Il Tirreno

Empoli

Garinei: questo teatro è un gioiello, riapriamolo

Il direttore del Sistina di Roma fa una proposta al Comune: «Ci aiuti a farlo tornare a vivere»

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L’orologio segna le 12.15 quando Francesco Beconcini, figlio di Giuseppina Morelli, apre i portoni del teatro Excelsior. Quasi due anni dopo l’ultima chiusura, praticamente quattro anni dopo la fine dei porno-spettacoli dei De Pasquale, le luci tornano ad accendersi dentro la platea, a illuminare la galleria, a fare capolino su quel palco largo sedici metri e profondo otto e le mille poltroncine in velluto chiaro tornano a sentire le voci e i passi di qualcuno.

Le luci sono quelle della strada e dei giardini che stanno sul retro, perché la corrente elettrica è staccata da un pezzo. E quel qualcuno si chiama Enzo Garinei, direttore artistico del Sistina di Roma, il palcoscenico più ambito da qualunque compagnia teatrale si esibisca in Italia. Accanto a Garinei c’è Giorgio Ariani, erede di Alberto Sordi come voce di Olio, ormai cerretese d’adozione, l’uomo che ha convinto il direttore del Sistina a venire a Fucecchio, a pensare a una soluzione per far rinascere l’Excelsior. E con loro c’è Alessandro Sassetti, fucecchiese doc, uomo di teatro, amico di Ariani e di Garinei.

Ad accompagnarli è proprio Francesco Beconcini, uno dei successori di Guiduccio Morelli, storico proprietario della struttura. E c’è anche Carlo Paci, addetto stampa del Comune. Lo ha mandato il sindaco Toni. «Perché l’operazione di rinascita dell’Excelsior - come ha detto almeno dieci volte Garinei - se sarà fatta, dovrà vedere in prima fila accanto agli sponsor privati e magari locali proprio l’amministrazione comunale». Accadrà? Sicuramente un sasso nello stagno è stato lanciato e il dibattito ora è veramante iniziato. Sono le 12.15, in via Battisti. Mentre Beconcini apre i portoni in vetro scuro, Garinei si ferma un attimo sul marciapiede, guarda la strada, chiede come si chiama. «Via Battisti - gli dicono - una delle strade principali del paese». Poi guarda l’esterno del teatro, sembra quasi immaginare come potrebbe essere la facciata di quel teatro, come potrebbero venir riempite le cornici vuote appese al cemento grigio: «È veramente imponente, sapete quante città hanno un teatro del genere in Italia? Pochissime - esclama -. Pensate quanta pubblicità, quante locandine colorate potremmo appendere qua fuori, quanti spettacoli potremmo annunciare».

Il direttore del Sistina sale gli scalini, entra nel foyer, cammina sul lynoleum nero e ingobbito, tra la polvere accumulata in due anni di buio, due manifesti in cui sono immortalate ballerine completamente e l’imponenza di una sala che ha una storia, che ha visto recitare gente come Bramieri, Manfredi, come lo stesso Garinei. «Ci sono stato anch’io e me lo ricordo bene», confida. Poi entra pian piano all’interno. Uno abituato al Sistina avrebbe poco da stupirsi. E invece Garinei si entusiasma come un bambino. «Io vedo sale tutti i giorni, in tutta Italia, ma questo è veramente un edificio fatto apposta per il teatro. Guardate la platea, ha il giusto dislivello perché anche dal fondo sembri di essere sul palco. E poi 1000 posti sono tantissimi, non li ha neanche Manzoni di Milano. Lo stesso Sistina ne fa 1500».

Fa qualche passo, Garinei, arriva al palco. «Giorgio - dice, chiamando Ariani - guarda quanto è alto: qui le scene si alzano e si abbassano senza problemi. E i camminatoi laterali per i tecnici sono perfetti. Ce ne fossero palchi così, in giro». Francesco Beconcini sorride, ripensa al nonno, al sogno di dare a Fucecchio un teatro vero. «Era stato progettato nei minimi dettagli e si vede - dice -. Anche per la nostra famiglia è un peccato vederlo chiuso, in queste condizioni. Speriamo che l’interessamento di uno come Garinei possa smuovere qualcosa».

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