Finanza
«A Stabbia è impossibile dormire»
Esposto al sindaco con 60 firme, ma dal municipio nessuna risposta. «La piazza pubblica nella zona industriale è diventata un deposito di camion e container»
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CERRETO GUIDI. C'è una zona a Stabbia dove è impossibile dormire, perché dalle 4 la mattina fino alla mezzanotte, sei giorni su sette, c'è un continuo via-vai di camion che caricano e scaricano di tutto. C'è una zona a Stabbia dove una piazza pubblica è diventata un parcheggio di tir, costellato di buche polvere e smog, e pure pericolosa da transitare. C'è una zona a Stabbia dove i cittadini - da due anni a questa parte - sono sul piede di guerra contro un'amministrazione comunale «sorda», a loro dire, a cui nell'agosto 2006 hanno pure scritto una lettera (con 60 firme) che però non ha mai avuto risposte.
È la zona industriale, cresciuta molto - per fortuna dell'economia locale - negli ultimi anni, ma ancora abitata da numerose famiglie. Che da tempo chiedono più rispetto per la loro quiete e sognano di poter conciliare le esigenze produttive delle aziende presenti con le loro esigenze di cittadini residenti.
Proprio un anno fa in sessanta scrissero una lettera al sindaco di Cerreto, Carlo Tempesti, al direttore dell'Asl Reggiani, all'Arpat. In cui si evidenziavano una serie di problemi dovuti al continuo passaggio e alla sosta in una piazza pubblica (che in verità somiglia di più a un piazzale) di enormi camion. In quelle righe accalorate si evidenziavano «i prolungati e continui disturbi della quiete pubblica, le nuvole di polvere alzate di continuo, gli avvallamenti e le rotture del fondo stradale, che dal 2005 interessavano i residenti della zona industriale di Stabbia». Era una lettera-esposto che seguiva numerose telefonate, appelli, richieste di incontri. Ma quella lettera - inviata il 2 agosto del 2006 - così come le telefonate non ha mai ricevuto risposta. L'unico ente che si è mosso è stato l'Arpat che, nel febbraio di quest'anno, ha scritto sia ai firmatari dell'esposto che al sindaco Tempesti. Sottolineando che “nelle problematiche evidenziate dall'esposto non si ravvisano aspetti di competenza di questa agenzia”. Come dire, spetta all'amministrazione comunale e ai vigili eventualmente intervenire, l'Arpat non c'entra niente.
Nessuno però, da allora, si è mai mosso. E allora i cittadini, adesso che sta passando un anno da quella lettera, hanno deciso di riprendere la battaglia denunciando i loro disagi e le loro ragioni al giornale: «Il disagio ormai da molto tempo è diventato insostenibile. Nella piazza comunale, subito all'ingresso della zona industriale di Stabbia in via della Repubblica, molti camion con ritmi ormai continui, abbandonano rumorosamente il loro rimorchio a terra (o su ruote quando va bene), per poi riagganciarlo in un secondo momento, per effettuare il carico e scarico di merci ad una ditta ubicata nella vicinanza. Questi camion creano rumori assordanti, alzano polvere, inquinano. Più di una volta abbiamo protestato ma nessuno ha mai provveduto. Ci chiediamo come mai ad alcune persone tutto è permesso. Perché nessuno controlla. Perché nessuno neanche ci risponde. La notte i camion entrano veloci nella piazza, tengono i loro camion accesi per molte ore. È lecito? Vorremmo delle risposte».
G.C.
È la zona industriale, cresciuta molto - per fortuna dell'economia locale - negli ultimi anni, ma ancora abitata da numerose famiglie. Che da tempo chiedono più rispetto per la loro quiete e sognano di poter conciliare le esigenze produttive delle aziende presenti con le loro esigenze di cittadini residenti.
Proprio un anno fa in sessanta scrissero una lettera al sindaco di Cerreto, Carlo Tempesti, al direttore dell'Asl Reggiani, all'Arpat. In cui si evidenziavano una serie di problemi dovuti al continuo passaggio e alla sosta in una piazza pubblica (che in verità somiglia di più a un piazzale) di enormi camion. In quelle righe accalorate si evidenziavano «i prolungati e continui disturbi della quiete pubblica, le nuvole di polvere alzate di continuo, gli avvallamenti e le rotture del fondo stradale, che dal 2005 interessavano i residenti della zona industriale di Stabbia». Era una lettera-esposto che seguiva numerose telefonate, appelli, richieste di incontri. Ma quella lettera - inviata il 2 agosto del 2006 - così come le telefonate non ha mai ricevuto risposta. L'unico ente che si è mosso è stato l'Arpat che, nel febbraio di quest'anno, ha scritto sia ai firmatari dell'esposto che al sindaco Tempesti. Sottolineando che “nelle problematiche evidenziate dall'esposto non si ravvisano aspetti di competenza di questa agenzia”. Come dire, spetta all'amministrazione comunale e ai vigili eventualmente intervenire, l'Arpat non c'entra niente.
Nessuno però, da allora, si è mai mosso. E allora i cittadini, adesso che sta passando un anno da quella lettera, hanno deciso di riprendere la battaglia denunciando i loro disagi e le loro ragioni al giornale: «Il disagio ormai da molto tempo è diventato insostenibile. Nella piazza comunale, subito all'ingresso della zona industriale di Stabbia in via della Repubblica, molti camion con ritmi ormai continui, abbandonano rumorosamente il loro rimorchio a terra (o su ruote quando va bene), per poi riagganciarlo in un secondo momento, per effettuare il carico e scarico di merci ad una ditta ubicata nella vicinanza. Questi camion creano rumori assordanti, alzano polvere, inquinano. Più di una volta abbiamo protestato ma nessuno ha mai provveduto. Ci chiediamo come mai ad alcune persone tutto è permesso. Perché nessuno controlla. Perché nessuno neanche ci risponde. La notte i camion entrano veloci nella piazza, tengono i loro camion accesi per molte ore. È lecito? Vorremmo delle risposte».
G.C.
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