionisti, non è assolutamente rivolta verso il proprietario, bensì verso le istituzioni che hanno consentito quell’intervento: «Il padrone del casotto non ha nessuna colpa.

Visto che, come dimostrano i cartelli appesi, gli è stato concesso il permesso, ha fatto bene a fare i lavori, era un suo pieno diritto. Per quanto incredibile, infatti, sembra che non esistano particolari vincoli, se non di tipo paesaggistico, per questi edifici. Ma possibile che tra Comune, Provincia o Circondario Empolese nessuno si sia posto il problema di tutelare quello che, in fondo, è un pezzo della nostra storia? Se come pare il casotto stava cadendo a pezzi perché, invece di buttare tutto giù e ricostruire, non si è cercato di fare un intervento di consolidamento? In fondo non crediamo sarebbe stata un’impresa: non si trattava certo di ristrutturare un grattacielo».

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di Redazione web